Tecnologia Google: ritardi rete elettrica frenano datacenter
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02/02/2026

Google lancia l'allarme: i tempi di connessione alla rete elettrica per nuovi data center raggiungono i 12 anni, frenando l'espansione del cloud computing.

Google: ritardi rete elettrica frenano datacenter

Il collo di bottiglia energetico sta diventando il principale ostacolo alla crescita dei data center nel mondo. Google ha recentemente lanciato l'allarme: i tempi di connessione alla rete elettrica per i nuovi impianti possono arrivare fino a 12 anni, rendendo impossibile rispondere alla domanda crescente di capacità computazionale alimentata dall'intelligenza artificiale. Si tratta di un problema strutturale che coinvolge l'intero settore del cloud computing e che rischia di ridefinire gli equilibri competitivi tra i grandi operatori.

L'infrastruttura energetica statunitense, pensata per un'economia del XX secolo, si trova impreparata di fronte all'esplosione della domanda generata dall'AI. Secondo il Lawrence Berkeley National Laboratory, il consumo elettrico dei data center passerà dai 176 terawattora del 2023 a una forbice compresa tra 325 e 580 TWh entro il 2028. Una crescita esponenziale che si scontra con una realtà preoccupante: negli Stati Uniti circa 2.300 gigawatt di capacità di generazione e stoccaggio energetico sono ancora in attesa di essere collegati alla rete.

Marsden Hanna, responsabile globale della sostenibilità e delle politiche climatiche di Google, ha esposto il problema durante un evento organizzato dall'American Enterprise Institute lo scorso 15 gennaio. Le società elettriche di diverse regioni stimano tempi di attesa tra 4 e 10 anni per connettere nuovi data center, con alcune che dichiarano apertamente di necessitare 12 anni solo per valutare le richieste. "La sfida fondamentale della rete elettrica riguarda le barriere alla trasmissione", ha sottolineato Hanna, evidenziando come l'autorizzazione per nuove linee di trasmissione interregionale richieda da 7 a 11 anni.

Ora il collo di bottiglia non riguarda i semiconduttori o il software, ma la fornitura di elettricità

Il rallentamento non è un fenomeno recente. I dati del Berkeley National Laboratory mostrano che i progetti avviati tra il 2000 e il 2007 impiegavano meno di due anni per l'allacciamento, mentre quelli del periodo 2018-2024 hanno visto i tempi raddoppiare, superando i quattro anni in media. Ancora più significativo il dato sulle connessioni effettivamente realizzate: dei progetti presentati tra il 2000 e il 2019, solo il 13% aveva raggiunto la fase operativa entro la fine del 2024.

Questa strozzatura infrastrutturale sta costringendo i chief information officer delle grandi aziende a rivedere paradigmi consolidati. Sanchit Vir Gogia, analista senior di Greyhound Research, è stato esplicito: "Bisogna abbandonare l'idea che il cloud sia infinito". La competizione non si gioca più sulla velocità di deployment delle istanze GPU, ma sull'accesso prioritario alle risorse energetiche. Un cambio di prospettiva radicale che trasforma l'energia da commodity in asset strategico.

Di fronte all'impossibilità di attendere anni per nuove connessioni, i principali operatori cloud stanno esplorando la via della colocazione diretta presso centrali elettriche. Questa soluzione, che bypassa la rete di trasmissione collegando i data center direttamente alla fonte di generazione, presenta vantaggi immediati in termini di tempi ma solleva nuove criticità. Gogia ha rilevato un aumento del 20% nei prezzi dei contratti di colocazione nelle aree con carenza energetica, costi che inevitabilmente si riversano sui clienti finali attraverso differenziali tariffari regionali.

La competizione è diventata una questione di chi riesce ad accedere per primo alla rete elettrica

Google, pur valutando questa opzione, mantiene una posizione prudente. L'azienda preferisce data center connessi alla rete piuttosto che impianti isolati che dipendano da un'unica fonte di generazione. La ragione è tecnica: le strutture colocate rinunciano alla ridondanza che caratterizza le tradizionali cloud region, dove la fornitura elettrica è garantita da reti multiple, sottostazioni duplicate e accesso distribuito alla rete. "I data center colocati operano spesso come isole isolate", ha osservato Gogia, evidenziando rischi di stabilità che potrebbero compromettere gli standard di affidabilità attesi dal mercato enterprise.

Le autorità federali statunitensi hanno tentato di intervenire. Nel 2023 è stato introdotto un modello "cluster a priorità di preparazione" per accelerare le connessioni, sostituendo il sistema cronologico con uno basato sulla maturità progettuale. Sono stati inoltre rafforzati i requisiti di garanzia fondiaria e aumentati i depositi cauzionali. Ma queste misure, per quanto necessarie, non affrontano il nodo centrale: l'insufficienza strutturale della capacità di rete. Il Dipartimento dell'Energia stima che tecnologie avanzate di trasmissione potrebbero liberare fino a 100 GW aggiuntivi, ma la loro adozione richiede un quadro regolatorio che incentivi gli investimenti delle utility.

Goldman Sachs Research ha quantificato l'entità dello sforzo necessario: 720 miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture elettriche entro il 2030 solo per sostenere l'espansione dei data center. Una cifra che dà la misura della sproporzione tra lo sviluppo tecnologico dell'AI e la capacità del sistema energetico di supportarlo. Anche aree storicamente privilegiate come la Northern Virginia e Santa Clara, da sempre hub preferenziali per mega data center, stanno rapidamente esaurendo la capacità disponibile.

Bisogna verificare se il fornitore dispone della capacità energetica per sostenere i carichi di lavoro nei prossimi cinque anni

Il mercato sta già adattando le proprie dinamiche. Gli hyperscaler stanno negoziando direttamente con le compagnie elettriche, acquisendo terreni adiacenti alle centrali e valutando investimenti in soluzioni che vanno dalle batterie ai piccoli reattori modulari. Ma al di là delle strategie aziendali, emerge un interrogativo sistemico: l'economia digitale può continuare a crescere a ritmi esponenziali su infrastrutture fisiche progettate per un'era analogica? E quali saranno le conseguenze quando la disponibilità energetica, non la capacità computazionale, diventerà il vero fattore limitante dell'innovazione?

Fonte: cio.com

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