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Il 61% degli elettori USA si oppone ai data center AI

Un sondaggio su 1.503 probabili elettori americani rileva un’opposizione diffusa ai data center AI. Pesano ambiente e comunità locali, meno le scelte di voto.

16 set 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Il 61% degli elettori USA si oppone ai data center AI
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La costruzione dei data center per l’intelligenza artificiale incontra l’opposizione del 61% dei probabili elettori americani. È il risultato del sondaggio condotto dal New York Times e dalla Siena University su 1.503 persone all’inizio di settembre. Alla domanda sul sostegno o sulla contrarietà alla realizzazione delle infrastrutture che alimentano le tecnologie AI, soltanto il 14% degli intervistati si è dichiarato fortemente favorevole. Quest’ultima percentuale riguarda quindi il consenso più convinto, non l’intero gruppo dei favorevoli.

Le differenze politiche attraversano il campione, ma con intensità diverse. Tra chi ha votato per Donald Trump nel 2024, il sostegno alla costruzione dei centri raggiunge il 49%, contro il 45% di contrari: una divisione quasi a metà. L’opposizione sale invece al 74% tra gli elettori di Kamala Harris e al 67% tra chi non ha votato. Il dissenso risulta dunque particolarmente marcato in questi ultimi due gruppi, mentre nell’elettorato di Trump il vantaggio dei favorevoli resta contenuto.

Essere contrari, però, si traduce in richieste differenti. Tra gli intervistati che si oppongono ai data center, il 56% preferisce introdurre limiti, mentre il 38% sostiene un divieto totale. La distinzione porta il confronto sulle condizioni alle quali consentire la costruzione delle infrastrutture. Per le imprese che le sviluppano, le due posizioni implicano interlocuzioni diverse: da una parte la richiesta di vincoli, dall’altra il rifiuto della realizzazione stessa. Nel gruppo dei contrari, la prima opzione raccoglie più consensi della seconda.

Tra i contrari ai data center, i limiti raccolgono più consensi del divieto totale.

Le motivazioni mettono al centro gli effetti sul territorio. Le preoccupazioni per ambiente e consumo d’acqua sono la ragione più frequente dell’opposizione, indicata dal 32%, seguite dall’impatto sulle comunità locali, al 21%. Il confronto pubblico sulle infrastrutture AI si concentra così su ciò che la loro presenza comporta per i luoghi che le ospitano. Per chi progetta nuovi impianti, acqua, ambiente e rapporto con i residenti sono i temi più ricorrenti nelle risposte degli oppositori.

Una parte del dissenso riguarda invece direttamente la tecnologia: la sfiducia o avversione verso l’AI pesa per il 18% nelle ragioni indicate. Seguono le preoccupazioni sulla regolamentazione, al 10%, e quelle economiche, al 9%. L’opposizione comprende quindi motivazioni diverse, dalle conseguenze locali al giudizio sull’intelligenza artificiale in sé. Per le aziende del settore, spiegare gli impieghi della tecnologia e affrontare le obiezioni sulla costruzione dei centri significa misurarsi con domande differenti, anche all’interno dello stesso fronte contrario.

Ambiente e consumo d’acqua guidano le ragioni dell’opposizione ai data center AI.

Il risultato si affianca ad altre rilevazioni citate nel dibattito americano. Un sondaggio di NBC News di marzo aveva registrato per l’AI un gradimento inferiore a quello dell’ICE, l’agenzia federale per l’immigrazione. A maggio, una rilevazione Gallup aveva mostrato che sette americani su dieci si opponevano alla costruzione di data center AI nella propria zona. In quest’ultimo caso, la domanda riguardava esplicitamente la dimensione locale, mettendo in primo piano la disponibilità ad accogliere queste infrastrutture vicino alla propria comunità.

Il malcontento trova però poco spazio tra le priorità dichiarate per il voto di metà mandato. AI e data center vengono scelti come tema decisivo da meno dell’1% nella maggior parte dei gruppi demografici. Tra i giovani dai 18 ai 29 anni la quota raggiunge il 3%, mentre le risposte più frequenti riguardano economia, politica estera, inflazione e opposizione a Trump o ai repubblicani. La diffusione del dissenso convive quindi con un’agenda elettorale dominata da altre questioni.

AI e data center restano marginali tra le priorità del voto di metà mandato.

Sulla capacità dei partiti di gestire il tema, infine, manca un vantaggio netto. Tra i 554 rispondenti considerati per questa domanda, il 42% preferisce i repubblicani e il 40% i democratici; il restante 18% non sa o rifiuta di rispondere. Gli elettori di entrambi gli schieramenti scelgono in larga maggioranza il proprio partito. Per la politica, la questione dei data center si presenta così come un terreno di opposizione diffusa sul quale nessuno dei due principali partiti raccoglie una fiducia maggioritaria.

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