Il senatore Bernie Sanders, indipendente del Vermont, ha presentato al Congresso americano l'"American A.I. Sovereign Wealth Fund Act", un disegno di legge che imporrebbe una tassazione una tantum del 50% sulle azioni delle principali società di intelligenza artificiale, trasferendo quella quota in un fondo sovrano pubblico. L'obiettivo dichiarato è garantire ai cittadini americani una partecipazione diretta nei proventi dell'IA.
La portata economica della proposta è difficile da sottovalutare: alle valutazioni attuali di mercato, il fondo sovrano raggiungerebbe un patrimonio stimato di 7.000 miliardi di dollari, una cifra che supera il PIL di qualsiasi paese europeo e si avvicina a quello dell'intera eurozona. L'entità della proposta riapre il dibattito sulla redistribuzione della ricchezza generata dall'automazione e dall'intelligenza artificiale, un tema sempre più centrale nelle agende politiche dei paesi occidentali.
La soglia di applicazione del prelievo è fissata a 200 milioni di dollari di fatturato annuo derivante dall'IA. Rientrano nella definizione le società attive in data center per intelligenza artificiale, infrastrutture di calcolo, servizi IA e robotica avanzata. Le aziende con attività miste — IA e non IA — sarebbero obbligate a separare i due rami d'impresa, garantendo che la partecipazione pubblica si concentri esclusivamente sul segmento tecnologico. Il meccanismo si applicherebbe anche alle nuove società che, in futuro, raggiungessero la soglia di fatturato stabilita.
La governance del fondo sarebbe affidata a una commissione di sette membri bipartisan, nominati dal presidente e confermati dal Senato su proposta del Congresso. Il fondo distribuirebbe ogni anno un dividendo pari al 5% del suo valore, destinato sia a pagamenti diretti ai cittadini americani sia ad altre misure di carattere pubblico. Si tratta di un modello che richiama, almeno concettualmente, il Permanent Fund dell'Alaska o i fondi sovrani di Norvegia e Arabia Saudita, sebbene con una logica redistributiva più esplicita.
La reazione del settore privato è stata immediata e netta. Garry Tan, presidente e amministratore delegato di Y Combinator — il più influente acceleratore di startup al mondo — ha definito la proposta "una guerra contro la costruzione di startup in America", aggiungendo che "la confisca di asset è un atto malvagio". La posizione di Tan riflette il timore diffuso nella Silicon Valley che misure di questo tipo possano scoraggiare gli investimenti in venture capital e comprimere le valutazioni delle società quotate.
Il contesto politico complica ulteriormente il quadro. L'amministrazione Trump aveva già firmato un decreto esecutivo nel febbraio scorso per la creazione di un fondo sovrano americano, con l'indicazione di sviluppare meccanismi di finanziamento basati sugli asset federali esistenti. Attualmente, 20 stati americani dispongono già di fondi sovrani propri. La proposta Sanders si inserisce in questo filone ma con un approccio radicalmente diverso: mentre il progetto Trump punta a valorizzare asset già in mano pubblica, il disegno di legge democratico prevede una redistribuzione coatta della proprietà privata.
Al di là delle divisioni politiche, la proposta Sanders solleva interrogativi strutturali sul futuro della regolamentazione dell'IA a livello globale: se gli Stati Uniti adottassero misure di questo tipo, quale effetto avrebbero sui flussi di investimento internazionali? E in Europa, dove l'AI Act è già in vigore, i legislatori potrebbero sentirsi legittimati a spingersi verso forme analoghe di partecipazione pubblica nei proventi del settore tecnologico, riaprendo un dibattito mai davvero chiuso sul confine tra mercato e sovranità economica?