La trasformazione digitale degli acquisti cambia anche la destinazione della ricchezza generata dai consumi. Secondo le elaborazioni di Confesercenti, tra il 2019 e il 2025 la riduzione dei negozi fisici e l’aumento delle quote di mercato delle grandi piattaforme internazionali di eCommerce hanno delocalizzato circa 16,7 miliardi di euro di spesa delle famiglie. Sono consumi che, spostandosi verso i marketplace globali, hanno sottratto valore ai circuiti economici locali, con ricadute sulla rete di attività e servizi dei territori.
Nello stesso periodo, dal commercio al dettaglio sono scomparse oltre 111mila imprese. L’associazione inserisce questo arretramento nel processo di desertificazione commerciale: la chiusura dei punti vendita riduce l’accesso dei residenti a beni e servizi e indebolisce le economie che ruotano attorno alle attività di prossimità. Il cambiamento delle abitudini di acquisto si intreccia così con la contrazione della rete fisica, modificando il modo in cui la spesa delle famiglie sostiene occupazione, redditi e servizi sul territorio.
Il meccanismo emerge dalle stime sulla distribuzione del valore. Per ogni 100 euro spesi nei negozi fisici, circa 70 euro restano nel circuito economico locale, attraverso occupazione, redditi d’impresa, affitti, servizi professionali, manutenzioni e fiscalità. Quando la stessa spesa passa ai grandi marketplace internazionali, invece, circa 70 euro escono dal territorio. La scelta del canale di acquisto ha quindi effetti che si estendono oltre la singola transazione: cambia la quota di consumi che continua ad alimentare l’economia vicina all’acquirente.
La distribuzione geografica mostra un impatto particolarmente marcato nel Centro, dove Confesercenti stima oltre 5,3 miliardi di euro di consumi usciti dal circuito locale tra il 2019 e il 2025. Seguono il Sud, con circa 4 miliardi, il Nord-Ovest con quasi 3,2 miliardi, il Nord-Est con circa 2,6 miliardi e le Isole con oltre 1,6 miliardi. Il fenomeno attraversa dunque tutte le macroaree considerate, pur con valori differenti.
Tra le regioni, il Lazio registra la perdita maggiore: circa 3,2 miliardi di euro di spesa delle famiglie non più trattenuta dall’economia locale. Seguono la Lombardia, con oltre 1,7 miliardi, e la Campania, con circa 1,6 miliardi. Superano il miliardo anche Veneto e Toscana, entrambi intorno a 1,2 miliardi, e Sicilia, con poco più di un miliardo. In Piemonte l’impatto sfiora il miliardo di euro. Sono valori riferiti alla ricchezza sottratta ai circuiti territoriali nella stima dell’associazione.
I 16,7 miliardi misurano però soltanto la componente economicamente quantificabile del fenomeno. Restano fuori dal conto la minore disponibilità di beni e servizi e gli effetti su sicurezza, coesione sociale e qualità della vita. Nella lettura di Confesercenti, il commercio di prossimità svolge la funzione di infrastruttura territoriale: mantiene attivi immobili, sostiene attività professionali e manutenzioni, contribuisce ai tributi locali e al presidio degli spazi urbani. La sua contrazione coinvolge quindi anche la vita quotidiana delle comunità.
L’associazione riconosce al tempo stesso nell’eCommerce un’opportunità, soprattutto attraverso l’integrazione con i negozi, che può consentire alle piccole imprese di raggiungere nuovi mercati. Il nodo riguarda la destinazione del valore: quando gli acquisti si concentrano sulle grandi piattaforme internazionali, una quota significativa della vendita si allontana dal luogo di residenza del cliente. Per le imprese locali, la prospettiva indicata è una digitalizzazione capace di ampliare il mercato mantenendo il collegamento con la rete commerciale del territorio.
Per contrastare questa dinamica, Confesercenti promuove la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”, sostenuta da centinaia di amministratori locali e arrivata a quasi 40mila firme. Le iniziative del 9 e 10 settembre puntano alle 50mila sottoscrizioni necessarie e alla presentazione dei conti della desertificazione città per città. Il presidente Nico Gronchi indica l’obiettivo di riportare imprese e servizi nei centri urbani, valorizzando le economie territoriali e rendendo le città più vivibili.