Mercato OpenAI prepara la Borsa: S-1 riservato alla SEC
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17/06/2026

OpenAI ha depositato in via riservata un S-1 alla SEC, aprendo l'opzione IPO mentre restano aperti tempi, governance e sostenibilita' economica.

OpenAI prepara la Borsa: S-1 riservato alla SEC

OpenAI ha depositato in via riservata una bozza di S-1 presso la SEC, il passaggio che apre formalmente la strada a una possibile quotazione in Borsa. La società' ha confermato pubblicamente l'invio l'8 giugno 2026, dopo un deposito indicato intorno al 22 maggio 2026, spiegando di aspettarsi una fuga di notizie e di voler quindi rendere nota l'operazione.

Il punto chiave è che la quotazione non ha ancora una data certa. OpenAI ha chiarito di non aver deciso il timing e che potrebbe voler restare privata ancora per un periodo, perché' alcune iniziative sarebbero più' semplici da portare avanti fuori dai vincoli del mercato pubblico. Allo stesso tempo, il deposito riservato le consente di mantenere aperta l'opzione di accelerare se la quotazione dovesse diventare la scelta migliore.

Dal punto di vista finanziario, l'operazione sarebbe guidata da Goldman Sachs, Morgan Stanley e JPMorgan, con una finestra di listing indicata tra settembre e novembre 2026. L'eventuale debutto arriverebbe in una fase di forte attenzione per le società' di frontiera dell'AI e dello spazio, dopo il filing riservato di Anthropic e il roadshow IPO di SpaceX.

OpenAI apre l'opzione Borsa, ma non decide ancora i tempi.

La valutazione è il dato che rende il dossier fuori scala rispetto a molte IPO tecnologiche precedenti. OpenAI è stata valutata circa 852 miliardi di dollari in un round di marzo 2026, mentre diverse analisi collocano una possibile IPO sopra 850 miliardi, con una traiettoria che potrebbe avvicinarsi a 1.000 miliardi di dollari. La Cfo Sarah Friar ha dichiarato che l'azienda si sta comportando da mesi con la "buona igiene" di una società' pubblica e che la valutazione attuale la collocherebbe tra le 15 maggiori società' dell'S&P 500.

La struttura societaria aggiunge un elemento di complessita'. Il braccio for profit è ora OpenAI Group PBC, public benefit corporation nata con la ricapitalizzazione del 28 ottobre 2025 e controllata dalla OpenAI Foundation, che detiene il 26% più' un warrant. Microsoft possiede circa il 27%, mentre dipendenti, ex dipendenti e investitori si dividono il restante 47%. Per gli investitori pubblici, governance e controllo della fondazione saranno quindi parte integrante della valutazione.

La scala dell'AI impone costi lontani dal software tradizionale.

Anche i numeri operativi raccontano una società' in forte espansione ma ancora lontana dai profili tipici del software maturo. I ricavi sarebbero cresciuti di 12 volte in due anni, fino a circa 24 miliardi di dollari annualizzati, ma i margini lordi resterebbero intorno al 33%. La società' prevede inoltre una perdita di circa 14 miliardi di dollari nel 2026 e non si aspetta un flusso di cassa positivo prima del 2030.

Il nodo principale resta il costo dell'infrastruttura. Gli impegni di calcolo sono stimati in 600 miliardi di dollari nell'arco del decennio, una scala che rende l'AI generativa un business diverso dal software tradizionale. Un'analisi dei conti 2025 e 2026 indica che OpenAI perderebbe circa 1,22 dollari per ogni dollaro di ricavi, mentre il nuovo accordo di revenue share con Microsoft limita i pagamenti complessivi a 38 miliardi di dollari fino al 2030.

Governance, margini e compute saranno il vero test dell'IPO.

Restano infine i rischi competitivi e regolatori. La quota di mercato dell'app ChatGPT sarebbe scesa dal 69% al 45% in un anno, mentre Gemini e Grok hanno recuperato terreno. A questo si aggiunge un'indagine multistato su possibili danni agli utenti avviata pochi giorni dopo il filing. Finché' l'S-1 completo non sara' reso pubblico, gli investitori dovranno valutare soprattutto una traiettoria: crescita eccezionale, fabbisogno di capitale enorme e una governance non convenzionale per una possibile IPO storica.

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