Nexterity ha sviluppato un robot comandato a distanza per intervenire sui bulloni che uniscono le sezioni delle tubazioni. Il dispositivo, alimentato a batterie, può allentare e serrare quattro bulloni alla volta. È una soluzione pensata per una fase del lavoro dei tubisti che richiede uno sforzo fisico intenso ed è all’origine di molti infortuni. La fondatrice Lindsey Elliott ha individuato proprio in questa operazione, ripetuta lungo gli impianti, un’attività da affidare all’automazione.
Elliott conosce il settore anche per la sua esperienza come ingegnera e pianificatrice presso ExxonMobil. Per anni si è occupata di come migliorare le infrastrutture che trasportano petrolio, gas e prodotti petrolchimici. Il suo interesse si è concentrato sui giunti flangiati bullonati, i collegamenti tra tratti di tubo che gli addetti devono aprire e richiudere. A rendere più pressante il problema contribuisce la carenza di manodopera che interessa il mestiere.
La fondatrice descrive turni in cui agli addetti viene chiesto di lavorare 12 ore al giorno per tre mesi consecutivi. Dopo aver parlato con tubisti negli Stati Uniti e in Canada, Elliott afferma di aver ricevuto ripetute segnalazioni sulla bassa produttività del settore in Nord America. La fatica accumulata durante interventi così lunghi è parte del problema che Nexterity intende affrontare: il robot è progettato per svolgere la manovra sui bulloni mentre l’operatore lo controlla a distanza.
Il sistema è formato da due componenti principali che si montano attorno al tubo. Una volta fissato, può scorrere lungo la tubazione e raggiungere i collegamenti da allentare o serrare. Elliott spiega che Nexterity ha sviluppato diverse configurazioni per adattarsi alle misure standard dei tubi. Ciascuna è abbastanza piccola da entrare in una valigia Pelican e può essere trasportata da un solo lavoratore, una caratteristica utile quando l’attrezzatura deve spostarsi tra cantieri.
La facilità di trasporto è legata anche al modello commerciale immaginato dall’azienda: trattare il robot come attrezzatura da costruzione a noleggio. Elliott è arrivata a questa configurazione attraverso conversazioni svolte negli ultimi anni, tra cui quelle con i partecipanti al Bolting Symposium e con membri della divisione Pressure Vessels & Piping dell’American Society of Mechanical Engineers. Il progetto parte quindi dalle dimensioni dei tubi e dalle procedure che gli addetti incontrano più spesso sul campo.
Secondo quanto Elliott ha appreso da questi confronti, l’80% delle tubazioni ha un diametro compreso tra due e otto pollici, nella gamma indicata come NPS2–NPS8. Una ricorrenza di misure che, nella sua valutazione, rende il serraggio dei bulloni un candidato per l’automazione. Nexterity è stata selezionata tra le Startup Battlefield 200 per partecipare a Disrupt: porta così una macchina dedicata a un compito specifico, progettata per essere adattata alle configurazioni standard più diffuse.
Elliott vede possibilità d’impiego anche oltre gli impianti petroliferi e petrolchimici. Cita le reti idriche, il trattamento delle acque reflue, l’industria alimentare e delle bevande, le miniere, il nucleare e gli stabilimenti della manifattura sostenibile: ambiti che, osserva, utilizzano lo stesso genere di tubazioni. Per Nexterity, il percorso passa dalla capacità di portare il robot sui diversi siti e di applicarlo a una manovra che oggi grava direttamente sui lavoratori.