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Jindex mappa oltre 3.000 usi dell'AI nelle redazioni

Il database J·Index raccoglie oltre 3.000 casi di adozione dell’AI nei media. Circa il 60% delle applicazioni censite riguarda ancora il lavoro di redazione.

29 set 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Jindex mappa oltre 3.000 usi dell'AI nelle redazioni
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Oltre 3.000 casi mostrano come le organizzazioni giornalistiche stanno usando l’intelligenza artificiale. Li raccoglie J·Index, il database ideato dalla giornalista ucraina Katya Gorchinskaya, che registra circa 20 parametri per ogni applicazione e permette di confrontare organizzazioni, mercati e aree geografiche. Il quadro che emerge riguarda soprattutto il lavoro editoriale: circa il 60% delle applicazioni censite viene introdotto nelle redazioni, mentre le attività commerciali e gli altri aspetti del modello di business risultano meno esplorati.

Il progetto nasce dall’esperienza di Gorchinskaya, che ha lavorato per tre decenni nel giornalismo come reporter, direttrice, amministratrice delegata e, oggi, consulente specializzata in AI per i media. I dati vengono raccolti attraverso ricerca manuale, ricerche automatizzate e metodi assistiti dall’AI. La metodologia evolve insieme agli strumenti disponibili. Il database comprende soltanto progetti di cui esistono informazioni pubbliche: è il limite da tenere presente quando si leggono le tendenze che Gorchinskaya ricava dai casi raccolti.

Una delle ricorrenze più nette riguarda gli assistenti editoriali. Anche quando sono sviluppati da organizzazioni diverse, tendono a seguire una struttura simile: utilizzano dati come gli archivi dell’editore o le regole della redazione, si appoggiano a uno o più modelli AI e offrono funzioni per la stesura, la ricerca d’archivio, la trascrizione o la correzione dei testi. I giornalisti vi accedono attraverso un’applicazione dedicata oppure direttamente dal CMS, il sistema con cui gestiscono i contenuti.

Circa il 60% delle applicazioni AI censite viene introdotto nelle redazioni.

Nei sistemi più avanzati compare anche un livello di orchestrazione agentica, che coordina più agenti incaricati di compiti editoriali differenti. È una configurazione che Gorchinskaya ha osservato ripetersi nei progetti censiti. La somiglianza delle soluzioni aiuta a leggere la fase attuale dell’adozione: gli editori stanno costruendo strumenti intorno a materiali e procedure che già possiedono, collegandoli a modelli capaci di lavorare sul linguaggio.

La concentrazione degli impieghi in redazione segue, nell’analisi di Gorchinskaya, le competenze delle organizzazioni giornalistiche. I giornalisti conoscono il prodotto editoriale e iniziano ad automatizzare i processi che governano ogni giorno; i modelli linguistici si prestano a molte di quelle attività. La quota del 60% segnala anche quanto spazio rimanga nelle funzioni commerciali. Secondo Gorchinskaya, l’evoluzione dei casi raccolti indica che le organizzazioni dei media potrebbero rivolgere più attenzione a queste attività.

Gli assistenti editoriali seguono strutture simili anche quando nascono in organizzazioni diverse.

Le modalità di adozione cambiano con le risorse disponibili. I grandi gruppi tendono a partire presto, a coinvolgere team dedicati e a inserire gli strumenti in una strategia sistematica. Gorchinskaya osserva che possono analizzare più a fondo sia le opportunità dell’AI sia le debolezze interne. Le realtà più piccole procedono più spesso con un singolo strumento o flusso di lavoro alla volta. Per i gruppi maggiori, l’automazione delle attività attuali si accompagna alla ricerca di nuove forme di valore e di ricavo.

Un’altra differenza emerge nella condivisione degli strumenti. I casi open source presenti in J·Index provengono tutti da organizzazioni finanziate da donatori: chi riceve risorse per lo sviluppo dei media, osserva Gorchinskaya, è più incline a rendere disponibili i propri strumenti. Un’organizzazione commerciale può invece scegliere di trasformarli in prodotti da vendere ad altre testate. La provenienza delle risorse incide così anche sulla circolazione delle soluzioni create per le redazioni.

La scelta degli strumenti decide quanta autonomia conserva una redazione.

Resta infine la scelta tra costruire e acquistare. Per Gorchinskaya, la dipendenza dai fornitori espone gli editori a sistemi progettati fuori dal loro controllo. Alcune organizzazioni rispondono addestrando modelli propri; altre realizzano un sistema interno collegato a più fornitori di modelli. In quest’ultimo caso il personale può cambiare il modello sottostante senza abbandonare l’ambiente di lavoro costruito dalla testata. L’adozione dell’AI nelle redazioni riguarda quindi anche chi controlla gli strumenti con cui si produce informazione.

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