Gli agenti AI si preparano a entrare in una fase più concreta dell’adozione aziendale: il riferimento indicato da KPMG è il 2027, anno entro il quale questi sistemi sono destinati a trasformare in modo sensibile l’organizzazione dei team tech. Il dato chiave, nella sua essenzialità, è una previsione di cambiamento operativo: non solo strumenti di supporto, ma componenti capaci di incidere sul modo in cui le funzioni tecnologiche distribuiscono attività, responsabilità e tempi di lavoro.
Il punto centrale riguarda il passaggio dall’AI usata come assistente generativo all’AI intesa come agente operativo. Gli AI agent non si limitano a produrre testo o codice su richiesta: l’idea è che possano seguire compiti più articolati, coordinare passaggi, interagire con sistemi diversi e sostenere flussi di lavoro che oggi richiedono intervento umano continuo. In questo quadro, l’orizzonte del 2027 diventa una scadenza industriale più che una semplice previsione tecnologica.
Per le imprese, la corsa all’adattamento passa anzitutto dai reparti che progettano, mantengono e governano l’infrastruttura digitale. I team tecnologici sono il primo punto di impatto perché concentrano attività ripetitive, processi documentali, sviluppo software, monitoraggio e integrazione tra piattaforme. Se gli agenti AI diventeranno parte stabile di queste catene operative, il lavoro dei professionisti tech tenderà a spostarsi verso supervisione, controllo dei risultati, definizione dei requisiti e gestione delle eccezioni.
La trasformazione non riguarda soltanto l’efficienza. L’ingresso degli agenti intelligenti nei processi aziendali impone di rivedere competenze, ruoli e criteri di responsabilità. Un conto è adottare un chatbot per accelerare una singola attività; un altro è affidare a sistemi autonomi segmenti di workflow che attraversano sviluppo, sicurezza, operations e supporto. In questa evoluzione, la governance diventa il terreno su cui le aziende dovranno misurare maturità, controllo e capacità di integrazione.
La previsione attribuita a KPMG suggerisce anche una pressione competitiva: le aziende non stanno osservando gli agenti AI come una tecnologia lontana, ma come una leva da preparare in tempi brevi. La formula della corsa all’adattamento indica che il tema è già entrato nell’agenda manageriale. Per i responsabili IT, questo significa valutare dove l’automazione può ridurre attriti reali e dove, invece, l’autonomia dei sistemi richiede limiti chiari, metriche e controllo umano.
Il cambiamento, dunque, non si esaurisce nell’introduzione di nuovi strumenti. Entro il 2027, la partita degli agenti AI potrebbe ridefinire il rapporto tra persone, software e processi nei reparti tecnologici. Le aziende che si preparano dovranno farlo con un equilibrio preciso: sfruttare la capacità degli agentic AI di accelerare il lavoro, senza trasformare l’autonomia in opacità operativa. È su questa linea che si giocherà la prossima fase dell’AI applicata al business.