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Snap evita il processo sulla dipendenza dai social

Snap chiude con un accordo la causa di due adolescenti sui presunti danni psicologici dell’app. Evan Spiegel evita la testimonianza; riservati i termini dell’intesa.

03 nov 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Snap evita il processo sulla dipendenza dai social
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Snap ha raggiunto un accordo nella causa intentata da due adolescenti che attribuivano all’utilizzo della sua app comportamenti autolesionistici e altri problemi di salute mentale. L’intesa è stata confermata da un legale dei ricorrenti, identificati nei documenti giudiziari con le iniziali K.D.B. e S.J. I termini dell’accordo restano riservati: la chiusura della controversia arriva mentre erano già in corso i preparativi per il processo.

La selezione della giuria era cominciata la settimana precedente e l’apertura del dibattimento era prevista nel corso del mese. Con l’accordo viene meno anche l’attesa testimonianza di Evan Spiegel, amministratore delegato di Snap. Se il procedimento fosse arrivato al processo, per il creatore di Snapchat sarebbe stata la prima apparizione in tribunale come testimone in una causa sulla dipendenza dai social, portando direttamente al banco dei testimoni il vertice dell’azienda.

I due adolescenti avevano già raggiunto accordi con Meta, YouTube e TikTok. Dopo l’intesa conclusa da Meta la settimana precedente, Snap era rimasta l’unica società convenuta ancora coinvolta nella causa. Il suo accordo completa quindi la sequenza delle transazioni con le piattaforme chiamate in giudizio dai due ricorrenti. La vicenda si chiude attraverso intese tra le parti prima che le contestazioni nei confronti di Snap arrivino all’esame della giuria.

L’accordo evita a Evan Spiegel la testimonianza nel processo sulla dipendenza dai social.

Per Emily Jeffcott, avvocata di K.D.B., gli accordi rappresentano un risultato nel percorso volto a chiamare le società dei social media a rispondere delle conseguenze delle proprie azioni sui bambini. Nella sua dichiarazione, la legale ha espresso soddisfazione per la giustizia ottenuta finora per i propri assistiti nei casi pilota, compresi K.D.B. e S.J. Ha inoltre indicato come obiettivo più ampio la responsabilizzazione delle piattaforme per l’impatto che, secondo i ricorrenti, le loro azioni avrebbero avuto su milioni di minori negli Stati Uniti.

La controversia si inserisce in una serie di procedimenti sui presunti danni psicologici associati all’utilizzo dei social. Un’altra causa aveva coinvolto le stesse quattro società: a promuoverla era stata una donna di vent’anni, secondo cui le app le avevano provocato danni durante l’infanzia. Anche in quel procedimento Snap e TikTok avevano scelto un accordo prima del processo, mentre le contestazioni contro Meta e YouTube erano arrivate davanti alla giuria.

I due adolescenti avevano già raggiunto intese con Meta, YouTube e TikTok.

In quel diverso caso, la giuria si era pronunciata contro Meta e YouTube, ordinando alle due società di pagare 6 milioni di dollari di risarcimento. È il precedente che affianca gli accordi nella sequenza di contenziosi descritta: alcune controversie sono state risolte con transazioni, mentre quella proseguita contro le due piattaforme si è conclusa con un verdetto sfavorevole e un obbligo di pagamento.

Nel commentare l’intesa con K.D.B. e S.J., Snap ha dichiarato che le parti sono soddisfatte di aver risolto la questione in modo amichevole. Un portavoce ha inoltre ribadito l’impegno dell’azienda a rafforzare continuamente sicurezza, privacy e benessere della propria comunità. La posizione pubblica della società accompagna così la chiusura della causa con un richiamo alla tutela degli utenti, al centro delle contestazioni mosse dai ricorrenti.

Meta e Snap restano coinvolte in numerose altre cause sulla sicurezza delle piattaforme.

Per Meta e Snap rimangono aperte numerose altre cause sulla dipendenza dai social e su ulteriori presunti problemi di sicurezza. Il contenzioso continua quindi su più procedimenti, mentre gli avvocati dei ricorrenti presentano gli accordi già ottenuti come passaggi di un’azione più ampia. La gestione delle controversie e l’impegno dichiarato nella protezione degli utenti restano due fronti paralleli per le aziende coinvolte.

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