Scenario Le aziende che spendono in AI aumentano gli organici del 10%
3' 10''
30/06/2026

Un report Ramp-Revelio Labs complica il dibattito sul lavoro: nelle aziende che investono davvero in AI gli organici crescono, anche junior.

Le aziende che spendono in AI aumentano gli organici del 10%

Il dibattito sull’impatto dell’AI sul lavoro si fa meno lineare. Mentre ogni nuova tornata di licenziamenti alimenta il timore che l’automazione stia sostituendo intere fasce professionali, un report di Ramp e Revelio Labs introduce un dato in controtendenza: le aziende che spendono di più in intelligenza artificiale hanno aumentato gli organici del 10,2%.

Il punto di partenza resta severo. Fino a maggio 2026, le imprese hanno annunciato quasi 90.000 tagli collegati all’AI, mentre alcune stime indicano che fino al 15% dei posti di lavoro negli Stati Uniti potrebbe essere eliminato dall’intelligenza artificiale nei prossimi cinque anni. In questo contesto, la promessa dell’industria tecnologica secondo cui l’AI creerà anche nuove occupazioni fatica a rassicurare chi sta entrando ora nel mercato del lavoro.

L’analisi di Ramp e Revelio Labs si basa su dati di spesa aziendale in AI e registri occupazionali relativi a quasi 22.000 aziende. Le imprese definite high-intensity adopters, cioè quelle che nei primi tre mesi spendono in media 30 dollari per dipendente al mese in strumenti di AI, mostrano una crescita più rapida degli organici rispetto alle altre. Il dato riguarda anche le posizioni di ingresso, spesso considerate tra le più vulnerabili alla sostituzione tecnologica.

L’AI non taglia sempre organici: in alcune imprese accelera l’espansione.

La crescita non appare confinata a un singolo reparto. Gli organici aumentano in funzioni come engineering, vendite, amministrazione, assistenza clienti, finanza, marketing e ruoli scientifici. L’incremento più forte emerge nel settore dell’informazione, che comprende software, internet, media e aziende vicine all’ecosistema tecnologico. Qui l’AI sembra agire meno come taglio lineare dei costi e più come leva per espandere la capacità produttiva dell’impresa.

Il quadro, però, non autorizza letture troppo semplici. Il campione tende verso imprese già orientate alla tecnologia e al lavoro della conoscenza, spesso con accesso a capitali, reti di fondatori e competenze tecniche. Sono aziende che potrebbero essere in crescita comunque, indipendentemente dall’AI. Gli autori del report riconoscono che lo studio non dimostra che l’intelligenza artificiale crei occupazione in modo universale, ma indebolisce l’idea di una perdita generalizzata e immediata di posti.

La stessa ambivalenza emerge sui lavoratori più giovani. Una ricerca di Goldman Sachs citata nel report ha stimato che l’AI abbia già cancellato circa 16.000 posti netti al mese nell’ultimo anno, con Gen Z e profili entry level tra i più colpiti. Nelle aziende tecnologicamente avanzate osservate da Ramp e Revelio Labs, però, l’organico entry level è cresciuto del 12%, segnalando che l’effetto dell’AI può cambiare radicalmente a seconda del tipo di impresa.

La crescita occupazionale emerge dove l’adozione supera la fase dei semplici piloti.

La distinzione operativa è decisiva per il business. Nelle società software e tecnologiche, l’AI può rendere più economiche o veloci attività centrali come scrivere codice, fare debugging, costruire strumenti interni, produrre documentazione tecnica e supportare lo sviluppo prodotto. Se il costo di queste attività scende, può aumentare il ritorno sull’espansione dell’intera azienda, non solo del team tecnico.

Il report separa però l’adozione sostanziale dalla sperimentazione. Le aziende che acquistano abbonamenti, avviano piloti e poi non trasformano l’AI in investimenti continuativi non mostrano gli stessi guadagni in termini di organico. Si profila così una distanza crescente tra imprese capaci di integrare l’AI nei processi e aziende ferme alla fase esplorativa, senza capitale, personale tecnico o banda manageriale per convertire la tecnologia in risultati.

Il divario rischia di ampliarsi tra aziende attrezzate e aziende ferme alla sperimentazione.

La traiettoria che emerge è meno quella di una sostituzione automatica e più quella di una divergenza competitiva. L’AI può ridurre lavoro in alcuni contesti e favorire assunzioni in altri, soprattutto dove esistono già risorse per scalare. Gli autori sintetizzano il rischio con una formula netta: le imprese senza quei canali potrebbero restare indietro.

Condividi questo contenuto