Scenario Il clima estremo minaccia il 79% della capacità dei data center
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29/06/2026

Il boom dei data center AI si scontra con ondate di calore, reti elettriche sotto stress e rischi climatici che minacciano il 79% della capacità globale.

Il clima estremo minaccia il 79% della capacità dei data center

Il boom dell’intelligenza artificiale sta spostando il problema dei data center dal solo terreno della potenza di calcolo a quello, molto più fisico, del clima. Mentre l’Europa affronta una nuova ondata di caldo record, le infrastrutture che alimentano i servizi digitali devono mantenere operativi chip sempre più potenti, sistemi di raffreddamento complessi e connessioni elettriche ad alta intensità. Una stima di First Street, società di analisi del rischio climatico, indica che il 79% della capacità globale dei data center è esposto a rischi elevati legati a fenomeni climatici acuti.

Il dato comprende minacce come alluvioni, venti estremi e incendi, tutti eventi in grado di interrompere le operazioni, aumentare i tempi di inattività e far crescere i costi assicurativi e di riparazione. Il punto non riguarda soltanto il singolo edificio tecnologico: nelle giornate più calde, la domanda aggiuntiva dei condizionatori può sovraccaricare le reti elettriche, generando blackout che colpiscono fabbriche, centrali, servizi urbani e infrastrutture digitali.

Nel portafoglio statunitense di rischio costruzione data center di Zurich, il meteo severo è diventato negli ultimi tre anni la principale causa di perdita e pesa ormai per circa un terzo dei danni. Patrick McBride, responsabile International Construction del gruppo, ha spiegato che molte strutture stanno migrando verso aree suburbane o rurali, dove i terreni costano meno ma gli archivi sugli eventi estremi sono spesso limitati, perché quei territori erano poco sviluppati. Il risultato è una nuova esposizione: asset da 3 miliardi di dollari distribuiti su superfici estese e più vulnerabili.

Il 79% della capacità globale è esposto a rischi climatici elevati

Il movimento è già misurabile nei cantieri. Secondo McBride, nel 2026 il 64% della capacità data center in costruzione si trova fuori dagli hub tradizionali, come la Northern Virginia, e si sposta verso mercati di frontiera quali West Texas, Tennessee, Wisconsin e Ohio. In queste aree, tornado, grandine e forti venti possono colpire grandi coperture, sistemi HVAC esposti, torri di raffreddamento e installazioni energetiche come il solare. In parallelo, mercati emergenti come il Brasile affrontano il tema del caldo, mentre in Europa nuovi insediamenti raggiungono aree come la penisola iberica, dove le temperature sono in aumento.

Per Marsh Risk, il tema entra ormai nel cuore della pianificazione industriale. Joe Macejak, responsabile statunitense property digital infrastructure, ha sintetizzato il punto in termini netti: non si tratta di capire se i rischi climatici impatteranno la rivoluzione dell’infrastruttura digitale, ma come clienti e stakeholder riusciranno a identificarli, quantificarli e gestirli entro le rispettive soglie di tolleranza. Senza questa gestione, le imprese possono trovarsi davanti a costi più alti e carenze operative, con effetti anche sulle strutture di capitale che sostengono la corsa ai data center per l’AI.

Il caldo stressa insieme data center e reti elettriche

Il caldo estremo agisce su due fronti contemporaneamente. Mishal Thadani, amministratore delegato e cofondatore di Rhizome, ha osservato che le alte temperature stressano sia i data center sia la rete elettrica da cui dipendono. Anche in condizioni normali, il raffreddamento rappresenta circa il 40% dei consumi energetici di un data center; nelle ondate di calore questa quota cresce proprio mentre i climatizzatori aumentano la domanda di elettricità. L’esempio di Torino, dove a maggio si sono registrati picchi intorno a 38 gradi Celsius e ripetuti blackout legati allo stress termico dei cavi sotterranei, mostra la fragilità della rete quando calore e carico si sommano.

Le grandi aziende tecnologiche stanno adattando progettazione e componenti. Microsoft ha indicato che i suoi data center sono progettati per operare in modo affidabile in un’ampia gamma di condizioni ambientali, con selezione dei siti, sistemi ridondanti e monitoraggio in tempo reale per gestire calore estremo e meteo severo. NVIDIA ha dichiarato che i nuovi server AI possono far circolare il liquido di raffreddamento a 45 gradi Celsius; secondo l’azienda, alzare di un solo grado la temperatura dei chiller può ridurre di circa il 4% i costi energetici del raffreddamento.

Il raffreddamento diventa una variabile industriale della corsa all’AI

Anche la filiera degli impianti si sta muovendo. Aaron Lewis, chief commercial officer per le soluzioni globali data center di Johnson Controls, ha spiegato che il settore sta sviluppando una gamma più ampia di sistemi e applicazioni per trasferire il calore in modo più efficace. L’azienda testa già le apparecchiature di raffreddamento per verificarne la resistenza a diverse temperature, e in Europa Lewis ha visto per la prima volta un cliente inserire un “fattore cambiamento climatico” nelle specifiche progettuali. La corsa all’AI, quindi, accelera non solo la domanda di capacità computazionale, ma anche l’innovazione necessaria per mantenerla operativa in un ambiente meno prevedibile.

Fonte: cnbc.com

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