Tecnologia

Serve Robotics lancia servizi AI per chi costruisce robot

Serve Robotics annuncia Physical AI Services: tre prodotti per offrire connettività e dati alle aziende che sviluppano robot, dall’edilizia ai magazzini.

06 nov 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Serve Robotics lancia servizi AI per chi costruisce robot
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Serve Robotics amplia il proprio raggio d’azione: dai robot autonomi per le consegne sui marciapiedi alla fornitura di tecnologia per altre aziende della robotica. La società ha annunciato Physical AI Services, una nuova linea di business articolata in tre prodotti dedicati alla connettività e ai dati. L’obiettivo è mettere a disposizione degli sviluppatori strumenti costruiti inizialmente per far funzionare la propria flotta.

L’azienda è nata nel 2021 dallo scorporo seguito all’acquisizione di Postmates da parte di Uber ed è arrivata in Borsa nel 2024. Il nuovo passaggio estende il suo ruolo lungo la filiera: oltre a sviluppare e gestire robot destinati a servizi specifici, Serve vuole vendere ad altri costruttori alcune delle tecnologie maturate attraverso quell’esperienza operativa.

Le attività esistenti proseguiranno. Serve realizza già due tipi di robot: quelli per le consegne sui marciapiedi e quelli destinati agli ospedali, entrati nel portafoglio attraverso l’acquisizione di Diligent Robotics. La nuova offerta guarda invece anche alle imprese che sviluppano macchine per aziende agricole, magazzini e altri ambienti non controllati, nei quali il comportamento delle persone e le condizioni operative possono variare.

Serve Robotics apre ai costruttori esterni la tecnologia sviluppata per la propria flotta.

Tra i clienti figura già Bedrock Robotics, startup che sviluppa sistemi di guida autonoma per macchine da costruzione, secondo quanto dichiarato da Serve. La società sta inoltre lavorando con T-Mobile per avvicinare la capacità di calcolo AI ai robot. La collaborazione è stata annunciata insieme ai risultati del terzo trimestre e accompagna l’apertura della nuova linea di servizi a costruttori esterni.

Il primo prodotto, Serve Link, collega i robot sul campo ai sistemi di intelligenza artificiale eseguiti nei data center. Questo può consentire alle aziende di utilizzare modelli più potenti senza concentrare tutta la capacità di calcolo a bordo delle macchine. Il nodo tecnico è la connettività: i robot devono mantenere un collegamento affidabile anche quando le reti disponibili sono instabili. Il collegamento serve, tra le altre cose, a raccogliere dati e gestire le eccezioni che emergono durante il funzionamento.

Il secondo prodotto è uno strumento di selezione dei dati che aiuta a individuare gli edge case, ossia i casi limite, nella grande quantità di informazioni raccolte dai robot nel mondo reale. Questi episodi possono poi essere reinseriti nel processo di addestramento per migliorare le prestazioni dei modelli. L’offerta affronta così un passaggio concreto dello sviluppo: trovare, dentro i dati operativi, le situazioni sulle quali concentrare il lavoro successivo.

Serve Link collega i robot sul campo ai sistemi AI nei data center.

Il terzo tassello è un catalogo di dati del mondo reale destinato ai modelli fondazionali, costruito a partire dall’esperienza dei robot Serve sui marciapiedi. Il materiale può essere utilizzato per insegnare ai sistemi AI a comprendere ambienti umani complessi. In questo caso, il patrimonio da offrire ad altre aziende deriva direttamente dall’attività della flotta, che raccoglie informazioni mentre opera negli spazi condivisi con le persone.

L’espansione nei servizi procede mentre cresce anche il business delle consegne autonome. In questa attività Serve sta spostando il proprio baricentro commerciale da Uber verso altri partner, tra cui DoorDash e Wonder. La società sta quindi allargando sia le relazioni attraverso cui impiega i propri robot per le consegne sia la platea di imprese alle quali propone la tecnologia sviluppata internamente.

I dati raccolti sui marciapiedi diventano una risorsa per addestrare modelli AI.

Per il cofondatore e amministratore delegato Ali Kashani, il riferimento è il «momento AWS»: aprire ad altri una tecnologia nata per le proprie necessità. È un percorso al quale dice di pensare da anni, ispirandosi ad Amazon. Nelle fasi iniziali di una tecnologia, sostiene, costruire l’applicazione completa permette di capire che cosa sviluppare. Quando il settore matura e aumentano le aziende interessate a realizzare soluzioni simili, quella base può diventare una piattaforma sulla quale costruire insieme ad altri.

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