OpenAI e Microsoft hanno ridefinito i termini della loro partnership tecnologica e commerciale con un accordo annunciato il 27 aprile 2026, eliminando alcune delle clausole più vincolanti che regolavano la loro collaborazione. L'intesa, che aggiorna un rapporto nato sette anni fa, riscrive le regole di esclusività su cloud, licenze e condivisione dei ricavi, ampliando la libertà operativa di entrambe le società.
La portata dell'accordo va ben oltre una semplice revisione contrattuale. Microsoft ha investito complessivamente oltre 13 miliardi di dollari in OpenAI nell'arco di sette anni, costruendo una dipendenza reciproca che, nel tempo, ha mostrato crepe evidenti: le due società competono ormai direttamente su segmenti chiave del mercato dell'intelligenza artificiale, con prodotti sempre più sovrapposti rivolti a imprese e sviluppatori.
Il nodo centrale del nuovo accordo riguarda la struttura cloud e le licenze. OpenAI potrà ora distribuire i propri prodotti ai clienti di qualsiasi fornitore di infrastrutture cloud, superando i vincoli che in precedenza limitavano questa libertà. Microsoft rimane il partner primario, con i prodotti OpenAI che continueranno a debuttare prima sulla piattaforma Azure, salvo i casi in cui Microsoft non possa o non scelga di supportare le capacità tecniche richieste. La licenza sulla proprietà intellettuale di OpenAI, valida fino al 2032, diventa non esclusiva.
Sul fronte finanziario, i pagamenti della quota sui ricavi da OpenAI a Microsoft proseguiranno fino al 2030, in modo indipendente dai progressi tecnologici della startup. Questo rappresenta una modifica sostanziale rispetto all'accordo precedente, che prevedeva la cessazione automatica dei pagamenti qualora OpenAI raggiungesse l'intelligenza artificiale generale (AGI), ovvero un sistema in grado di eguagliare o superare le capacità cognitive umane. La determinazione di tale traguardo spettava a un panel di esperti indipendenti, una clausola che generava incertezza sugli impegni economici futuri di entrambe le parti.
Le tensioni tra i due partner erano già emerse nelle settimane precedenti. Secondo quanto riportato da CNBC, Denise Dresser, responsabile dei ricavi di OpenAI, aveva scritto in una nota interna che la collaborazione con Microsoft aveva "limitato la capacità di incontrare le imprese dove si trovano". Un segnale che la struttura precedente era percepita internamente come un freno alla crescita commerciale della startup, specie nei confronti di grandi clienti aziendali.
In questo contesto si inserisce l'accordo con Amazon, annunciato a fine febbraio, che prevede un investimento del gruppo eCommerce fino a 50 miliardi di dollari in OpenAI. Dresser ha descritto la domanda generata da quell'intesa come "francamente sbalorditiva". La diversificazione delle partnership cloud di OpenAI segnala una strategia precisa: ridurre la dipendenza da un singolo partner infrastrutturale, distribuendo rischi e opportunità su più attori.
Le due aziende hanno dichiarato congiuntamente che la collaborazione proseguirà su fronti ambiziosi: espansione della capacità dei datacenter in gigawatt, sviluppo di chip di nuova generazione e applicazioni dell'intelligenza artificiale alla cybersicurezza. Rimane però aperta la questione di fondo: quanto a lungo due entità con interessi sempre più divergenti riusciranno a mantenere una partnership strategica coerente, in un mercato dove la corsa all'AGI potrebbe trasformare alleati consolidati in concorrenti diretti?