OpenAI sta valutando un cambio radicale nel proprio modello di business, passando dalla semplice vendita di accessi ai propri modelli di intelligenza artificiale a una partecipazione diretta nei risultati commerciali generati dai clienti. L'ipotesi, delineata dal CEO Sam Altman durante l'AI Summit di Cisco martedì 3 febbraio, prevede che la società di San Francisco possa agire come investitore in progetti ad alta intensità di capitale, specialmente nel campo della ricerca scientifica e della scoperta farmaceutica.
La proposta solleva interrogativi profondi sulla ridefinizione dei rapporti tra fornitori di infrastrutture AI e utilizzatori finali. Mentre il modello tradizionale del software si basa su abbonamenti o tariffe d'uso, OpenAI sta esplorando una logica di condivisione del rischio e del valore creato. Si tratta di un'evoluzione che riflette la maturazione del settore: quando l'intelligenza artificiale diventa elemento strutturale di processi produttivi complessi, la questione non è più solo quanto costa accedere alla tecnologia, ma chi beneficia dei risultati economici che essa genera.
Il CFO di OpenAI, secondo quanto riportato da The Information, avrebbe suggerito meccanismi attraverso cui la società potrebbe ottenere licenze su farmaci sviluppati con i propri sistemi o quote dei profitti derivanti da scoperte scientifiche facilitate dai propri modelli. Una prospettiva che trasforma l'azienda da semplice fornitore tecnologico a partner economico dei propri clienti, con implicazioni significative per la valutazione dell'azienda e le aspettative degli investitori.
La logica economica dietro questa evoluzione è comprensibile: settori come la ricerca farmaceutica o la scoperta di nuovi materiali richiedono investimenti enormi in potenza di calcolo, dati e competenze specialistiche. Il gap tra capacità teorica dei modelli e risorse necessarie per tradurre intuizioni in prodotti commercializzabili può essere proibitivo per singole aziende. Condividere questo onere potrebbe accelerare l'innovazione, ma crea anche questioni sulla proprietà intellettuale e sulla distribuzione del valore.
Il posizionamento di OpenAI riflette anche una crescente pressione competitiva. Mentre competitor come Anthropic, Google DeepMind e aziende cinesi intensificano gli investimenti in modelli di frontiera, la capacità di monetizzare l'intelligenza artificiale oltre le semplici API diventa cruciale. La società ha attratto miliardi in finanziamenti, con una valutazione che supera i 150 miliardi di dollari, e deve dimostrare percorsi credibili verso la redditività.
Durante la conversazione con Jeetu Patel, presidente e chief product officer di Cisco, Altman ha precisato che si tratta di possibilità future, non di pratiche attuali. Tuttavia, la scelta di articolare pubblicamente questa visione segnala un'intenzionalità strategica. La società sta esplorando come posizionarsi lungo la catena del valore: non più solo fornitore di strumenti, ma attore che seleziona e finanzia applicazioni specifiche dove l'AI può generare ritorni economici misurabili.
Rimangono aperti interrogativi essenziali sulla governance di questo modello. Come verrebbero valutate le quote di proprietà intellettuale? Quali metriche determinerebbero la partecipazione di OpenAI ai profitti? E soprattutto, come reagiranno i clienti all'idea di condividere non solo dati ma anche risultati economici futuri con il fornitore della piattaforma tecnologica? In settori altamente regolamentati come quello farmaceutico, le implicazioni legali e normative potrebbero rivelarsi complesse.
L'evoluzione verso modelli outcome-based nel settore AI rappresenta un test per l'intero ecosistema tecnologico. Se i sistemi di intelligenza artificiale diventano davvero contributori materiali di scoperte scientifiche e prodotti commerciali, la questione della distribuzione del valore diventa ineludibile. La scelta di OpenAI potrebbe anticipare una riconfigurazione più ampia dei rapporti economici tra piattaforme tecnologiche e settori industriali tradizionali.
Resta da verificare se questo approccio rappresenti un'opportunità di crescita sostenibile o un rischio di concentrazione eccessiva. Un modello in cui i fornitori di AI detengono partecipazioni nelle scoperte dei clienti potrebbe accelerare l'innovazione attraverso la condivisione del rischio, ma potrebbe anche creare conflitti di interesse e barriere all'ingresso per competitor più piccoli. La sfida sarà bilanciare incentivi economici con accessibilità tecnologica e competizione di mercato.