La Commissione europea ha raggiunto una posizione preliminare secondo cui Azure e AWS dovrebbero essere designati come gatekeeper ai sensi del Digital Markets Act. Per il mercato cloud europeo sarebbe un passaggio regolatorio di primo piano: la qualifica imporrebbe nuovi obblighi ai due operatori e, in caso di mancato rispetto, potrebbe portare a sanzioni fino al 10% del fatturato mondiale.
Il punto centrale individuato da Bruxelles riguarda il ruolo delle due piattaforme come snodo tra imprese e clienti nell'Unione. La Commissione descrive AWS e Azure come il primo e il secondo maggiore servizio di cloud computing nell'UE, sostenendo che entrambe dispongano di basi utenti estese e radicate. A pesare, nella valutazione preliminare, sono anche gli effetti di lock-in, gli elevati costi di migrazione e la presenza di ecosistemi ampi, fattori che possono rendere più difficile cambiare fornitore.
La particolarità del caso è che i due servizi cloud non avrebbero raggiunto le soglie quantitative ordinarie previste dal DMA, come quelle legate al numero di utenti. La loro posizione di mercato, tuttavia, è entrata comunque nel perimetro di attenzione della Commissione. Se la designazione fosse confermata, entrerebbero in gioco obblighi su interoperabilità, accesso ai dati e concorrenza, tre aree che toccano direttamente il modo in cui le aziende europee costruiscono, spostano e integrano le proprie infrastrutture digitali.
La procedura non è ancora conclusa. Amazon e Microsoft hanno la possibilità di rispondere prima che la posizione diventi definitiva. Da Microsoft è arrivato un messaggio di collaborazione con Bruxelles, accompagnato però da una critica alla lettura del mercato: l'azienda sostiene che il settore cloud europeo sia innovativo, altamente competitivo e un acceleratore di crescita per l'economia. La società ha anche espresso preoccupazione per il fatto che ignorare il peso crescente di Google Cloud e Gemini possa alterare il mercato in modo dannoso.
Anche AWS contesta la posizione preliminare. L'azienda afferma che le conclusioni della Commissione non terrebbero conto dell'ampiezza dei servizi cloud disponibili per i clienti europei e rischierebbero di scoraggiare investimenti e innovazione in Europa. Secondo AWS, la concorrenza nel settore resta sana e i clienti dispongono oggi di maggiore scelta, prezzi più bassi e più flessibilità rispetto al passato.
La posizione di Amazon richiama anche il quadro normativo già esistente. L'azienda sostiene che l'Unione europea disponga già di una regolazione cloud ampia attraverso il Data Act e che un ulteriore strato di obblighi sovrapposti sotto il DMA potrebbe indebolire competitività europea e accesso a tecnologie informatiche avanzate. Il confronto con la Commissione, dunque, si giocherà sia sul potere di mercato sia sull'equilibrio tra regolazione, innovazione e attrattività degli investimenti.
Di segno opposto la reazione della Open Cloud Coalition, che accoglie favorevolmente la posizione preliminare su Microsoft e AWS come gatekeeper del cloud. L'organizzazione sottolinea in particolare il collegamento tra lock-in dei clienti esistenti e possibile sviluppo dell'AI enterprise, richiamando preoccupazioni di lungo periodo sulle pratiche di licensing e sugli ecosistemi di Microsoft. Nel 2024, Microsoft aveva descritto la coalizione come un gruppo di lobbying per Google.
Nel quadro delineato da Bruxelles, il cloud non è più soltanto infrastruttura tecnica, ma una componente della sovranità digitale europea. Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per sovranità tecnologica, sicurezza e democrazia, ha affermato che i servizi cloud sono diventati una pietra angolare dell'economia europea e un prerequisito per l'AI, con oltre metà delle imprese UE che ormai vi fa affidamento, insieme a investimenti record nell'infrastruttura di cloud pubblico.
Se le conclusioni preliminari saranno confermate, Microsoft e Amazon avranno sei mesi per adeguarsi agli obblighi del DMA relativi ai servizi cloud. Le due aziende hanno già lo status di gatekeeper per altri servizi, ma l'estensione al cloud sposterebbe il confronto su uno degli strati più strategici dell'economia digitale: quello su cui imprese, applicazioni e sistemi di intelligenza artificiale costruiscono la propria capacità operativa.