Opinioni Europa e Asia regolano le stablecoin, gli USA esitano
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11/02/2026

La Casa Bianca riunisce banche e settore crypto per discutere se le stablecoin possano offrire rendimenti, con il CLARITY Act in bilico tra approvazione e rinvio.

Europa e Asia regolano le stablecoin, gli USA esitano

La Casa Bianca ha convocato lunedì 2 febbraio un incontro a porte chiuse con rappresentanti del settore bancario tradizionale e delle associazioni cripto per affrontare una questione apparentemente tecnica ma dalle conseguenze sistemiche: le stablecoin dovrebbero essere autorizzate a distribuire rendimenti ai loro detentori? La riunione nasce dalla necessità di fornire ai legislatori un quadro analitico capace di riconoscere la diversità funzionale di questi strumenti digitali, senza compromettere la stabilità del sistema finanziario esistente. Al centro del dibattito si colloca l'approvazione del CLARITY Act, la cui tempistica appare sempre più incerta.

Il tema ha assunto una rilevanza tale che gli analisti di Citi hanno rilevato crescenti probabilità che l'approvazione della normativa slitti oltre il 2026, anche se permane la possibilità di un via libera già quest'anno. La posta in gioco travalica la semplice regolamentazione di un prodotto finanziario emergente: si tratta di definire se le stablecoin rappresentino denaro digitale, una sorta di narrow bank, un fondo monetario o un ibrido completamente nuovo, con implicazioni profonde per la creazione di credito e la stabilità dei depositi bancari.

Le tensioni si concentrano su linee di frattura ben definite tra incumbent e nuovi operatori. Le banche tradizionali premono sui legislatori affinché vengano vietate le "ricompense" sulle stablecoin che assomigliano a interessi sui depositi, sostenendo che tali meccanismi potrebbero accelerare la fuga dei depositi e mettere sotto pressione la capacità del sistema bancario di erogare credito. Dal versante opposto, le società cripto ribattono che il rendimento costituisce una funzionalità che i clienti si aspettano in un contesto di tassi elevati, e che un divieto rischierebbe di spingere l'innovazione verso giurisdizioni estere, consolidando le posizioni dominanti esistenti.

La battaglia si concentra sul fatto che le banche chiedono di fermare le ricompense sulle stablecoin che assomigliano agli interessi sui depositi, mentre le società cripto sostengono che il rendimento è la caratteristica che i clienti già si aspettano in un mondo ad alto tasso di interesse

Il ruolo globale del dollaro amplifica le conseguenze delle scelte normative domestiche americane, rendendo la questione ancora più delicata. Secondo quanto emerso dallo studio "Chain Reaction: Regulatory Clarity as the Catalyst for Blockchain Adoption" condotto da PYMNTS Intelligence e Citi, il prossimo salto evolutivo della blockchain sarà plasmato dalla regolamentazione, con linee guida in evoluzione che iniziano a creare le fondamenta per un'adozione sicura e scalabile, nonostante le complessità implementative continuino a complicare i progressi.

L'Unione Europea ha optato per un approccio rigido con il regolamento MiCA (Markets in Crypto-Assets), che distingue tra token riferiti ad attività, token di moneta elettronica e altri cripto-asset. La risposta europea alla questione del rendimento è inequivocabile: le stablecoin orientate ai pagamenti non devono comportarsi come prodotti di risparmio. MiCA vieta esplicitamente gli interessi legati alla detenzione del token per la maggior parte delle stablecoin ancorate a valute fiat, mentre consente rendimenti solo all'interno di categorie regolamentate consolidate come fondi o titoli, dove divulgazioni e controlli prudenziali sono più definiti.

Il framework europeo incorpora inoltre un percorso di escalation supervisoria: quando le stablecoin raggiungono dimensioni sufficienti a essere considerate "significative", l'onere di sorveglianza si intensifica. La scommessa di Bruxelles è che l'innovazione nei pagamenti non richieda la remunerazione dei detentori, e che la funzione di rendimento debba risiedere in veicoli di investimento che i consumatori già riconoscono come portatori di rischio.

MiCA tratta le stablecoin fiat mainstream come token riferiti ad attività o token di moneta elettronica, vietando gli interessi legati alla detenzione del token

Hong Kong aveva raggiunto una destinazione relativamente simile attraverso un modello di licenze supervisionato dall'Hong Kong Monetary Authority, che prevedeva il pagamento di interessi o rendimenti ai detentori in base al periodo di detenzione o al valore del token. Le autorità cinesi, inclusa la Banca Popolare Cinese e la Cyberspace Administration of China, avrebbero però ordinato alle società di sospendere i progetti di lancio di stablecoin, modificando il percorso originariamente tracciato.

Negli Emirati Arabi Uniti, il Payment Token Services Regulation framework proibisce interessi o benefici correlati alla durata di detenzione di un token di pagamento, restringendo anche design ad alto rischio come le stablecoin algoritmiche. La struttura è coerente con il modello globale emergente che preserva le stablecoin come strumenti di regolamento e non come strumenti di risparmio. Il Regno Unito adotta invece un approccio attendista, aggiungendo strumenti macroprudenziali per gestire la potenziale adozione su larga scala, senza vietare esplicitamente il rendimento ma vincolandolo implicitamente: se una stablecoin inizia a somigliare a uno schema di investimento collettivo o a un prodotto di raccolta depositi, scattano requisiti di licenza aggiuntivi.

L'approccio degli Emirati Arabi Uniti è coerente con il modello globale più ampio di preservare le stablecoin come strumenti di regolamento e non come strumenti di risparmio

La panoramica internazionale offre agli Stati Uniti un menù di opzioni regolamentari già testate. Resta da capire se Washington assorbirà le lezioni altrui o traccerà un percorso autonomo, bilanciando l'esigenza di tutelare la stabilità finanziaria con la pressione di non soffocare l'innovazione. La vera questione sottostante rimane aperta: in un sistema finanziario sempre più digitale, chi dovrebbe avere il privilegio di offrire strumenti remunerati simili ai depositi, e a quali condizioni? La risposta determinerà non solo il futuro delle stablecoin, ma l'equilibrio di potere tra finanza tradizionale e nuovi intermediari digitali.

Fonte: pymnts.com

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