Dall’inizio dell’anno, OpenAI ha perso oltre dodici dirigenti, compresi il principale vice di Sam Altman, il direttore operativo, un responsabile dei ricavi, il direttore marketing e diversi leader di team. Un ricambio ai vertici particolarmente intenso per una società che continua a occupare una posizione centrale nell’intelligenza artificiale generativa e che ha già avviato il percorso verso la quotazione in Borsa.
Le uscite arrivano mentre il laboratorio mantiene una forte capacità tecnologica e commerciale. Il modello pubblico più recente, GPT-5.6, viene descritto come uno dei più capaci ed efficienti disponibili, mentre l’app desktop dedicata alla programmazione agentica e alle attività lavorative ha guadagnato circa 15 milioni di abbonati in due mesi. L’ultimo addio è quello di Chris Malone, responsabile dei data center, entrato nel marzo 2025 e rimasto in azienda poco più di un anno.
Le ragioni non sono uniformi. Alcuni dirigenti hanno lasciato per problemi di salute, altri nell’ambito della riorganizzazione promossa da Altman per ridurre i costosi progetti collaterali e concentrare risorse sulle opportunità capaci di generare ricavi. Il movimento segnala quindi una fase di selezione interna, nella quale la crescita del prodotto deve essere accompagnata da maggiore disciplina operativa e da un impiego più mirato del capitale.
L’uscita di Malone resta priva di una spiegazione pubblica dettagliata e tocca un’area strategica: gli investimenti in compute rappresentano uno dei principali vantaggi competitivi di OpenAI rispetto a rivali come Anthropic e SpaceX. L’azienda ha collegato il cambiamento alla riorganizzazione del team infrastrutturale, ora guidato dal vicepresidente Sachin Katti. Malone, che in precedenza rispondeva direttamente al presidente Greg Brockman, si sarebbe così trovato diversi livelli più in basso nella nuova struttura gerarchica.
Il riassetto mostra parallelamente una nuova espansione dell’influenza di Brockman. Cofondatore e presidente, aveva contribuito alla costruzione dell’infrastruttura iniziale di OpenAI, prima di perdere gran parte delle responsabilità manageriali nel 2019, quando Altman era diventato amministratore delegato. Nel libro “Empire of AI”, Karen Hao descrive il suo ruolo nei conflitti interni culminati nel Blip del 2023, quando il consiglio rimosse brevemente Altman. Dopo un periodo sabbatico nel 2024, Brockman è tornato e oggi infrastruttura e prodotto fanno capo a lui.
Thibault Sottiaux, responsabile delle offerte API e app, ha sintetizzato il nuovo equilibrio affermando che, alla fine, tutti rispondono a Greg. Sullo sfondo resta l’IPO: a giugno OpenAI ha comunicato di avere depositato in forma riservata presso la SEC la documentazione per la quotazione. L’accesso ai mercati pubblici offrirebbe nuove risorse a un laboratorio con un elevato fabbisogno di capitale, ma imporrebbe anche maggiore trasparenza finanziaria. Il debutto, inizialmente percepito come più vicino, non è ora atteso prima del 2027.
Altman ha parlato pubblicamente di dodici mesi difficili, mentre la riorganizzazione suggerisce che il deposito per la quotazione sia arrivato prima che struttura e conti fossero pienamente pronti. L’ingresso di manager esperti come Fidji Simo e Kevin Weil, entrambi successivamente usciti, sembrava seguire il percorso tipico delle startup che affiancano ai fondatori dirigenti capaci di scalare il business e prepararlo ai mercati finanziari. Il ritorno al centro di Brockman modifica nuovamente questo schema.
Prima di OpenAI, Brockman si era distinto nella costruzione del business di Stripe e, all’interno del laboratorio, aveva sostenuto le attività commerciali e di go-to-market. In una fase segnata da numerose partenze, la sua influenza può colmare il vuoto manageriale e guidare il ridimensionamento necessario prima della quotazione. La priorità diventa aumentare i ricavi e tagliare i costi, senza indebolire l’infrastruttura tecnologica dalla quale dipende la posizione competitiva dell’azienda.