Databricks, la società americana specializzata in software per la gestione di database e infrastrutture di intelligenza artificiale, si prepara a chiudere un nuovo round di finanziamento privato che potrebbe valutarla tra 165 e 175 miliardi di dollari. Secondo fonti citate da The Information, la raccolta potrebbe avviarsi entro un mese, segnando una tappa cruciale nella strategia di crescita pre-IPO della società.
Il salto di valutazione è significativo: appena un anno fa, Databricks aveva raggiunto una capitalizzazione privata di 134 miliardi di dollari. Un incremento del 30% in dodici mesi colloca la società tra le aziende tecnologiche private più grandi al mondo, in un segmento — quello dei big data e dell'AI infrastrutturale — dove la pressione competitiva si misura anche in termini di accesso ai capitali prima di un'eventuale quotazione.
Il modello adottato dalla società — raccolta di capitali privati e vendita secondaria di azioni al posto di una IPO — riflette una scelta strategica precisa, non priva di tensioni interne. Il fondatore e amministratore delegato Ali Ghodsi ha dichiarato pubblicamente a Bloomberg Television il 4 giugno scorso che il 2026 è "un anno terribile" per quotarsi in borsa, citando le IPO ad alto profilo di aziende come SpaceX. Tuttavia, secondo The Information, Ghodsi avrebbe comunicato privatamente agli investitori l'intenzione di procedere alla quotazione già nel 2027.
Sul piano dei fondamentali, i numeri forniti dalla società a febbraio descrivono una traiettoria di crescita robusta. Il fatturato annualizzato ha superato 5,4 miliardi di dollari, con una crescita del 65% rispetto all'anno precedente. Di questa cifra, oltre 1,4 miliardi di dollari provengono dalle soluzioni legate all'intelligenza artificiale, a conferma che la domanda per l'AI applicata alla gestione dei dati sta diventando il principale motore del business. Il consiglio di amministrazione avrebbe spinto Ghodsi a raccogliere ulteriore capitale come misura difensiva rispetto a un possibile rallentamento del ciclo AI.
Il contesto competitivo in cui si muove Databricks è quello di un mercato sempre più affollato. OpenAI e Anthropic hanno già avviato le procedure per future quotazioni che potrebbero generare valutazioni nell'ordine delle centinaia di miliardi di dollari, attraendo capitali istituzionali su scala globale. Per Databricks, restare privata significa mantenere flessibilità operativa e preservare la narrativa della crescita, ma espone la società al rischio di una finestra di mercato che si restringe.
Sul versante macro, la diffusione dell'intelligenza artificiale nei processi produttivi è un fenomeno che trascende le singole valutazioni aziendali. Secondo una ricerca di PYMNTS Intelligence, il 53% dei lavoratori americani utilizza già l'AI nello svolgimento delle proprie mansioni. La massa salariale aggregata di questi lavoratori ammonta a circa 7.000 miliardi di dollari annui — una cifra superiore all'intero prodotto interno lordo della Germania.
Karen Webster, CEO di PYMNTS, ha però offerto una lettura più cauta di quel dato: quei 7.000 miliardi rappresentano la dimensione della platea lavorativa esposta all'AI, non la misura del valore che l'AI ha effettivamente generato. Il valore aggiunto reale resta ancora da quantificare, e questa distinzione è centrale per chi deve valutare la sostenibilità delle attuali valutazioni nel settore.
La domanda che rimane aperta riguarda la tenuta di queste valutazioni nel medio termine: se il ciclo di adozione dell'AI dovesse decelerare — come teme lo stesso consiglio di amministrazione di Databricks — quanto a lungo i mercati privati potranno sostenere multipli di questa portata prima che la prova dei mercati pubblici diventi inevitabile?