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Gli hacker rivendicano 23 TB di dati sottratti a Rosstat

Rosstat conferma attacchi coordinati ai server ma nega la fuga di dati. Due gruppi rivendicano 23 TB, inclusi documenti sulle perdite russe in guerra.

02 nov 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Gli hacker rivendicano 23 TB di dati sottratti a Rosstat
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Il Servizio federale russo di statistica, Rosstat, ha ammesso che i propri server sono stati colpiti da attacchi informatici coordinati tra il 29 e il 31 ottobre. L’ente ha però negato la fuga di dati rivendicata dai gruppi Belarusian CyberPartisans e Silent Crow, che sostengono di avere sottratto 23 TB di informazioni. Nell’archivio, secondo gli attaccanti, figurerebbero anche documenti sulle perdite militari russe nella guerra in Ucraina, destinati esclusivamente all’uso ufficiale.

Rosstat è l’organismo che produce le statistiche ufficiali della Russia: il suo ruolo è paragonabile a quello svolto negli Stati Uniti dal Census Bureau e dal Bureau of Labor Statistics, oppure dall’Office for National Statistics britannico. Il bersaglio appartiene quindi all’infrastruttura civile dello Stato, con una funzione centrale nella raccolta e nella gestione delle informazioni socioeconomiche. È proprio il contenuto degli archivi statistici a dare alla rivendicazione una dimensione che supera il disservizio informatico.

Dal 2024 Rosstat ha smesso di pubblicare le statistiche annuali sulle cause di morte. Su questo vuoto informativo si innesta l’affermazione degli hacker di avere acquisito dati riservati sulle perdite russe al fronte. I documenti descritti dai gruppi toccherebbero dunque un ambito nel quale la disponibilità pubblica di informazioni si è ridotta. La possibile esposizione riguarda, nella loro versione, sia la quantità dei dati custoditi dall’ente sia la sensibilità politica del loro contenuto.

Rosstat conferma gli attacchi ai server, ma nega la fuga di dati.

Un grafico diffuso dai Belarusian CyberPartisans, sul quale compare anche il logo di Silent Crow, indica tra 25.000 e 50.000 militari russi morti al mese nell’arco degli ultimi due anni. Il valore relativo a ottobre 2026 si colloca poco sotto quota 50.000. L’autenticità dei dati e l’attendibilità di questa quantificazione restano da verificare. Sono queste cifre, presentate dagli attaccanti come risultato dell’accesso agli archivi, a collegare direttamente l’operazione informatica al conflitto.

La rivendicazione comprende anche la distruzione dell’intera infrastruttura IT di Rosstat. Nell’elenco pubblicato dagli attaccanti compaiono controller di dominio, database, server, ambienti di virtualizzazione, sistemi per i flussi documentali, postazioni di lavoro, console amministrative e VPN. Il perimetro descritto attraversa quindi più livelli dell’organizzazione tecnologica. Per un ente o un’impresa, un incidente di questa estensione coinvolgerebbe insieme l’accesso alle risorse, l’elaborazione delle informazioni e gli strumenti attraverso cui il personale svolge le attività quotidiane.

Gli hacker rivendicano anche la distruzione dell’intera infrastruttura informatica di Rosstat.

Tra i sistemi che i gruppi sostengono di avere distrutto figurano STATEK, CSOD, Demography, SED, ESSO, OFSN e StatRegister, oltre ai siti web e a strumenti interni di sorveglianza dei dipendenti. La lista accompagna il materiale che i CyberPartisans presentano come prova dell’operazione. Nella descrizione degli hacker, alla sottrazione dell’archivio si affianca dunque un’azione contro i sistemi che lo gestiscono: riservatezza dei dati e continuità operativa diventano due componenti dello stesso attacco rivendicato.

Gli stessi gruppi avevano già rivendicato nel 2025 l’attacco ai sistemi informatici di Aeroflot, che aveva provocato interruzioni operative, e quello contro una società immobiliare statale, associato a un archivio di due miliardi di record. I precedenti citati riguardano quindi organizzazioni civili e patrimoni informativi di grandi dimensioni. Entrambi i gruppi sono classificati come estremisti e vietati in Russia; le loro rivendicazioni attraversano ora il trasporto aereo, il settore immobiliare e l’apparato statistico federale.

Nell’archivio rivendicato figurerebbero documenti riservati sulle perdite militari russe in Ucraina.

Il sito web di Rosstat sarebbe stato inoltre alterato con messaggi e loghi degli attaccanti e risultava inaccessibile al momento della ricostruzione dell’incidente. Alla componente distruttiva dichiarata si aggiunge così l’esposizione pubblica dell’azione, attraverso il portale dell’ente e i materiali diffusi dai gruppi. I Belarusian CyberPartisans hanno annunciato che pubblicheranno altre informazioni sensibili dopo avere esaminato i dati: l’analisi dell’archivio rivendicato è il passaggio indicato dagli stessi hacker per le prossime divulgazioni.

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