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Il 60% delle grandi imprese frena l’adozione dell’AI

Un’indagine di FTI Consulting rileva che il 60% delle grandi imprese ha rallentato, sospeso o ridotto un progetto AI nell’ultimo anno tra rischi, regole incerte e sfiducia.

29 set 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Il 60% delle grandi imprese frena l’adozione dell’AI
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Le grandi imprese continuano a investire nell’intelligenza artificiale, ma procedono con maggiore cautela. Una ricerca annunciata da FTI Consulting rileva che il 60% ha rallentato, sospeso o ridotto almeno un’implementazione AI prevista nell’ultimo anno per timori legati alla reputazione, alla regolazione o alla fiducia. L’indagine ha coinvolto 1.600 dirigenti e responsabili delle decisioni aziendali in sette mercati. Il dato descrive una fase in cui la gestione dei rischi incide sempre più sui tempi di adozione.

La pressione più immediata arriva dalla cybersicurezza. Con l’AI sempre più presente nelle attività quotidiane, le aziende devono presidiare sia i sistemi approvati sia gli strumenti non autorizzati usati fuori dai controlli interni. L’implementazione diventa così una questione operativa che coinvolge sicurezza delle informazioni, procedure e responsabilità. Jon Priestley, senior managing director della divisione Strategic Communications di FTI Consulting, osserva che le imprese vedono ancora grandi opportunità, mentre rischi cyber, incertezza normativa e sfiducia interna ne condizionano le scelte.

Le regole poco chiare pesano sulle decisioni: l’81% degli intervistati afferma che l’incertezza sulla regolazione dell’AI ha creato problemi concreti per la propria attività, alimentando prudenza e pressioni a rallentare. Anche i presidi aziendali sono recenti. Il 41% dei sistemi di governance è stato istituito meno di un anno fa; soltanto il 17% esiste da oltre due anni. Molte organizzazioni stanno quindi definendo le proprie regole interne mentre l’uso della tecnologia si estende.

Sei grandi imprese su dieci hanno frenato almeno un’implementazione AI prevista.

La fiducia presenta una frattura anche dentro le aziende. I vertici dichiarano risultati elevati dall’AI più spesso dei manager intermedi, che sono meno propensi a riconoscere nelle dichiarazioni pubbliche sull’AI una rappresentazione fedele della realtà interna. Sono però proprio questi responsabili a tradurre le strategie in cambiamenti nelle attività di ogni giorno. La distanza tra la valutazione dei vertici e l’esperienza di chi gestisce i processi può incidere sulla capacità di diffondere gli strumenti tra i team.

Le priorità di spesa mostrano come le imprese stiano rispondendo. Il 47% indica investimenti previsti in sicurezza cyber e delle informazioni, la quota più alta tra le aree rilevate. Seguono comunicazione interna e gestione del cambiamento, al 35%, e formazione e certificazione dei dipendenti, al 30%. Le risorse si concentrano dunque anche sulle condizioni necessarie per usare l’AI nelle attività aziendali, dalla protezione dei sistemi alla preparazione delle persone che dovranno lavorarci.

I manager intermedi vedono meno risultati e meno corrispondenza tra annunci e realtà interna.

La costruzione di controlli coinvolge anche le strutture organizzative: il 27% prevede investimenti in personale dedicato alla governance dell’AI e il 26% nella gestione delle crisi. Sono ambiti che richiedono competenze e responsabilità definite oltre alla disponibilità degli strumenti. Priestley lega la prossima fase dell’adozione alla capacità di distribuire l’AI in modo responsabile e indica resilienza cyber, trasparenza, responsabilità e cambiamento organizzativo tra i temi su cui le imprese cercano indicazioni pratiche.

Le priorità rivolte ai governi variano da Paese a Paese. Nel Regno Unito il 41% degli intervistati considera fondamentale un solido quadro di sovranità dell’AI. In Spagna il 48% dà precedenza a maggiori investimenti in sicurezza e competenze. La comunicazione obbligatoria dei rischi AI guida invece le preferenze in Irlanda, con il 42%, e in Belgio, con il 45%. In Francia, il 38% mette al primo posto regole chiare sulla responsabilità quando un sistema AI fallisce.

Sicurezza, formazione e governance assorbono le nuove priorità di investimento nell’AI.

Il sondaggio è stato condotto online dal 5 all’11 agosto 2026 tra decisori di grandi aziende nel Regno Unito, in Francia, Spagna, Germania, Belgio, Stati Uniti e Irlanda. Le imprese rappresentate dichiarano un fatturato annuo medio di 1,5 miliardi di sterline. Pubblicati in vista dell’International AI Summit di Dublino, i risultati fotografano aziende impegnate a dare forma a controlli, competenze e responsabilità mentre portano l’AI nelle proprie attività.

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