Gli agenti AI di Apate.ai rispondono alle telefonate dei truffatori, seguono link di phishing e si infiltrano nei gruppi social fingendosi potenziali vittime. La startup australiana dichiara di aver sottratto ai criminali l’equivalente di 17 anni attraverso 2,5 milioni di conversazioni. Trattenere gli interlocutori, però, è soltanto una parte del lavoro: l’obiettivo commerciale è raccogliere informazioni sulle frodi da mettere a disposizione di banche, operatori telefonici, enti pubblici e società di servizi.
La flotta comprende migliaia di agenti con identità costruite per simulare persone di età e generi diversi, capaci di parlare più lingue e utilizzare accenti differenti. Durante gli scambi cercano di ottenere conti bancari e portafogli crypto, numeri telefonici, siti malevoli e nomi dei marchi impersonati. Sono dettagli che spesso emergono soltanto dopo che qualcuno è stato truffato. Apate li trasmette ai clienti perché possano orientare le proprie misure antifrode sulla base delle attività osservate direttamente nelle conversazioni.
L’azienda è nata nel 2024 da ricerche condotte alla Macquarie University di Sydney, ma l’intuizione risale a una telefonata ricevuta dal fondatore e amministratore delegato Dali Kaafar durante un picnic di famiglia. Riconosciuto il tentativo di truffa, Kaafar aveva finto di credere all’interlocutore, tenendolo occupato per 44 minuti. Il tempo sottratto al criminale aveva però impegnato anche lui: da qui l’idea di automatizzare lo scambio e ricavarne informazioni. Il successivo lavoro universitario ha impiegato machine learning ed elaborazione del linguaggio naturale per analizzare le chiamate fraudolente.
Il cofondatore e direttore commerciale Brad Joffe descrive un approccio che punta ad anticipare il contatto con la vittima. Gli operatori telefonici possono bloccare un numero, ma i criminali possono sostituirlo; quando una banca osserva una transazione, invece, il truffatore ha già raggiunto il cliente. Gli agenti dell’azienda, afferma Joffe, conversano ogni giorno con decine di migliaia di truffatori attraverso telefonate, messaggi, email e web. Il servizio vende alle imprese ciò che emerge da questi scambi e la possibilità di utilizzarlo nelle attività di prevenzione.
Per alimentare gli agenti e analizzare le conversazioni, Apate combina modelli di frontiera e modelli proprietari adattati. L’addestramento utilizza sia gli scambi raccolti dagli agenti sia il lavoro di ricerca di Kaafar. I clienti accedono inoltre a un portale di intelligence con analisi sulle truffe rivolte a utenti, dipendenti, marchi e prodotti. Possono assegnare missioni specifiche, come recuperare un numero di conto o un indirizzo crypto. Gli agenti testuali cercano attività sospette in forum, gruppi di investimento e piattaforme social, entrando poi nelle conversazioni con identità fittizie.
Tra i clienti figurano Commonwealth Bank of Australia e TPG Telecom. Secondo i dati illustrati da Joffe, TPG ha deviato quasi 590.000 chiamate verso gli agenti di Apate, mentre Commonwealth ha registrato una riduzione del 76% delle perdite da truffe rese pubbliche. Un’altra banca australiana, della quale non viene indicato il nome, ha impiegato gli agenti che avviano il contatto con i truffatori per interrompere 22 campagne fraudolente.
Il contesto è quello di un impiego dell’AI anche sul versante criminale. Nel 2025 l’FBI ha ricevuto oltre 22.000 segnalazioni di reati collegati all’intelligenza artificiale, con perdite per circa 893 milioni di dollari. Oltre 632 milioni riguardavano truffe sugli investimenti: secondo l’agenzia, i criminali usano l’AI per gestire conversazioni e contraffare voce e aspetto di celebrità, dirigenti e figure considerate affidabili.
Apate ha raccolto 8,15 milioni di dollari in un round seed ad agosto, sottoscritto da Lobby Capital, OIF Ventures, Investible, Concept Ventures e Baobab Ventures. La società conta 20 persone e, secondo Joffe, ha ottenuto complessivamente poco meno di 10 milioni di dollari. Le nuove risorse finanzieranno lo sviluppo del prodotto e l’espansione internazionale, con l’apertura di un ufficio a Londra e una presenza più ampia negli Stati Uniti.