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Il 55% dei lavoratori non ha regole aziendali sull’AI

Negli Stati Uniti l’uso dell’AI corre più veloce delle regole aziendali: il 29% la utilizza ogni giorno, mentre il 55% non dispone di una policy ufficiale.

27 ago 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Il 55% dei lavoratori non ha regole aziendali sull’AI
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L’uso dell’intelligenza artificiale negli uffici statunitensi procede più rapidamente della sua regolamentazione. Il 29% degli intervistati utilizza strumenti di AI ogni giorno sul lavoro, ma il 55% dichiara che il proprio datore di lavoro non dispone di una politica ufficiale in materia. Il quadro emerge dai risultati del terzo trimestre di SurveyMonkey, pubblicati il 19 agosto e basati su una rilevazione condotta a luglio tra 1.686 lavoratori e studenti negli Stati Uniti.

Nel dettaglio, il 21% ricorre all’AI più volte al giorno e l’8% una volta al giorno. Un ulteriore 34% la usa occasionalmente, da poche volte alla settimana a frequenze ancora inferiori, mentre il 37% non la utilizza mai sul lavoro. Sono comportamenti distinti: chi adopera questi sistemi quotidianamente tende a inserirli in flussi ricorrenti, mentre gli utenti saltuari selezionano attività circoscritte e i non utilizzatori possono avere un’esperienza diretta molto limitata.

Le applicazioni più comuni comprendono ricerca e brainstorming, preparazione di messaggi e documenti e analisi dei dati. Dietro attività apparentemente vicine si nascondono però livelli di esposizione differenti. Elaborare idee usando informazioni non sensibili non equivale a inserire dati dei clienti in un sistema esterno, affidarsi senza verifiche a un’analisi generata oppure inviare a un destinatario un testo prodotto automaticamente e non revisionato.

L’AI entra nei flussi di lavoro più rapidamente delle regole aziendali

Tra chi usa l’AI, il 68% afferma di risparmiare tempo; la quota sale all’84% tra gli utilizzatori quotidiani. L’integrazione nelle attività professionali non coincide tuttavia con una dipendenza uniforme: soltanto il 6% si rivolge subito all’intelligenza artificiale davanti a un compito, mentre il 58% prova prima a risolverlo autonomamente. La tecnologia appare quindi radicata in numerosi processi, ma rimane spesso uno strumento di supporto attivato dopo una prima valutazione umana.

Anche dove esistono indicazioni, una classificazione generica rischia di lasciare irrisolte le questioni operative. Oltre alla maggioranza priva di policy, il 34% descrive l’AI come facoltativa nella propria organizzazione, il 6% come obbligatoria e il 5% come completamente vietata. Una governance efficace deve invece chiarire strumenti approvati, informazioni protette, obblighi di revisione e responsabilità sugli output, distinguendo tra utilizzi a basso rischio e attività che incidono su clienti, decisioni o dati sensibili.

Il risparmio di tempo cresce tra chi utilizza l’AI ogni giorno

Il confronto diventa più acceso per le posizioni junior. Il 42% approva l’impiego dell’AI con linee guida e limitazioni chiare, il 14% soltanto con supervisione e autorizzazione, mentre il 35% preferirebbe vietarlo e il 9% consentirlo senza restrizioni. La rilevazione precedente, pubblicata il 12 maggio, mostrava inoltre che il 70% desiderava un uso facoltativo e il 57% riteneva opportuno scoraggiarlo nei ruoli junior o di ingresso.

Il nodo è scegliere se applicare le restrizioni in base all’anzianità professionale oppure al rischio del compito. Un divieto legato al livello può preservare l’apprendimento delle attività fondamentali, ma anche escludere impieghi supervisionati e poco rischiosi. Una policy basata sulle mansioni può consentire bozze e ricerche sottoposte a controllo, riservando analisi sensibili, giudizi finali e comunicazioni esterne a una responsabilità umana chiaramente identificata.

Le policy devono distinguere il rischio del compito dalla seniority

La frequenza d’uso si accompagna anche a percezioni diverse sulla sicurezza del lavoro. Tra gli utenti quotidiani, il 27% si sente più sicuro grazie all’AI e il 22% meno sicuro; tra quelli settimanali il rapporto si ribalta, con il 10% più sicuro e il 25% meno. L’AI orienta inoltre le scelte professionali: il 32% ha cambiato o riconsiderato le competenze da sviluppare. I dati descrivono un divario di governance, senza dimostrare quale risposta sia più efficace: la prossima prova per le imprese sarà tradurre principi generici in regole differenziate, verificabili e compatibili con modi d’uso molto diversi.

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