Airwallex ha chiuso un nuovo round Series H da 320 milioni di dollari, portando la valutazione della società globale dei pagamenti a 11 miliardi di dollari. Il salto, pari al 38% rispetto a sei mesi prima, arriva mentre la fintech rafforza la propria scommessa sul software finanziario alimentato dall’intelligenza artificiale e sulle infrastrutture pensate per una fase in cui agenti digitali, wallet e sistemi di pagamento iniziano a convergere.
Il finanziamento è stato guidato da Addition, società di venture capital di New York, con la partecipazione di fondi e investitori tra cui Baillie Gifford, Hummingbird, QED Investors, T. Rowe Price, Washington University in St. Louis e Amex Ventures. Airwallex era stata valutata 8 miliardi di dollari dopo un round da 330 milioni chiuso a dicembre, anch’esso guidato da Addition: la nuova operazione sposta quindi l’asticella in un mercato fintech in cui crescita, margini e capacità tecnologica restano osservati con attenzione.
La società ha indicato anche numeri operativi in forte accelerazione. I ricavi annualizzati sono cresciuti del 74% su base annua, raggiungendo 1,3 miliardi di dollari a marzo, mentre il volume annualizzato delle transazioni è più che raddoppiato rispetto all’anno precedente. Un dato particolarmente rilevante per il modello commerciale è che oltre il 90% dei ricavi arriva da clienti che usano più di un prodotto Airwallex, segnale di una piattaforma che punta a espandere il rapporto con le imprese oltre il singolo servizio di pagamento.
I capitali saranno destinati ad accelerare lo sviluppo di prodotti nell’area della autonomous finance e del agentic commerce, ad ampliare la presenza regolamentare in nuovi mercati e a far crescere i team impegnati nel software finanziario AI-native di nuova generazione. La base di partenza è quella di una società che offre servizi di pagamento multivaluta a imprese globali, con clienti come McLaren, Qantas, Canva e Shein.
In parallelo al round, Airwallex ha annunciato due nuovi prodotti focalizzati sull’intelligenza artificiale. Il primo si chiama T:0 ed è una piattaforma AI-native progettata per automatizzare funzioni di finanza aziendale come contabilità, fiscalità, compliance e reporting. Il prodotto è attualmente in beta privata e potrebbe essere reso disponibile in modo più ampio nelle prossime settimane. Il secondo è Airi, un wallet consumer agentico che, nelle intenzioni dell’azienda, supporterà pagamenti delegati ad agenti, limiti di spesa, controlli sui permessi e saldi multivaluta.
La dimensione regolamentare resta centrale nella strategia. Airwallex afferma di aver ottenuto oltre 85 licenze tra Nord America, Europa, Medio Oriente e Asia-Pacifico, un perimetro che la società considera utile per sostenere l’economia agentica emergente. Il cofondatore e amministratore delegato Jack Zhang ha collegato il nuovo capitale all’infrastruttura costruita in dieci anni, citando licenze, integrazioni con reti locali e binari di regolamento come elementi necessari per il prossimo capitolo dell’azienda.
La prospettiva di una quotazione resta però più sfumata. Zhang ha indicato in una recente intervista che il nuovo finanziamento potrebbe consentire ad Airwallex di rimandare lo sbarco in Borsa, perché gli investimenti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale rendono i margini troppo volatili per procedere con una quotazione pubblica. Fondata in Australia nel 2015 e con sedi principali a San Francisco e Singapore, la società conta 27 uffici nel mondo, inclusi Shanghai, Pechino e Shenzhen, ed è sostenuta anche da investitori cinesi come Tencent e HongShan Capital.
Proprio i legami con la Cina hanno alimentato negli ultimi mesi un confronto acceso. A dicembre, l’investitore della Silicon Valley Keith Rabois, anche membro del board della fintech rivale Ramp, ha accusato Airwallex di rappresentare una via d’accesso cinese a dati americani sensibili. L’azienda ha respinto le accuse; Zhang le ha definite teorie cospirative infondate, sostenendo che i dati dei clienti americani sono conservati negli Stati Uniti e non accessibili al personale basato in Cina o a Hong Kong. La crescita nella finanza agentica passa quindi non solo da prodotti AI e nuovi capitali, ma anche dalla capacità di consolidare fiducia, licenze e governance dei dati.