ByteDance ha finalizzato la cessione dell'80,1% di TikTok a una cordata di investitori americani guidata da Oracle di Larry Ellison, il fondo di private equity Silver Lake e il fondo sovrano emiratino MGX, chiudendo così una vicenda normativa durata cinque anni. L'accordo, annunciato giovedì, scongiura il bando definitivo della piattaforma negli Stati Uniti e crea una nuova entità a maggioranza statunitense, con ByteDance che mantiene una quota residua del 19,9%.
L'operazione rappresenta un compromesso tra le pressioni del Congresso americano per la sicurezza nazionale e gli interessi economici legati a una piattaforma che conta centinaia di milioni di utenti negli Stati Uniti. La legge approvata nel 2024 sotto l'amministrazione Biden imponeva la cessione o il divieto totale dell'app, con la Corte Suprema che ha confermato tale orientamento a gennaio 2025. Donald Trump, però, fin dal primo giorno del suo secondo mandato ha sospeso l'applicazione del bando, avviando negoziati che hanno portato all'attuale assetto societario.
La nuova struttura prevede un consiglio di amministrazione di sette membri, in maggioranza americani ed esperti di sicurezza informatica e nazionale, come stabilito da un ordine esecutivo firmato da Trump a settembre. La governance include rappresentanti di Oracle, Silver Lake, MGX e TPG, oltre all'amministratore delegato di TikTok Shou Zi Chew. Adam Presser, ex responsabile delle operazioni globali e della sicurezza della piattaforma, assumerà il ruolo di CEO della nuova entità statunitense.
Oracle, Silver Lake e MGX deterranno ciascuna il 15% della nuova società, mentre anche il fondo di investimento di Michael Dell, fondatore miliardario di Dell Technologies, figura tra gli investitori. Oracle in particolare avrà il compito di supervisionare l'algoritmo di raccomandazione dei video, che verrà riaddestrato utilizzando esclusivamente dati di utenti statunitali per garantire che il feed di contenuti sia "libero da manipolazioni esterne", secondo quanto dichiarato da Shou Zi Chew.
Restano tuttavia interrogativi sostanziali sulla reale indipendenza tecnologica dell'operazione. Il regolatore cinese per la cybersicurezza ha infatti precisato che qualsiasi accordo su TikTok negli Stati Uniti includerebbe "licenze e altri diritti di proprietà intellettuale", lasciando intendere che la Cina mantiene il controllo sull'algoritmo originale. Questa ambiguità solleva dubbi sull'efficacia delle misure di sicurezza promesse e sulla capacità dell'entità americana di operare in modo veramente autonomo rispetto alla casa madre cinese.
Le preoccupazioni del Congresso americano si concentrano da anni sulla sicurezza dei dati degli utenti, con il timore che il governo cinese possa utilizzare la piattaforma per raccogliere informazioni sensibili su cittadini americani. ByteDance ha sempre respinto queste accuse, ma la legislazione del 2024 vietava espressamente al gruppo cinese di mantenere legami operativi con una versione statunitense di TikTok. La legge tuttavia delegava al presidente l'autorità di stabilire se un accordo rispetta i requisiti normativi, lasciando spazio alla soluzione negoziale ora raggiunta.
Trump ha ringraziato pubblicamente il presidente cinese Xi Jinping "per aver lavorato con noi e, alla fine, approvato l'accordo", sottolineando il carattere geopolitico dell'operazione. Un funzionario della Casa Bianca ha confermato che sia il governo cinese che quello statunitense hanno dato il via libera all'intesa, mentre un portavoce dell'ambasciata cinese ha dichiarato a Politico che la posizione del paese su TikTok è stata "coerente e chiara", senza fornire ulteriori dettagli.
La minaccia di un bando aveva scatenato un'ondata di proteste negli Stati Uniti da parte di influencer e creator che dipendono economicamente dalla piattaforma. L'accordo preserva dunque un ecosistema che coinvolge migliaia di professionisti della comunicazione digitale e rappresenta una componente significativa dell'economia dei contenuti online. Resta da verificare se l'assetto ora definito risponderà effettivamente alle esigenze di sicurezza nazionale statunitensi o se si rivelerà un compromesso di facciata, con implicazioni ancora incerte per la sovranità digitale e la tutela dei dati personali in un contesto di crescente frammentazione tecnologica tra blocchi geopolitici contrapposti.