Scenario

I datacenter AI fanno salire del 25% le emissioni di Microsoft

La costruzione dei datacenter per l’AI fa crescere del 25% le emissioni Microsoft nel 2025, mentre aumentano domanda energetica e pressione sulle risorse.

13 lug 2026 3 min lettura A cura di Redazione
I datacenter AI fanno salire del 25% le emissioni di Microsoft
Condividi

La corsa alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale presenta un conto ambientale sempre più visibile. Nel 2025 Microsoft ha abbinato a fonti rinnovabili l’intero consumo di elettricità, ma nello stesso periodo le sue emissioni di gas serra sono aumentate del 25%. A spingere verso l’alto l’impronta climatica è stata soprattutto la costruzione di nuovi datacenter, necessaria per sostenere la crescente domanda di servizi cloud e capacità di calcolo legata all’AI.

Nel rapporto ambientale pubblicato nel 2026, l’azienda descrive la sostenibilità come entrata in una nuova fase, segnata dalla rapidità del cambiamento tecnologico. L’intelligenza artificiale sta diventando “fondamentale” nel modo in cui la tecnologia viene costruita e utilizzata, ma l’infrastruttura richiesta aumenta contemporaneamente la domanda di energia, acqua, terreni e materiali. Il presidente Brad Smith e la responsabile della sostenibilità Melanie Nakagawa sostengono che queste dinamiche non rappresentino una ragione per arretrare, bensì un mandato a operare in modo diverso.

Il percorso resta distante dall’obiettivo annunciato nel 2020: diventare carbon negative entro il 2030, rimuovendo dall’atmosfera più carbonio di quanto ne venga emesso. I dati aziendali mostrano invece una crescita da 13 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nel 2020 a 20 milioni nel 2025. Microsoft stima tuttavia che, senza le iniziative di riduzione già introdotte, le emissioni avrebbero raggiunto 34 milioni di tonnellate. Il divario quantifica l’effetto delle misure adottate, ma non modifica la traiettoria complessiva ancora ascendente.

I datacenter AI spingono le emissioni Microsoft oltre i progressi ottenuti con le rinnovabili

L’espansione fisica dei datacenter mantiene le emissioni Scope 3, legate anche alla catena di fornitura e alle attività di costruzione, come componente principale dell’impronta ambientale. Nel 2025 è però cresciuto sensibilmente anche il contributo dello Scope 2, relativo alla produzione dell’energia acquistata dall’azienda: la sua quota è salita dal 2% del 2024 al 13% delle emissioni totali. Sul risultato pesa inoltre la decisione di interrompere l’acquisto di certificati di energia rinnovabile non addizionali e separati dalla fornitura elettrica.

Il quadro mette al centro la disponibilità di energia senza emissioni di carbonio. L’abbinamento annuale dei consumi con energia rinnovabile non impedisce infatti che la costruzione delle strutture, la produzione dei materiali e il funzionamento della rete elettrica generino emissioni lungo più livelli. Per le imprese che stanno trasferendo applicazioni e carichi AI sul cloud, l’efficienza dei modelli e delle architetture hardware si intreccia così con la provenienza dell’energia e con l’impatto incorporato nelle infrastrutture che rendono possibile il servizio.

Le emissioni sono salite da 13 a 20 milioni di tonnellate

Anche l’acqua resta sotto osservazione, soprattutto nelle aree vicine ai datacenter. Microsoft dichiara di lavorare sui sistemi di raffreddamento, sull’efficienza di utilizzo e sulla riduzione della dipendenza dalle reti municipali. Le strutture possedute e gestite direttamente hanno ottenuto una riduzione del 25% del WUE rispetto alla base del 2022. Nel 2025 il prelievo idrico globale ha raggiunto 13.266 milioni di litri e il consumo 8.170 milioni di litri; per la prima volta l’azienda afferma di avere reintegrato più acqua di quanta ne abbia prelevata, arrivando a 14.278 milioni di litri.

L’efficienza migliora, ma la scala dell’infrastruttura continua ad aumentare

Sul fronte dei materiali, il programma Circular Centers ha riutilizzato il 92% dei server dismessi e dei relativi componenti. Microsoft ha inoltre sperimentato miscele di calcestruzzo con minore carbonio incorporato e strutture in legno, per le quali ha stimato un’impronta inferiore del 65%. Sono interventi che agiscono sulle singole componenti del problema, mentre l’espansione dell’AI continua ad allargare la scala complessiva dell’infrastruttura. La sfida verso il 2030 sarà trasformare questi progressi di efficienza in una riduzione assoluta delle emissioni, nonostante la crescita dei datacenter.

Articoli Correlati