Scenario Trump riduce i dazi: tregua nella guerra commerciale
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06/01/2026

Cina e accordo USMCA rappresentano casi speciali legati a sicurezza e politiche commerciali

Trump riduce i dazi: tregua nella guerra commerciale

Il panorama dei dazi commerciali statunitensi sta finalmente trovando un equilibrio dopo mesi di incertezza che hanno scosso il mondo imprenditoriale. A dirlo è Brian Moynihan, amministratore delegato di Bank of America, che in un'intervista rilasciata al programma televisivo "Face the Nation" della CBS ha tracciato un quadro della situazione attuale della politica commerciale americana. Secondo il banchiere, le turbolenze che hanno caratterizzato i primi mesi dell'amministrazione Trump stanno gradualmente lasciando spazio a regole più chiare e prevedibili per le aziende.

Dalla confusione di aprile alla stabilizzazione attuale

Lo scenario ad aprile appariva caotico e difficilmente interpretabile. Le piccole e medie imprese americane si trovavano in uno stato di profondo disorientamento, incapaci di comprendere dove sarebbe approdata la strategia commerciale del presidente. L'effetto shock sui decision maker aziendali era palpabile, racconta Moynihan, ricordando quel periodo di massima incertezza.

Dopo il ritorno alla presidenza, Donald Trump ha implementato un sistema complesso di tariffe: una baseline del 10% sulle importazioni in generale, con aliquote maggiorate per specifici paesi e prodotti particolari come le automobili. Inizialmente questo approccio ha paralizzato la pianificazione aziendale e le decisioni d'acquisto, ma oggi la situazione appare più definita.

Il nuovo assetto tariffario al 15%

Le analisi condotte dal team interno di Bank of America indicano che i negoziati hanno portato a una convergenza verso un'aliquota standard di circa il 15% per gran parte dei paesi coinvolti. Tassi più elevati vengono riservati solo alle nazioni che si rifiutano di acquistare beni americani o di rimuovere barriere commerciali non tariffarie.

Tariffe al 15% per la maggior parte dei paesi: l'impatto non sarà enorme

Il passaggio dal 10% iniziale al 15% per la maggioranza degli stati non rappresenta un incremento devastante, sostiene il CEO. Questa stabilizzazione segna, secondo le valutazioni degli esperti della banca, l'inizio di una fase di de-escalation della tensione commerciale globale.

L'eccezione cinese e le questioni di sicurezza nazionale

La Cina però costituisce un capitolo a parte nell'architettura tariffaria americana. Moynihan è stato esplicito nel sottolineare come il gigante asiatico vada trattato con parametri completamente differenti. Gli interessi di sicurezza nazionale legati alle terre rare, ai magneti, alle batterie e all'intelligenza artificiale rendono il rapporto commerciale con Pechino una questione strategica ben distinta dalle normali trattative commerciali.

Anche il commercio nordamericano segue una dinamica propria. L'accordo USMCA, che deve essere rivisto e rinnovato, rappresenta un altro caso speciale nella mappa delle relazioni commerciali statunitensi. La revisione programmata per il prossimo anno aggiunge un ulteriore elemento di complessità al quadro generale.

Le sfide reali per le piccole imprese

Nonostante la riduzione dei tassi d'interesse nell'ultimo anno, le aziende di dimensioni ridotte si trovano oggi ad affrontare problematiche diverse rispetto alle percentuali tariffarie. La vera emergenza per molti imprenditori riguarda la disponibilità di manodopera: riuscire a trovare lavoratori per onorare i contratti e portare avanti l'attività quotidiana è diventata la priorità principale.

Le politiche sull'immigrazione rappresentano una fonte di preoccupazione concreta per il tessuto imprenditoriale americano. Non si tratta necessariamente di accordo o disaccordo con le scelte governative, precisa Moynihan, ma della necessità di avere risposte chiare e definitive. Le imprese hanno bisogno di certezze per poter pianificare il futuro e prendere decisioni strategiche informate.

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