La Banca centrale europea ha lanciato un avvertimento dopo la segnalazione, in Italia, di frodi costruite usando il nome e il logo dell’istituzione. I truffatori contattano le potenziali vittime per telefono o via e-mail, presentandosi come dipendenti del Sistema europeo di vigilanza finanziaria e chiedendo il versamento di imposte oppure oneri necessari, a loro dire, per recuperare perdite subite nel trading online. L’indicazione della BCE è netta: il SEVIF non richiede mai pagamenti.
L’allarme riguarda anche l’impiego dell’intelligenza artificiale, che consente di produrre comunicazioni false dall’aspetto sempre più realistico. Video, siti Internet e telefonate possono simulare la presenza di membri del personale della BCE impegnati a promuovere programmi di investimento. La capacità di riprodurre volti, voci e ambienti digitali credibili rende così più difficile riconoscere immediatamente l’inganno, soprattutto quando il contatto utilizza simboli istituzionali e un linguaggio apparentemente professionale.
Lo schema non si limita a un singolo canale. In alcuni casi, i responsabili si presentano come componenti del Comitato esecutivo o come membri dello staff della banca centrale. In altri creano profili social falsi attribuiti agli stessi esponenti, utilizzandoli per pubblicizzare investimenti. La frode combina quindi appropriazione dell’identità, imitazione della comunicazione ufficiale e pressione economica sulla vittima, sfruttando l’autorevolezza associata all’istituzione.
Un’altra modalità prevede il contatto da parte di un sedicente dipendente della BCE, che sostiene di essere in possesso del denaro del risparmiatore. La richiesta successiva può passare attraverso un falso sito di online banking oppure un inesistente servizio clienti dell’Eurotower. L’interfaccia digitale diventa parte della messa in scena: non serve soltanto a raccogliere il pagamento, ma anche a conferire una parvenza di legittimità all’intera operazione.
Le motivazioni addotte cambiano a seconda dello schema. I truffatori possono affermare che la BCE stia bloccando un trasferimento di fondi, raccogliendo depositi o gestendo pagamenti legati all’acquisto e all’incasso di Bitcoin e altre criptoattività. In altri casi promettono di recuperare somme sottratte in precedenti frodi. Quest’ultima formula intercetta persone già danneggiate, alle quali viene prospettata una soluzione subordinata però a un nuovo versamento.
La BCE richiama l’attenzione anche su soggetti che dichiarano di lavorare per società incaricate dall’istituzione di recuperare denaro perso in truffe. L’uso di presunti intermediari amplia il perimetro dell’inganno e permette ai criminali di assumere identità diverse senza abbandonare il richiamo alla banca centrale. Il punto di verifica resta la richiesta economica: né il SEVIF né presunte strutture collegate devono essere considerati credibili quando domandano imposte, commissioni o oneri per sbloccare o recuperare fondi.
In presenza di un sito che appare riconducibile alla BCE ma suscita dubbi, l’istituzione invita a trasmettere una segnalazione all’Eurotower mediante il modulo per la richiesta di informazioni. Se la frode è già avvenuta, l’indicazione è di denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine. La verifica deve precedere qualsiasi pagamento, soprattutto quando la comunicazione promette il recupero di perdite oppure impone un versamento come condizione per ottenere denaro.
Il quadro descritto mostra come l’AI possa rafforzare tecniche di impersonificazione già basate su loghi, nomi ufficiali, chiamate ed e-mail. La qualità realistica dei contenuti non certifica l’identità di chi comunica né l’autenticità dell’offerta. Per risparmiatori e imprese, la difesa passa dalla verifica attraverso i canali istituzionali, dal rifiuto delle richieste di pagamento e dalla segnalazione tempestiva: l’apparenza professionale di un video, di una voce o di un portale non costituisce una garanzia.