Opinioni Fiducia: il moltiplicatore per l'AI nelle IT
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19/01/2026

Il tasso di adozione dell'IA è diventato una metrica fuorviante per misurare il successo dell'intelligenza artificiale.

Fiducia: il moltiplicatore per l'AI nelle IT

La diffusione capillare dell'intelligenza artificiale nei dipartimenti IT sta generando un cambiamento di prospettiva che va oltre i semplici numeri sull'adozione. Secondo una recente indagine condotta su oltre mille professionisti del settore tecnologico, quasi il 98% delle organizzazioni utilizza già soluzioni di AI o sta conducendo progetti pilota. Eppure, il vero discrimine tra successo e fallimento non risiede più nell'implementazione della tecnologia, quanto piuttosto nella capacità di costruire quella fiducia necessaria per estenderne l'utilizzo su larga scala.

La fiducia come metro di giudizio per valutare l'AI

Il dato che emerge con maggiore evidenza dalla ricerca, realizzata in collaborazione con ITSM.tools per fotografare lo stato dell'intelligenza artificiale nelle operations IT nel 2026, riguarda proprio la crescita della fiducia riposta in queste tecnologie. Ben il 62% dei professionisti IT dichiara di fidarsi dell'AI più di quanto facesse dodici mesi fa. Questa evoluzione si concretizza nell'integrazione dell'intelligenza artificiale in molteplici aspetti operativi: dalla risoluzione degli incidenti all'orchestrazione dei flussi di lavoro, passando per la gestione della conoscenza aziendale e l'analisi dei dati.

L'entusiasmo iniziale che ha caratterizzato l'inizio del 2025, accompagnato dai timori sulla perdita di posti di lavoro, ha lasciato spazio a una consapevolezza più matura. Le aziende hanno compreso che estrarre valore concreto dall'intelligenza artificiale richiede uno sforzo umano considerevole e un approccio strategico ben strutturato.

Quattro pilastri per costruire sistemi AI affidabili

L'analisi approfondita dei dati ha permesso di identificare quattro pattern ricorrenti che caratterizzano le organizzazioni dove la fiducia nell'AI si traduce in risultati tangibili. Il primo elemento riguarda la capacità di dimostrare un ritorno economico misurabile: l'82% dei professionisti IT afferma che la propria organizzazione ha già realizzato valore dalle iniziative di intelligenza artificiale, mentre il 67% riporta un ROI positivo. Sul piano operativo, l'impatto più significativo si registra nell'analisi dei dati (70%), nell'automazione dei processi (49%) e nella gestione della conoscenza (37%).

La fiducia cresce quando l'AI dimostra risultati concreti e ripetibili

Il secondo fattore determinante riguarda il livello di maturità raggiunto nell'implementazione. Il 43% delle organizzazioni ha integrato l'intelligenza artificiale in almeno tre team di servizio diversi, mentre il 64% dichiara di disporre degli strumenti, delle competenze e della governance necessari per estenderne l'utilizzo. Questa solidità delle fondamenta permette di sviluppare fiducia attraverso la coerenza e la replicabilità, superando la logica della sperimentazione isolata.

L'equilibrio tra autonomia e controllo umano

Un terzo aspetto critico riguarda il bilanciamento tra automazione e supervisione umana. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, le organizzazioni che registrano i migliori risultati non sono quelle che delegano completamente il controllo all'intelligenza artificiale. Gli studi di Gartner evidenziano che solo il 15% dei leader IT sta considerando l'implementazione di sistemi AI completamente autonomi.

L'indagine conferma questa tendenza: il 36% delle organizzazioni mantiene la decisione finale in mano agli esseri umani, il 22% consente decisioni autonome limitate a scenari specifici, e appena il 16% delega completamente all'AI le decisioni operative IT. Questo approccio graduale offre alle aziende il tempo necessario per validare i risultati prima di ampliare il ruolo dell'intelligenza artificiale, creando un ambiente controllato dove l'affidabilità cresce di pari passo con la fiducia.

La leadership IT come motore del cambiamento

Il quarto elemento distintivo emerso dall'analisi riguarda la provenienza dell'impulso all'adozione dell'AI. I progetti che registrano maggiore successo sono quelli promossi dalla leadership IT piuttosto che da team isolati. Il 54% delle iniziative di intelligenza artificiale è stato avviato dai vertici IT, rendendoli la fonte dominante degli investimenti in questo ambito.

Una ricerca di McKinsey rafforza questo schema, rilevando che le organizzazioni all'avanguardia nell'adozione dell'AI hanno una probabilità tre volte superiore rispetto alla media di avere un chiaro presidio da parte del senior management. Una proprietà forte a livello dirigenziale garantisce una governance migliore, comunicazioni più chiare e strategie di implementazione più efficaci: tutti elementi essenziali per costruire fiducia e successo nei sistemi di intelligenza artificiale.

I progetti di AI che nascono dal basso, per quanto meritevoli, spesso mancano dell'allineamento interfunzionale e della governance organizzativa necessari per espandersi oltre i casi d'uso dipartimentali. Questa limitazione ne impedisce l'adozione su scala aziendale, minando la fiducia complessiva nei sistemi di intelligenza artificiale.

Prospettive per i responsabili tecnologici

Per i Chief Information Officer e i leader IT che intendono ampliare l'utilizzo dell'intelligenza artificiale, le implicazioni sono evidenti. La fiducia nei sistemi AI non deriva da un ottimismo cieco, ma è il risultato di valore reale dimostrato, fondamenta solide, esecuzione operativa migliorata e iniziative sostenute dalla responsabilità della leadership.

I vertici IT dispongono ora di prove quantitative che dimostrano come un'implementazione strategica dell'intelligenza artificiale generi ritorni misurabili, trasformando potenzialmente il dipartimento tecnologico da centro di costo a hub di intelligenza aziendale. Il parametro della semplice adozione diventa così fuorviante: ciò che conta davvero è costruire quella fiducia sistemica che permette all'AI di esprimere il proprio pieno potenziale all'interno delle organizzazioni moderne.

Fonte: cio.com

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