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Salon chiude dopo 31 anni di giornalismo digitale

Salon interrompe le pubblicazioni dopo 31 anni: il modello editoriale non è più sostenibile. L’archivio resterà accessibile online, almeno per ora.

06 nov 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Salon chiude dopo 31 anni di giornalismo digitale
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Salon cessa le pubblicazioni dopo 31 anni. Nato come uno dei primi magazine d’informazione esclusivamente online, il giornale ha annunciato la chiusura con un messaggio non firmato. Si interrompe così l’attività di una testata che aveva scelto il digitale come unico spazio editoriale fin dall’esordio. Al centro della decisione c’è la sostenibilità del modello con cui l’azienda ha portato avanti il proprio lavoro giornalistico.

Nel comunicato, la società afferma che le condizioni economiche del giornalismo digitale indipendente sono cambiate profondamente nel corso degli anni e definisce il proprio modello editoriale «non più sostenibile». La motivazione dichiarata riguarda dunque la capacità di continuare a pubblicare nelle attuali condizioni di business. La general manager Amanda Wolfe, contattata per un commento, ha rimandato allo stesso annuncio: è in quel testo che l’azienda concentra la spiegazione della propria scelta.

La chiusura si inserisce in un contesto nel quale numerosi siti devono confrontarsi con «Google Zero» e con l’impatto degli strumenti di intelligenza artificiale. Salon, però, non dettaglia le ragioni economiche della decisione né indica quale peso abbiano avuto questi fenomeni sul proprio caso. Per le imprese editoriali, il tema che emerge è il rapporto fra la produzione di informazione e le condizioni che permettono di finanziarla, mentre il contesto tecnologico entro cui operano continua a cambiare.

Salon interrompe le pubblicazioni dopo trentuno anni di giornalismo esclusivamente online.

La proprietà della testata fa capo a Find.co, che ha acquisito Salon nel 2023. Il gruppo si presenta come un ecosistema di performance marketing impegnato a trasformare il marketing delle criptovalute attraverso risultati e precisione. È il profilo aziendale che accompagna l’ultima fase della storia del magazine: una pubblicazione nata nel giornalismo online entrata nel perimetro di un operatore che descrive la propria attività attraverso il linguaggio del marketing.

L’azienda considera il proprio modello editoriale non più sostenibile.

Nel messaggio di chiusura, Salon dedica spazio anche al patrimonio editoriale costruito durante la sua attività. A contare, afferma la società, sono soprattutto il giornalismo, le idee, le voci, le conversazioni e la comunità cresciuta attorno alla pubblicazione. Il giornale rivendica di aver contribuito a mostrare ciò che il giornalismo digitale poteva essere e diventare. «Speriamo che questa eredità continui a contare a lungo», scrive la società nel messaggio di congedo. Il bilancio proposto dall’azienda lega quindi la propria esperienza sia ai contenuti prodotti sia al rapporto sviluppato con i lettori.

Per l’archivio editoriale, intanto, è prevista una continuità almeno temporanea. La chief content officer Erin Keane ha scritto su Bluesky che resterà accessibile «per ora». Per i lettori, la conseguenza concreta è la possibilità di continuare a consultare i contenuti già pubblicati anche dopo l’interruzione delle nuove uscite. La formula usata dalla responsabile dei contenuti lascia aperto l’orizzonte temporale dell’accesso: la prospettiva immediata del patrimonio di Salon passa dalla disponibilità online del suo archivio.

L’archivio di Salon resterà accessibile online, almeno per ora.

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