Silicone Foundation ha chiarito i piani per l’ex area Centre Foundry & Machine Co. di Warwood, in West Virginia: l’obiettivo dichiarato non è costruire un grande data center, ma sviluppare un sito produttivo per moduli destinati all’industria dei data center. La precisazione arriva dopo giorni di preoccupazioni locali su un possibile impianto multi-megawatt, percepito da parte della comunità come un intervento capace di cambiare in modo significativo l’equilibrio del quartiere.
A spiegare la posizione dell’azienda è stato Andrii Garanin, chief energy and infrastructure officer di Silicone Foundation, intervenuto mentre si trovava a una conferenza a Monaco di Baviera. Garanin ha respinto l’idea di un “giant data center” nel sito e ha descritto invece un progetto di riuso dell’infrastruttura industriale esistente, inclusi gru e spazi di produzione, per costruire componenti e moduli da impiegare nel settore dei data center.
L’operazione riguarda un’area di 15 acri acquistata all’inizio della primavera, con un edificio di 60.000 piedi quadrati lungo la W.Va. 2 che per decenni ha ospitato una fonderia d’acciaio. Il prezzo indicato nell’atto di vendita è di 1,5 milioni di dollari. Silicone Foundation risulta ora registrata a Wheeling, mentre parte del team indicato da Garanin si trova nell’area di San Francisco.
Il punto operativo, nelle parole del dirigente, è la creazione di una primary production facility per moduli utilizzabili nei data center. Nel sito di Warwood l’azienda vorrebbe installare solo pochi moduli, circa 10 unità, anche perché la capacità elettrica disponibile non consentirebbe molto di più. La distinzione è centrale per comprendere la natura del progetto: non un campus computazionale già definito nelle sue dimensioni finali, ma un insediamento industriale legato alla filiera fisica dell’infrastruttura digitale.
La comunicazione online dell’azienda aggiunge un secondo livello di lettura. Una landing page intitolata West Virginia Data Center presenta il sito brownfield come un campus infrastrutturale e di calcolo pronto per la rete, con riferimenti a un data center GPU per fasi, tecnologie energetiche, raffreddamento, combustibili, BESS e potenza modulare. Nella razionale strategica, Silicone Foundation collega la domanda di calcolo AI e GPU alla scarsità di siti dotati di accesso alla rete, disponibilità energetica, densità di raffreddamento e tempi di interconnessione adeguati.
Su questo punto Garanin ha però ridimensionato ogni lettura già definitiva. La connessione elettrica esistente è indicata come 10 megawatt; il sito aziendale cita un possibile percorso verso 20-30 megawatt e, nel lungo periodo, un campus da 100 megawatt. Il dirigente ha precisato che la capacità futura resta indeterminata e dipende dalle verifiche con AEP. Per arrivare a 100 megawatt, ha detto, sarebbe necessario ricostruire l’intera rete elettrica dell’area: uno scenario teoricamente possibile, ma solo teorico allo stato attuale.
La vicenda si inserisce in un clima locale già acceso. A Warwood si è tenuto un incontro pubblico informale in cui legislatori e residenti hanno discusso posizioni contrapposte sulla House Bill 2014, il Power Generation and Consumption Act, che stabilisce regole statali per i data center ad alto impatto. Garanin ha affermato di aver incontrato tra 10 e 15 leader locali e di aver risposto alle domande dei funzionari cittadini nel mese precedente, dicendosi sorpreso per il livello di confusione emerso attorno al progetto.
L’azienda si è detta disponibile a organizzare un town hall o un’audizione pubblica, ma sostiene di essere ancora nella fase di acquisizione delle risposte tecniche dalle utility locali. Senza un riscontro sulla capacità elettrica disponibile, non sono stati presentati piani definitivi. La prospettiva indicata da Garanin è avviare un buildout nella seconda metà dell’anno, una volta chiarito il perimetro infrastrutturale. Per Warwood, il passaggio decisivo sarà capire se l’ex fonderia diventerà soprattutto una fabbrica di moduli o il primo tassello di un campus computazionale più ampio.