La Corea del Sud alza il livello della competizione industriale sull’intelligenza artificiale con un piano da oltre 1 quadrillion di won, pari a circa 900 miliardi di dollari. Il governo e alcuni dei maggiori gruppi tecnologici del Paese hanno annunciato una strategia pensata per trasformare la nazione in una K-Semiconductor powerhouse e in un attore globale nella robotica e nell’AI.
Il programma si chiama 3S+1F, una formula che sintetizza quattro direttrici: costruire rapidamente nuove fabbriche di semiconduttori, distribuirle in poli regionali definiti strongholds, guidare l’innovazione nei nuovi chip richiesti dai mercati in crescita e garantire pieno supporto da parte di governo e industria. La logica è quella di una politica industriale integrata, dove infrastrutture, produzione e ricerca procedono come parti dello stesso disegno.
Al centro del piano ci sono i semiconduttori, cioè la base materiale su cui poggia gran parte dell’economia dell’AI. La Corea del Sud non punta solo ad aumentare capacità produttiva, ma a rafforzare il controllo locale sulle fab, evitando che la crescita delle proprie aziende tecnologiche passi soprattutto da investimenti esteri. In questa prospettiva, il programma ha anche una dimensione geopolitica: competere con la Cina mantenendo fabbriche e competenze industriali dentro il perimetro nazionale.
I grandi nomi dell’industria locale sono già dentro la partita. SK Hynix e Samsung hanno assunto impegni di spesa rilevanti per nuove fab, mentre anche LG e Hyundai parteciperanno agli investimenti. Il coinvolgimento simultaneo di chipmaker, conglomerati industriali e automotive indica che il piano non viene letto soltanto come dossier tecnologico, ma come piattaforma per ridisegnare filiere produttive, automazione e capacità manifatturiera.
La seconda direttrice riguarda la robotica. Seul vuole accelerare la nascita di un’industria nazionale capace di misurarsi con il ruolo dominante cinese nella produzione di macchine automatizzate. Tra gli investimenti previsti compare lo sviluppo di modelli di Physical AI, pensati per svolgere nel movimento e nell’interazione con il mondo fisico una funzione analoga a quella che i LLM hanno avuto per il testo. È un passaggio che porta l’AI fuori dagli schermi e la colloca dentro fabbriche, logistica e automazione industriale.
La scala infrastrutturale del progetto è altrettanto ambiziosa. Il piano prevede data center per una capacità complessiva di 18,4 GW, da realizzare entro il 2035. Per alimentarli serviranno forti investimenti in generazione di energia pulita e in una rete elettrica più efficiente. L’AI, in questo schema, non è separata dal tema energetico: calcolo, chip, fab e rete diventano componenti di una stessa architettura economica.
Il presidente Lee Jae-myung ha presentato il piano come una leva per costruire più velocemente di altri Paesi la base industriale necessaria all’AI e per distribuire ricchezza oltre Seoul. La scelta dei poli regionali non è quindi solo produttiva: serve a spostare investimenti, lavoro qualificato e infrastrutture fuori dalla capitale. Il programma viene così impostato come politica economica e sociale insieme, con l’obiettivo di legare crescita tecnologica e riequilibrio territoriale.
Nella comunicazione ufficiale del progetto ricorre l’espressione great leap forward, formula che richiama inevitabilmente la Cina proprio mentre Seul costruisce una strategia per contenerne il vantaggio competitivo. Per le imprese, il segnale è netto: la prossima fase dell’AI non si giocherà soltanto sui modelli software, ma sulla capacità di assicurarsi chip, energia, data center, fabbriche e robot. La Corea del Sud prova a mettere questi tasselli in fila con un’unica manovra industriale.