Apple vuole tornare a incassare una commissione sugli acquisti digitali effettuati fuori dal suo sistema di pagamento. In un nuovo documento depositato nella lunga controversia con Epic Games, la società ha proposto una tariffa del 15 per cento per le applicazioni standard che indirizzano gli utenti verso il web. L’obiettivo dichiarato è ottenere almeno una parte del compenso per la piattaforma, gli strumenti e i servizi messi a disposizione degli sviluppatori attraverso l’App Store.
La proposta arriva dopo che un collegio della Ninth Circuit Court of Appeals ha stabilito che Apple dovrebbe poter applicare una commissione collegata ai costi necessari per consentire gli acquisti esterni. La stessa società, tuttavia, ha riconosciuto che quei costi, interpretati secondo la definizione adottata dalla corte, sarebbero sostanzialmente pari a zero. Epic Games sostiene quindi che le tariffe richieste vadano ben oltre i limiti indicati dai giudici.
Il piano distingue tra due categorie di operatori. Accanto alla commissione ordinaria, Apple propone un’aliquota del 5 per cento per le applicazioni che partecipano allo Small Business Program. La struttura manterrebbe così una differenza tra gli sviluppatori più piccoli e quelli soggetti alle condizioni standard, pur estendendo il prelievo a transazioni che non passano materialmente dal sistema di acquisto integrato della società.
Attualmente Apple non può trattenere commissioni su questi pagamenti. La giudice distrettuale californiana Yvonne Gonzalez Rogers ha stabilito nell’aprile 2025 che l’azienda non aveva rispettato volontariamente l’ingiunzione del 2021 emessa nel procedimento Epic Games contro Apple. Quella decisione ha impedito alla società di applicare commissioni agli acquisti completati all’esterno dopo che l’utente è stato indirizzato fuori dall’applicazione.
La disputa ruota attorno al valore economico dei link esterni. Per Epic, se i costi necessari a gestirli sono praticamente nulli, le percentuali proposte non possono essere giustificate attraverso quel criterio. Apple amplia invece il perimetro del calcolo: il compenso dovrebbe riflettere anche l’accesso agli strumenti, alle tecnologie e ai servizi che permettono agli sviluppatori di distribuire le applicazioni, raggiungere gli utenti e costruire attività commerciali sulla piattaforma, anche quando il pagamento evita l’in-app purchase.
Apple afferma che una propria analisi tecnica indica come, con le aliquote proposte, molti sviluppatori statunitensi responsabili della quota preponderante dei ricavi dell’App Store potrebbero comunque utilizzare profittevolmente i collegamenti al web. Il confronto non riguarda quindi soltanto il costo operativo della singola transazione, ma anche quale parte del valore prodotto dall’ecosistema possa essere attribuita al gestore della piattaforma quando l’incasso avviene altrove.
La controversia continuerà su più livelli. La Corte Suprema ha accettato di esaminare la questione relativa alla violazione volontaria della decisione dell’aprile 2025. Nel frattempo Epic ha indicato di avere circa 60 giorni per presentare la propria opposizione, accompagnata dal contributo di esperti. La distanza tra costi necessari prossimi allo zero e commissioni fino al 15 per cento definisce ora il nuovo terreno dello scontro.