Apple potrebbe consentire agli utenti di pagare per aumentare i limiti di utilizzo delle sue funzioni di intelligenza artificiale. L’indicazione è arrivata dall’amministratore delegato Tim Cook, che durante una conference call sui risultati ha previsto un impiego molto frequente di Apple Intelligence e della nuova Siri. Per sostenere gli utenti più intensivi, il gruppo prepara «qualche possibilità di upgrade» attraverso iCloud+, permettendo di acquistare livelli progressivamente superiori.
La formulazione scelta da Cook non definisce ancora prezzi, soglie o caratteristiche dei possibili piani. Delinea però un modello nel quale l’accesso all’AI potrebbe diventare una delle leve di differenziazione dell’offerta cloud di Apple. L’ipotesi è che gli utenti continuino a disporre delle funzionalità di base, mentre chi utilizza maggiormente Apple Intelligence possa acquistare più capacità attraverso abbonamenti iCloud+ di fascia superiore.
Il passaggio è legato soprattutto al prossimo ampliamento di Siri AI, atteso in autunno con il lancio generale di iOS 27. Dopo un lungo ritardo, l’assistente dovrebbe essere in grado di rispondere a domande relative ai contenuti visualizzati sullo schermo e di eseguire azioni tra diverse applicazioni. Apple prevede inoltre una nuova app autonoma dedicata a Siri AI, costruita attorno a un’interfaccia conversazionale simile a quella di ChatGPT.
Un sistema più capace e utilizzato con maggiore frequenza comporta anche un consumo più elevato di risorse. A giugno Apple aveva spiegato che alcune funzioni AI, compresa la generazione di immagini, prevedono limiti giornalieri perché dipendono da potenti modelli eseguiti sui server. La disponibilità del servizio non è quindi legata soltanto al dispositivo, ma anche alla capacità computazionale che l’azienda deve mettere a disposizione da remoto.
Apple aveva aggiunto che un «accesso aumentato» è già disponibile nella maggior parte dei piani iCloud+. Le parole di Cook suggeriscono ora un’evoluzione più articolata, orientata a chi prevede di utilizzare intensamente le funzioni AI. La logica del «buy up the stack» indica la possibilità di salire lungo una scala di offerta, anche se l’azienda non ha ancora specificato quanti saranno i livelli né quali limiti distingueranno un piano dall’altro.
Per gli utenti professionali e per le imprese che lavorano nell’ecosistema Apple, le soglie di utilizzo potrebbero diventare un nuovo elemento da considerare nella scelta degli abbonamenti. Attività come la produzione frequente di immagini, le interrogazioni contestuali e le azioni coordinate tra applicazioni possono generare carichi diversi rispetto a un uso occasionale. L’eventuale integrazione nei piani cloud trasformerebbe così la capacità AI in una risorsa graduabile, accanto agli altri servizi inclusi nell’offerta.
Il progetto si inserisce in un business dei servizi che negli ultimi mesi ha generato 30,74 miliardi di dollari di ricavi. Il dato comprende abbonamenti come iCloud+, Apple TV e Apple One. L’arrivo della nuova Siri offre ad Apple un’altra strada per ampliare questa componente: non un servizio AI separato già definito, ma possibili upgrade collegati a un’infrastruttura di abbonamento esistente. Prezzi e limiti determineranno quanto l’uso intensivo dell’AI diventerà una nuova fascia dell’offerta Apple.