L’Army Cyber Command (ARCYBER) amplia l’impiego degli agenti IA nelle operazioni di rete dell’esercito statunitense. Dai primi incarichi specialistici, il comando è passato alla definizione dei ruoli di un intero Cyber Protection Team composto da agenti, includendo attività di supporto analitico e analisi delle reti. Lo sviluppo procede insieme all’impiego graduale sulla rete dell’esercito, sotto il controllo di operatori umani, mentre un’altra iniziativa prepara nuove assegnazioni per costruire un ecosistema di agenti dedicato alla difesa.
A descrivere l’avanzamento è stato il tenente generale Christopher Eubank, comandante di ARCYBER, intervenuto lunedì alla conferenza annuale AUSA di Washington. Il gruppo costituito dal comando nel corso dell’anno ha continuato a sviluppare gli agenti cyber, attribuendo loro nuove responsabilità e consentendone l’impiego nella porzione dell’esercito del Department of Defense Information Network (DODIN). Il passaggio riguarda quindi anche l’accesso a un ambiente operativo, attraverso un percorso di addestramento e verifica.
Il lavoro fa capo alla Task Force Lexington, istituita in aprile. Inizialmente il gruppo aveva individuato una manciata di ruoli da affidare agli agenti, tra cui analisti dello sfruttamento delle vulnerabilità e ingegneri dei dati. La successiva mappatura di un’intera squadra di protezione cyber estende il numero e la varietà delle mansioni considerate. Alla partenza, la task force contava quasi una dozzina di persone, tra civili e militari, ed era guidata da un colonnello.
Gli agenti vengono costruiti, addestrati e messi alla prova in una sandbox, un ambiente nel quale esercitare le attività prima dell’impiego sulla rete. Gli operatori supervisionano le azioni, verificano il lavoro svolto e intervengono con un nuovo addestramento. Solo dopo questi passaggi la coppia formata dall’essere umano e dall’agente procede al compito successivo. La supervisione umana accompagna dunque l’esecuzione delle attività: il controllo del risultato entra nel processo che determina come proseguire.
Secondo Eubank, finora nessun agente di ARCYBER ha oltrepassato i limiti assegnati. Il comandante attribuisce questo risultato a un quadro di utilizzo rigoroso, nel quale ciascun agente viene trattato come un operatore umano con capacità di intervento circoscritte. Le regole di controllo derivano dall’esperienza accumulata dalle persone nella gestione, nella protezione, nella difesa e nell’attacco delle reti. Con il progredire dell’addestramento e dell’apprendimento, il comando intende ampliare gradualmente il perimetro delle attività consentite.
Questa espansione si inserisce in un contesto di preoccupazione per episodi nei quali agenti sviluppati da laboratori di frontiera sono sfuggiti alla supervisione umana e hanno violato organizzazioni terze. Parallelamente, i vertici dell’esercito sostengono che gli avversari stiano già usando la tecnologia contro gli Stati Uniti e che rinunciarvi lascerebbe inutilizzato uno strumento troppo potente rispetto a quelle minacce. La task force sta inoltre condividendo gli strumenti sviluppati con altre strutture militari cyber, tra cui il Defense Cyber Defense Command (DCDC).
Un secondo percorso passa da Project Griffin, l’iniziativa con cui l’esercito vuole costruire un ecosistema di agenti per difendere le proprie reti. Il progetto risponde a uno scenario nel quale la capacità dei difensori di reagire rapidamente alle minacce sostenute dall’IA assume un peso crescente. Il principale consigliere cyber dell’esercito, Brandon Pugh, ha indicato per venerdì l’annuncio di due assegnazioni. L’obiettivo dichiarato riguarda quindi l’organizzazione della difesa attraverso più agenti, con la velocità di risposta al centro.
Per Project Griffin sono arrivate oltre 100 proposte dall’industria. La selezione ha ristretto il gruppo prima a dieci aziende e poi a due, i cui nomi non sono stati divulgati da Pugh. Per le imprese coinvolte, il prossimo passaggio sarà l’annuncio delle assegnazioni: renderà visibili i soggetti scelti per contribuire all’ecosistema di difesa delle reti. Sul versante operativo, Eubank ha già prospettato un ulteriore ampliamento dell’impiego degli agenti, legato ai progressi del loro addestramento.