Keeper Security ha annunciato di proteggere oltre 100.000 clienti aziendali nel mondo. L’adozione della sua piattaforma di sicurezza coinvolge più di 150 Paesi e attraversa settori diversi: finanza, sanità, telecomunicazioni, manifattura e pubblica amministrazione. Il traguardo fotografa l’espansione del fornitore specializzato nella protezione delle identità, con un’offerta che riunisce la gestione delle credenziali e il controllo degli accessi privilegiati.
L’annuncio segue il superamento di 240 milioni di dollari di ricavi ricorrenti annuali, indicati dalla sigla ARR. A questo dato si aggiunge il riconoscimento di Gartner, che ha classificato Keeper come il secondo concorrente per velocità di crescita nel mercato mondiale del software di sicurezza nel 2025. La base clienti e i ricavi ricorrenti sono due indicatori della crescita commerciale che accompagna l’ampliamento della piattaforma.
Al centro dell’offerta c’è KeeperPAM, la piattaforma per la gestione degli accessi privilegiati. Il prodotto integra gestione di password e passkey, governance dei segreti, monitoraggio delle sessioni privilegiate e gestione dei privilegi sugli endpoint. Comprende inoltre accesso alla rete secondo il modello zero trust e isolamento del browser remoto. Queste capacità sono raccolte in un’unica piattaforma, mettendo insieme strumenti per amministrare le credenziali, controllare i privilegi e osservare le sessioni.
La protezione dei dati si basa su un’architettura zero-knowledge. Secondo l’azienda, tutte le credenziali e i dati delle sessioni rimangono cifrati con la chiave privata del cliente, così da lasciare ai team di sicurezza il pieno controllo delle proprie informazioni. Il modello affianca quindi alla gestione centralizzata degli accessi una struttura di cifratura che mantiene il controllo dei dati presso l’organizzazione cliente.
Tra le innovazioni che, secondo Keeper, hanno sostenuto l’adozione figura KeeperAI. Lo strumento monitora le sessioni in tempo reale e l’azienda dichiara una riduzione del 99% dei tempi di rilevamento delle minacce, con risposta automatizzata sul 100% delle sessioni privilegiate. L’intelligenza artificiale entra così nella componente di sorveglianza degli accessi: il monitoraggio viene affiancato da capacità di risposta automatica durante le sessioni controllate dalla piattaforma.
Keeper ha esteso anche la governance dell’AI agentica al proprio Endpoint Privilege Manager. L’estensione consente di applicare politiche di accesso, controlli sull’elevazione dei privilegi e monitoraggio comportamentale agli agenti AI conosciuti e sconosciuti. Il perimetro della gestione dei privilegi comprende quindi anche questi agenti, ai quali vengono applicati controlli sull’accesso e sull’aumento delle autorizzazioni, insieme all’osservazione del comportamento.
Un altro intervento riguarda Keeper Secrets Manager, che ora si integra con i server del Model Context Protocol (MCP) per consentire agli agenti AI di accedere alle credenziali in modo sicuro. I connettori aziendali certificati per piattaforme come Microsoft Azure Logic Apps puntano inoltre a eliminare i segreti incorporati direttamente nei flussi di lavoro automatizzati. L’offerta affronta così anche la gestione delle credenziali utilizzate dalle automazioni.
Secondo Keeper, contribuiscono all’adozione anche le integrazioni con SailPoint e Wiz. Un ulteriore gruppo di collegamenti porta le richieste e le approvazioni degli accessi privilegiati e delle credenziali dentro Microsoft Teams, Google Chat, Slack, Jira, ServiceNow e Freshservice. Gli utenti possono chiedere e approvare gli accessi senza cambiare sistema, inserendo questi passaggi negli strumenti che utilizzano per comunicare e gestire le attività aziendali.
Per Darren Guccione, amministratore delegato e cofondatore di Keeper Security, il traguardo arriva durante un cambiamento del mercato alimentato dalla diffusione dell’AI nelle imprese. Nella sua lettura, i responsabili della sicurezza stanno passando da software separati a un livello unificato di controllo delle identità, capace di offrire visibilità e governance. Guccione identifica nell’identità la principale superficie di attacco e considera il consolidamento delle piattaforme un imperativo strategico: è questa la direzione che, secondo il manager, le aziende stanno abbracciando.