La Marina degli Stati Uniti ha aggiornato la propria lista di priorità tecnologiche per i prossimi anni, trasformandola in un segnale rivolto anche agli investitori privati. L’iniziativa è guidata da Justin Fanelli, chief technology officer del Department of the Navy, che da tre anni e mezzo lavora per semplificare l’accesso delle imprese al sistema degli acquisti militari. Prima della pubblicazione, il nuovo documento è stato esaminato da un gruppo ristretto di venture investor, rimasti anonimi.
Il perimetro economico è ampio: Fanelli quantifica in circa 150 miliardi di dollari l’anno gli acquisti complessivi della Marina, precisando che la cifra non rappresenta un investimento diretto in startup. Una quota prevalente continua a passare attraverso i canali tradizionali, ma l’amministrazione punta ad ampliare il co-investimento con il capitale privato. L’ingresso diretto nel capitale delle aziende resta raro; più spesso la Marina attende che un prodotto venga sviluppato e maturato commercialmente prima di acquistarlo.
Sta cambiando anche il profilo delle imprese selezionate. La Marina compra soprattutto da società comprese tra i round Series D e Series F, mentre in passato finanziava direttamente la ricerca iniziale per coprire la distanza tra seed e Series B. Ora una parte di quel compito viene affidata agli investitori commerciali. In cambio, l’organizzazione militare cerca di comunicare con maggiore precisione quali tecnologie intende adottare, così da indirizzare capitali e sviluppo industriale verso esigenze concrete.
Tra gli acquisti più recenti figura un contratto da 562 milioni di dollari, assegnato a settembre 2026 per l’MQ-25 Stingray. Il velivolo autonomo è progettato per il rifornimento in volo e consente di estendere il raggio operativo dei caccia con pilota impiegati dalle portaerei. L’ordine mostra come i sistemi autonomi siano già entrati nei programmi operativi, oltre la fase della sperimentazione tecnologica.
La modernizzazione riguarda anche la capacità di elaborare dati lontano dai data center tradizionali. La Marina sta acquistando hardware di edge computing da Armada, sotto forma di infrastrutture con server destinate alle navi o a installazioni remote. Gecko Robotics è stata invece coinvolta nelle ispezioni prima svolte manualmente in condizioni pericolose, mentre Domino Data Lab gestisce la pipeline di machine learning dell’organizzazione.
Un altro intervento ha sostituito un sistema di telecamere navali commissionato a un contractor della difesa e accumulatosi in anni di ritardo. La Marina ha adottato telecamere commerciali abbinate al software di Applied Intuition, riducendo di circa quattro anni i tempi previsti e portando la soluzione su un numero di navi superiore alle attese. Il progetto illustra il ruolo che componenti già disponibili sul mercato possono assumere nei programmi militari quando vengono integrate con software specializzato.
Le decisioni di acquisto passano attraverso un piccolo comitato di selezione delle fonti, concepito per mantenere la valutazione basata sui risultati senza moltiplicare i livelli autorizzativi. L’ostacolo più frequente per le tecnologie promettenti non è però tecnico: sono i cicli di bilancio di lungo periodo. Un nuovo strumento riesce a consolidarsi soltanto quando sostituisce una voce di spesa esistente, permettendo alla Marina di disattivare un sistema già finanziato.
La lista, elaborata con il Portfolio Acquisition Executive for Mission Systems, è organizzata in cinque grandi categorie. La prima è l’AI applicata: comprende machine learning e software agentico capaci di trasformare dati grezzi in decisioni, dalla fusione dei segnali provenienti dai sensori al supporto all’individuazione degli obiettivi. Per imprese e finanziatori, le priorità delineano una traiettoria precisa: prodotti maturi, integrabili e capaci di sostituire tecnologie già presenti nei programmi della Marina.