Mercato Samsung vola nei chip, il mobile vale solo l'1%
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22/06/2026

Il divario tra smartphone e semiconduttori di Samsung si allarga: nel Q2 2026 il mobile potrebbe generare appena l’1% degli utili dei chip.

Samsung vola nei chip, il mobile vale solo l'1%

Il divario interno a Samsung sta assumendo proporzioni sempre più nette. La divisione mobile, storicamente una delle vetrine globali del gruppo, potrebbe chiudere il Q2 2026 con profitti pari ad appena l’1% di quelli attesi dalla divisione semiconduttori. In uno scenario ancora più critico, il business smartphone potrebbe perfino scivolare in perdita.

Il dato, attribuito al leaker Ice Universe, racconta una frattura industriale che va oltre la semplice differenza tra due linee di business. Da un lato ci sono i chip, sostenuti da una domanda che continua a premiare la capacità produttiva e il peso strategico della memoria. Dall’altro c’è Samsung Mobile, compressa da costi crescenti e da un mercato smartphone in cui alzare i prezzi rischia di raffreddare ulteriormente la domanda.

La distanza si vede anche nelle remunerazioni variabili attese per i dipendenti. Sulla base delle aspettative correnti, Samsung potrebbe registrare quest’anno un utile operativo intorno a 300 trilioni di won. Il nuovo accordo per i lavoratori della divisione semiconduttori prevede un bonus speciale pari al 10,5% dell’utile operativo annuo del gruppo, con una stima che porterebbe ciascun dipendente focalizzato sulle memorie a circa 600 milioni di won, equivalenti a circa 400.000 dollari.

Il mobile Samsung rischia profitti pari solo all’1% dei chip

Il confronto con le altre divisioni è particolarmente duro. Per i dipendenti di Samsung Mobile, il bonus previsto sarebbe di soli 6 milioni di won, circa 4.000 dollari. La distanza è quindi nell’ordine di 100 volte, un rapporto che fotografa in modo immediato dove si stia concentrando oggi la redditività del gruppo e quali aree, al contrario, stiano affrontando la fase più delicata.

Il principale ostacolo per il mobile viene indicato nella cosiddetta chipflation delle memorie, cioè l’aumento dei prezzi dei componenti che entrano direttamente nei costi dei dispositivi. Il fenomeno non riguarda soltanto Samsung: anche Apple avrebbe riconosciuto che i prezzi della memoria sono diventati “insostenibili”, rendendo “inevitabili” aumenti di prezzo. Per un produttore di smartphone, questo significa dover scegliere tra proteggere i margini o difendere i volumi.

La chipflation sta comprimendo i margini degli smartphone premium

Nel caso di Samsung, la pressione sui costi sembra già tradursi nella strategia sui prossimi pieghevoli. La serie Galaxy Z Fold8 dovrebbe arrivare con rialzi di prezzo lungo la gamma, con impatti soprattutto in Europa e Asia. Il modello Galaxy Z Fold8 Ultra, spinto anche dalla nuova denominazione, potrebbe superare la soglia di 1.999 euro, con un incremento superiore a 100 euro.

Per il mercato, la questione è rilevante perché i pieghevoli rappresentano una delle poche aree in cui i produttori cercano ancora di differenziare l’offerta premium. Ma se l’aumento dei costi porta i dispositivi verso fasce di prezzo ancora più alte, il rischio è che la platea potenziale resti limitata proprio mentre servirebbe allargarla. Il risultato potrebbe essere una redditività difesa nel breve periodo, ma con un profilo di domanda più fragile.

I pieghevoli potrebbero costare di più proprio mentre serve domanda

La fotografia che emerge è quella di un gruppo che beneficia in modo straordinario della forza dei semiconduttori, mentre il mobile fatica a trasformare innovazione di prodotto e marchio globale in margini comparabili. Per Samsung, il nodo non è soltanto vendere più smartphone, ma riuscire a farlo in un contesto in cui la catena dei componenti pesa sempre di più sui prezzi finali e sulla sostenibilità del business.

Fonte: wccftech.com

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