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Instinct deve ai viaggi oltre il 50% delle transazioni

Il fondatore di Instinct afferma che oltre metà delle transazioni riguarda i viaggi. La piattaforma su invito cresce e punta anche alle prenotazioni dei ristoranti.

30 set 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Instinct deve ai viaggi oltre il 50% delle transazioni
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Su Instinct, più del 50% delle transazioni riguarda i viaggi. Il dato arriva dal fondatore Noah Shinn e indica dove gli utenti stanno impiegando più spesso l’agente personale della startup. Organizzare uno spostamento richiede di mettere insieme voli, alberghi e servizi diversi: un compito che Shinn considera adatto a un’interfaccia capace di ricevere una richiesta espressa in linguaggio naturale.

La piattaforma è ancora accessibile solo su invito, ma Shinn ha detto che si sta avvicinando a un miliardo di dollari di transazioni su base annua. La cifra descrive il valore delle operazioni che passano attraverso Instinct, non un dato sui ricavi della società. Il fondatore non ha precisato come sia stato calcolato il ritmo annuale indicato: è il principale limite da tenere presente nel leggere la dimensione raggiunta dalla piattaforma.

Nella conversazione con l’investitore Patrick O’Shaughnessy, Shinn ha spiegato il confronto con le agenzie e i siti di viaggio. Quei servizi, ha osservato, riuniscono offerte di catene alberghiere, compagnie aeree e altri operatori in un’unica interfaccia, permettendo agli utenti di confrontarle e prenotare subito. La sua idea è che un agente possa partire direttamente dalla necessità della persona: per esempio, trovare una soluzione per arrivare a New York quella stessa sera, quando il viaggio è urgente.

Oltre metà delle transazioni su Instinct riguarda i viaggi.

Shinn ha indicato anche una crescita quotidiana del 10% per la piattaforma, aggiungendo che il volume delle transazioni aumenta a un ritmo simile. Sono numeri dichiarati dal fondatore, che accompagnano la forte concentrazione delle operazioni nel turismo. Per Instinct, i viaggi offrono dunque un terreno concreto su cui misurare l’uso di un agente personale: dalla richiesta iniziale alla scelta fra servizi che, nelle interfacce tradizionali, l’utente deve cercare e combinare.

La startup guarda però anche alle prenotazioni dei ristoranti. Secondo Shinn, molti sistemi assegnano i tavoli in ordine di arrivo delle richieste, senza considerare il motivo per cui una persona vuole prenotare. Un agente potrebbe controllare i siti dei locali ogni cinque secondi e avvisare l’utente quando si libera un posto. Il fondatore ha inoltre lasciato intendere che Instinct vorrebbe ripensare il processo di prenotazione, introducendo forme di trattamento preferenziale.

Shinn dice che la piattaforma cresce del 10% ogni giorno.

È questa prospettiva ad aver suscitato critiche. Shinn ha sostenuto che chi prenota per un’occasione importante cerca un tavolo adatto all’evento e che i ristoranti potrebbero voler accogliere clienti legati a momenti speciali. Alcuni osservatori hanno fatto notare che un agente AI potrebbe dichiarare un anniversario inesistente per ottenere una prenotazione. Hanno anche contestato l’idea di mettere in secondo piano i clienti abituali, che per molti locali rappresentano una parte regolare dell’attività.

Nel frattempo, Instinct ha raccolto un miliardo di dollari in un round Series C che ha attribuito alla società una valutazione di 10 miliardi di dollari. Tra gli investitori figurano Sequoia Capital, Benchmark Capital e Coatue. Il finanziamento dà alla startup risorse per sviluppare un prodotto che, nelle dichiarazioni del fondatore, sta passando da un forte utilizzo nei viaggi all’ambizione di intervenire anche in altri servizi quotidiani.

Le prenotazioni dei ristoranti aprono una discussione sul trattamento preferenziale.

Instinct conta 14 persone e si confronta nello spazio degli agenti personali con Muse di Meta e con Wajo, sostenuta da Khosla. Il peso dei viaggi nelle sue transazioni mostra per ora dove l’uso è più concentrato; le discussioni sulle prenotazioni dei ristoranti mostrano invece quanto le scelte compiute da un agente per conto dell’utente possano incidere anche sulle regole dei servizi a cui accede.

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