Scenario

Il 98% si fida della protezione dati, ma il 34% è colpito

Un’indagine Perforce mostra lo scarto tra fiducia e rischi reali: il 98% si considera preparato, ma il 34% ha già subito violazioni o furti di dati.

21 lug 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Il 98% si fida della protezione dati, ma il 34% è colpito
Condividi

La fiducia dichiarata dalle grandi imprese nella sicurezza dei dati non coincide sempre con la loro esperienza sul campo. Nel terzo rapporto annuale sulla conformità e la sicurezza, Perforce Software rileva che il 98% degli intervistati si considera capace di proteggere le informazioni sensibili. Eppure il 34% delle organizzazioni rappresentate ha già subito violazioni o furti di dati, uno scarto che mette in discussione la reale solidità delle misure adottate.

Il rapporto, pubblicato il 21 luglio 2026, si basa su un’indagine globale condotta su oltre 500 leader aziendali in collaborazione con Hanover Research. Il campione riguarda soprattutto grandi imprese, prevalentemente organizzazioni con ricavi annuali superiori a un miliardo di dollari e almeno 25.000 dipendenti. Le risposte descrivono quindi ambienti complessi, nei quali dati, applicazioni e processi di controllo devono essere gestiti su vasta scala.

La distanza tra politiche formali e applicazione concreta emerge con particolare evidenza nel data masking, la tecnica utilizzata per nascondere o sostituire le informazioni sensibili quando i dati vengono impiegati, per esempio, in attività di sviluppo e test. Il 99% delle organizzazioni dispone di regole che ne impongono l’adozione, ma l’84% continua a consentire eccezioni ai requisiti di conformità. La presenza di una policy, dunque, non garantisce che il controllo venga applicato senza deroghe.

La fiducia nella protezione dei dati supera nettamente la sicurezza dimostrata sul campo

“Nei dati vediamo una contraddizione: una forte fiducia nonostante le preoccupazioni e i rischi riscontrati nel mondo reale”, ha osservato Ross Millenacker, Senior Product Manager di Perforce Delphix e tra gli autori del rapporto. Secondo il manager, questa tensione mostra quanto sia difficile proteggere informazioni sensibili su larga scala senza soluzioni adeguate, soprattutto mentre le organizzazioni estendono le proprie attività verso lo sviluppo agentico.

L’espansione dell’intelligenza artificiale aggiunge infatti nuovi flussi di utilizzo dei dati alle tradizionali attività di sviluppo software, test e analisi. Perforce Delphix viene presentata dall’azienda come una piattaforma di automazione dei dati capace di combinare distribuzione, mascheramento, generazione di dati sintetici e governance centralizzata. L’obiettivo dichiarato è fornire dati conformi e di qualità alle iniziative software e AI, accelerando l’innovazione senza ampliare in modo incontrollato l’esposizione delle informazioni sensibili.

Quasi tutte le imprese impongono il masking, ma la maggioranza ammette eccezioni

Il rapporto sulla conformità rientra in un programma di ricerca più ampio dedicato alla gestione dei dati nell’era dell’AI e dello sviluppo agentico. Delphix ha già pubblicato il Test Data Management Report for AI-Ready Enterprises, incentrato su priorità e difficoltà della moderna gestione dei dati di test. Altri studi dedicati al rapporto tra AI e privacy e all’impiego dei dati sintetici sono previsti nel corso del 2026.

Lo sviluppo agentico rende più complessa la protezione dei dati su larga scala

Il quadro delineato non indica quindi una mancanza di attenzione: quasi tutte le imprese intervistate dichiarano di avere obblighi di mascheramento e una fiducia molto elevata nei propri strumenti. Il problema emerge nelle eccezioni di conformità, nella difficoltà di applicare le regole in modo uniforme e nella persistenza di violazioni concrete. Con l’aumento dei casi d’uso legati all’AI, la preparazione non potrà essere misurata soltanto attraverso policy e percezioni interne, ma dovrà confrontarsi con la continuità effettiva dei controlli sui dati.

Articoli Correlati