Gli investimenti privati nell’automazione industriale hanno raggiunto 37,93 miliardi di dollari tra il 1° gennaio e il 22 luglio 2026. Il dato, relativo ai capitali mobilitati da private equity e venture capital a livello globale, segna una crescita dell’83% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La spinta arriva mentre le imprese cercano risposte alla carenza di lavoratori qualificati, affidandosi sempre più a robotica, intelligenza artificiale e sistemi automatizzati per sostenere produttività e capacità operativa.
Nei primi mesi del 2026 il settore ha registrato 533 operazioni, contro le 435 concluse nello stesso arco temporale del 2025. Il ritmo degli investimenti potrebbe quindi portare l’automazione industriale oltre i 51,55 miliardi di dollari raccolti nell’intero anno precedente. Non cresce soltanto il capitale impiegato: aumenta anche il numero delle transazioni, segnale di un interesse distribuito lungo una filiera che comprende macchinari, software, componenti e servizi di integrazione.
I round più consistenti mostrano inoltre un ampliamento del perimetro tecnologico. Gli investitori non guardano più soltanto all’automazione tradizionale delle fabbriche, ma anche alla robotica umanoide e alla embodied AI, cioè sistemi capaci di percepire l’ambiente fisico e interagire con esso. In questa convergenza tra algoritmi, robotica e produzione avanzata si inserisce Project Prometheus, che ha ottenuto un round Series B da 12 miliardi di dollari, una delle operazioni decisive per la crescita complessiva del comparto.
Un altro contributo rilevante è arrivato da Anduril Industries, che ha raccolto 5 miliardi di dollari con un finanziamento Series H, raggiungendo una valutazione di 61 miliardi. Le due operazioni statunitensi evidenziano la crescente sovrapposizione fra intelligenza artificiale, sistemi robotici, manifattura avanzata e tecnologie per la difesa. Nello stesso periodo, la startup Atoms ha raccolto 1,7 miliardi di dollari in investimenti azionari da un consorzio che comprende Andreessen Horowitz, Alpha Square Group e A-Star Partners.
Il flusso di capitale si estende al resto dell’ecosistema. Tra le altre operazioni figurano gli investimenti di Blackstone e Tinicum in Senior PLC, oltre a quelli che coinvolgono Accel Management e Mind Robotics. Il venture capital finanzia aziende emergenti impegnate nello sviluppo di macchine alimentate dall’AI, mentre i fondi di private equity puntano anche sui fornitori di hardware, software e servizi necessari per installare e gestire l’automazione negli impianti industriali.
Alla base della corsa agli investimenti c’è un problema strutturale per la manifattura: la disponibilità di competenze. Le stime citate indicano che l’industria manifatturiera statunitense potrebbe avere bisogno di altri 3,8 milioni di lavoratori entro il 2033. In questo scenario l’automazione si sposta dal terreno del semplice contenimento dei costi a quello della continuità produttiva. Per le imprese, robot e sistemi intelligenti diventano strumenti con cui mantenere i volumi anche quando risulta difficile coprire ruoli specializzati.
Gli Stati Uniti dominano per valore, con 23,03 miliardi di dollari investiti in 117 operazioni, pari a quasi il 61% del totale globale. La Cina guida invece per numero di transazioni: 251 accordi per 6,94 miliardi, con importi medi inferiori a quelli americani ma una domanda regionale molto estesa. Per gli investitori privati, automazione e robotica riuniscono più direttrici: adozione dell’AI, reshoring manifatturiero, tecnologie per la difesa e ricerca di maggiore efficienza con meno lavoratori disponibili. La fabbrica del futuro prende così forma anche attraverso una concentrazione di capitali senza precedenti recenti.