L’e-commerce europeo ha superato la soglia dei 900 miliardi di euro. Nel 2025 il giro d’affari B2C del continente ha raggiunto 911 miliardi di euro, contro gli 842 miliardi dell’anno precedente. Il European E-commerce Report 2026, realizzato da Ecommerce Europe ed EuroCommerce, indica così una crescita nominale del 7%, maturata mentre il commercio digitale consolida il proprio peso nell’economia europea e aumenta la pressione competitiva sul retail tradizionale e online.
Al netto dell’inflazione, l’espansione si attesta al 4% in termini reali: il progresso non dipende quindi soltanto dall’aumento dei prezzi. Il risultato arriva in una fase segnata da incertezza economica, tensioni geopolitiche e preoccupazioni degli operatori per la complessità normativa. In questo contesto, la crescita dei volumi rende più evidente la necessità di infrastrutture capaci di sostenere transazioni distribuite tra mercati, valute, regole e abitudini di acquisto differenti.
Con la maturazione del settore cambia soprattutto il ruolo dei pagamenti. Si stanno diffondendo nuove soluzioni di pagamento progettate per ridurre gli attriti al checkout, mentre l’intelligenza artificiale interviene sia nella scoperta dei prodotti da parte dei consumatori sia nella gestione delle attività commerciali. L’AI applicata all’e-commerce entra così in due passaggi decisivi della catena: orienta l’incontro tra domanda e offerta e supporta l’organizzazione operativa dei merchant.
Per i fornitori di servizi finanziari, un mercato da 911 miliardi apre spazi nell’ottimizzazione del checkout, nella prevenzione delle frodi, nei pagamenti account-to-account, nei wallet e nei metodi alternativi. La competizione si sposta oltre la semplice accettazione delle transazioni: gli esercenti chiedono strumenti capaci di aumentare la conversione, contenere le frodi e governare i costi di pagamento. La capacità di garantire queste prestazioni su più mercati europei diventa parte integrante dell’offerta.
La crescita riaccende anche il confronto sulle condizioni applicate agli operatori europei e ai venditori extraeuropei. Ecommerce Europe ed EuroCommerce chiedono un’applicazione più uniforme delle norme doganali, dei requisiti di sicurezza dei prodotti e degli obblighi ambientali. I numeri della Commissione europea mostrano la dimensione del fenomeno: nel 2025 sono entrati nell’Unione quasi 5,9 miliardi di articoli acquistati online, con un incremento del 26% in un anno.
Da luglio 2026 l’Unione europea ha abolito l’esenzione dai dazi doganali per le spedizioni fino a 150 euro e ha introdotto temporaneamente un dazio di 3 euro per articolo sulle consegne di basso valore. Tra gli obiettivi dichiarati figura una concorrenza più equa, in risposta alle contestazioni delle imprese europee, tenute a rispettare obblighi che non sempre sarebbero applicati con la stessa intensità ai venditori che spediscono direttamente da Paesi esterni all’UE.
Il mercato sta cambiando anche sul versante dei comportamenti. Il commercio di seconda mano continua ad ampliarsi, affiancato dalla crescita delle consegne fuori casa, da sistemi di tracciamento dei pacchi più evoluti e da modelli di vendita maggiormente circolari. Pagamenti e logistica finiscono così per convergere nell’esperienza d’acquisto: la semplicità del checkout deve trovare continuità nella visibilità della spedizione e nella scelta delle modalità di consegna.
Il valore competitivo non risiede più soltanto nella quantità di prodotti venduti. Pagamenti, identità, contrasto alle frodi, logistica e regolamentazione formano ormai l’infrastruttura della transazione. Su una base economica di queste dimensioni, anche miglioramenti contenuti nei tassi di conversione, nei costi di pagamento o nella gestione delle frodi possono generare valore significativo per merchant e fornitori di tecnologia.