Monzo starebbe preparando un nuovo confronto con gli investitori di venture capital per raccogliere finanziamenti a una valutazione di circa 8,9 miliardi di euro. La banca digitale britannica cerca così una strada per sostenere la crescita dopo l’interruzione delle trattative per un’acquisizione e lo stallo dei colloqui sulla vendita di una quota di minoranza. L’istituto ha rifiutato di commentare le indiscrezioni sull’operazione, che riporterebbe al centro un round di finanziamento tradizionale.
Il tentativo di acquisizione coinvolgeva la brasiliana Nubank e prevedeva una valutazione di 11,9 miliardi di euro. A interrompere il confronto sarebbero state le divergenze sul valore da attribuire a Monzo. Per Nubank, quotata negli Stati Uniti e con una capitalizzazione di circa 49 miliardi di euro, l’acquisto avrebbe rappresentato un ingresso nel mercato britannico. Dopo la fine dei colloqui, la banca dovrebbe invece concentrare gli sforzi sull’espansione negli Stati Uniti, modificando quindi la direttrice geografica dell’operazione valutata.
Durante il negoziato con Nubank, Monzo aveva mantenuto aperta un’alternativa: cedere una partecipazione a investitori di private equity. Advent International, TPG e CVC avevano discusso l’acquisto di una quota fino al 15%, mentre la banca puntava a una valutazione di circa 9,5 miliardi di euro. Anche questi colloqui si sarebbero arenati, spingendo l’istituto a rivolgersi al venture capital. I tre gruppi non hanno risposto nell’immediato alle richieste di commento sulle discussioni.
Il ritorno a un round di venture capital segnerebbe un cambiamento rispetto alla preferenza del consiglio di amministrazione. L’orientamento emerso in precedenza privilegiava infatti una vendita dell’intera banca oppure l’ingresso di un fondo di private equity nel capitale. Tra le ragioni figurava la possibilità che quest’ultima soluzione portasse un investimento sensibilmente maggiore rispetto a un nuovo round. La ricerca di finanziamenti riparte dunque attraverso un canale che inizialmente occupava una posizione meno favorevole nelle valutazioni del board.
La destinazione dei capitali è l’espansione europea, lungo una traiettoria già avviata dall’attuale amministratore delegato. Sotto la sua gestione, Monzo ha chiuso le attività negli Stati Uniti e ha lanciato i propri servizi in Irlanda e, più recentemente, in Spagna. La raccolta si inserisce quindi in una scelta geografica precisa: accompagnare lo sviluppo della banca in Europa dopo l’uscita dalle operazioni statunitensi.
Il cambio al vertice era arrivato dopo una fase di tensione tra gli azionisti nel 2025. Investitori tra cui le società di venture capital Accel e Iconiq avevano contestato l’uscita inattesa del precedente amministratore delegato. La vicenda aveva aperto un confronto sulla gestione della banca e sugli equilibri del suo governo societario, coinvolgendo alcuni degli investitori ai quali appartiene la stessa categoria di capitale verso cui Monzo starebbe ora tornando a orientarsi.
Le richieste degli azionisti erano arrivate fino alla rimozione del presidente e a una maggiore rappresentanza degli investitori nel consiglio di amministrazione. Il precedente amministratore delegato è poi rientrato come consigliere non esecutivo. Questo passaggio completa il contesto societario della raccolta: alle trattative sulle diverse opzioni di finanziamento si affianca una revisione degli equilibri tra vertici, consiglio e soci, maturata nel periodo precedente all’attuale strategia di espansione.
Sul piano commerciale, Monzo sta ampliando il portafoglio dei prestiti e aggiungendo funzionalità come le eSIM per la telefonia mobile, con l’obiettivo di diversificare i ricavi. All’allargamento geografico si accompagna così un’estensione dell’offerta, che coinvolge sia l’attività creditizia sia i servizi disponibili agli utenti. L’esito della raccolta indicherà quante risorse la banca potrà destinare ai piani europei mentre porta avanti queste iniziative commerciali.