L'intelligenza artificiale generativa si sta affermando come il principale motore degli investimenti IT nelle aziende sudcoreane, trainando una crescita dei budget tecnologici che segna un'inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti. Nonostante le turbolenze politiche ed economiche che hanno caratterizzato il 2025, con l'insediamento di un nuovo governo e le pressioni derivanti dalle negoziazioni commerciali guidate dagli Stati Uniti, la fiducia nel settore tecnologico mostra segnali incoraggianti. Un'indagine condotta da CIO Korea tra ottobre e novembre 2025, che ha coinvolto 884 professionisti IT provenienti da aziende di diverse dimensioni, rivela un quadro complesso ma sostanzialmente ottimista sul futuro dell'innovazione digitale nel paese asiatico.
Budget IT in espansione dopo anni di incertezza
Dopo aver toccato i livelli minimi nel 2024, i budget destinati alle tecnologie dell'informazione hanno ripreso a crescere nel 2025, e il trend si conferma per il 2026 con un distacco ancora più marcato rispetto alle riduzioni di spesa. Questa inversione di rotta trova la sua principale spiegazione nell'intelligenza artificiale generativa, che ha conquistato la prima posizione tra le aree di investimento tecnologico con il 63% delle preferenze. Si tratta di un balzo significativo: se nel 2020 l'AI seguiva a distanza il cloud computing, nel 2024 lo aveva superato per pochi decimali di punto, mentre ora domina incontrastata il panorama delle priorità aziendali.
Il cloud computing mantiene comunque una posizione solida al secondo posto con il 41,4%, mentre l'AI tradizionale e l'automazione si piazzano terze con il 40%. La cybersecurity e la protezione dei dati raccolgono il 37,3% delle preferenze, confermandosi come ambito strategico. Tecnologie che avevano suscitato curiosità nel 2025, come il quantum computing e gli asset digitali, non sono ancora riuscite a tradursi in investimenti concreti per la maggior parte delle imprese.
Quasi metà delle aziende guarda al futuro con fiducia
Il sentiment economico generale mostra un'evoluzione interessante. Il 45% degli intervistati esprime un'opinione ottimista sull'economia sudcoreana per il 2026, con il 39,7% che si dichiara "moderatamente ottimista" e il 5,3% "molto ottimista". Questo dato contrasta nettamente con le indagini degli anni precedenti, quando prevaleva il pessimismo. Solo il 30,9% mantiene una visione negativa, nonostante le previsioni di crescita economica rimangano modeste, attorno all'1,8-2,2% secondo le principali istituzioni internazionali.
Particolarmente significative sono le differenze settoriali: gli enti pubblici e il comparto educativo si distinguono con percentuali di ottimismo del 65,9% e 54,5% rispettivamente. Al contrario, i settori dei servizi, della distribuzione e delle telecomunicazioni mostrano maggiore cautela. Le dimensioni aziendali, invece, non sembrano influenzare significativamente l'atteggiamento verso il futuro economico.
Settanta aziende su cento hanno già abbracciato l'AI generativa
L'adozione dell'intelligenza artificiale generativa non è più un fenomeno di nicchia: il 53,9% delle aziende sudcoreane la utilizza già, con implementazioni che vanno dall'intero gruppo aziendale a specifici dipartimenti. Un ulteriore 15,8% si trova in fase di implementazione o di test pilota, portando al 70% la quota di imprese che stanno investendo concretamente in questa tecnologia. Solo il 2,4% dichiara di non avere alcun piano in merito.
La maturità nell'utilizzo varia considerevolmente. Il 42,9% delle aziende si colloca al secondo livello, utilizzando l'AI principalmente per generazione di contenuti, riassunti e ottimizzazione di compiti individuali. Tuttavia, un significativo 33% ha raggiunto stadi più avanzati: il 16,9% ha integrato i dati interni e creato portali aziendali dedicati, mentre il 16,1% ha sviluppato modelli linguistici proprietari o assistenti AI specifici. I settori che mostrano maggiore sofisticazione includono le telecomunicazioni (72,4% al terzo livello o superiore), i servizi IT, l'e-commerce e i media.
Risultati concreti per oltre la metà delle implementazioni
La questione del ritorno sull'investimento nell'AI generativa ha suscitato dibattiti internazionali, con alcuni studi – come quello del MIT – che hanno evidenziato come il 95% dei progetti non produca risultati significativi. L'indagine sudcoreana adotta un approccio più pragmatico, chiedendo alle aziende se i risultati corrispondano alle aspettative iniziali. Il quadro che emerge è di un "successo parziale ma sostanziale": il 58,3% esprime valutazioni positive, con il 41,4% che dichiara di aver ottenuto risultati in linea con le aspettative e il 17% che le ha superate.
Esiste tuttavia una correlazione diretta tra successo percepito e incremento dei budget: tra le aziende che hanno superato ampiamente le aspettative, ben il 71,4% ha aumentato il budget IT per l'anno successivo. Al contrario, tra quelle deluse dai risultati, solo il 32% ha incrementato gli stanziamenti. Questo suggerisce che l'AI generativa sta effettivamente guidando le decisioni di investimento, ma in modo selettivo, premiando le implementazioni di successo.
I dipartimenti IT al centro della strategia AI
L'espansione dell'intelligenza artificiale sta ridefinendo ruoli e responsabilità all'interno delle organizzazioni. Il 37,5% delle aziende affida ai Chief Information Officer e ai dipartimenti IT la guida dei progetti AI, seguiti dai Chief Technology Officer e dai team di ricerca e sviluppo (26%) e dalle divisioni specializzate in AI (23,9%). Complessivamente, circa il 90% della responsabilità ricade su strutture con competenze tecniche, mentre i dipartimenti operativi tradizionali mantengono un ruolo più marginale.
Questa centralità comporta trasformazioni profonde per le funzioni IT. Il 46,5% delle organizzazioni sta rafforzando le competenze in AI e dati, mentre il 45,2% sta ampliando l'automazione dei processi. Sul piano strutturale, il 37,1% ha creato team dedicati all'AI e il 31,5% sta espandendo il ruolo strategico dell'IT oltre la gestione dell'infrastruttura. Il 29,1% ha assegnato all'IT responsabilità per la qualità e la governance dell'AI, segnalando un'evoluzione da semplice fornitore di servizi a partner strategico del business.
Formazione interna come strategia principale per i talenti
La carenza di professionisti specializzati in AI rappresenta una sfida globale, e la Corea del Sud non fa eccezione. Le aziende stanno affrontando il problema con strategie molteplici – in media 2,5 iniziative per organizzazione – ma privilegiando nettamente la crescita interna. Il 62,6% punta sulla riqualificazione del personale esistente, mentre il 41,8% ha lanciato programmi interni di formazione specialistica. Il 34,8% sta lavorando per ampliare le competenze AI anche tra i non specialisti.
Il ricorso a risorse esterne resta significativo ma secondario: il 38,6% assume nuovi specialisti e il 31,5% collabora con consulenti o fornitori esterni. Considerando le difficoltà nel reperire talenti sul mercato, la strategia prevalente si può sintetizzare come "riqualificazione + formazione interna + democratizzazione degli strumenti AI", piuttosto che una caccia ai talenti esterni.
Fiducia condizionata nei risultati dell'intelligenza artificiale
L'affidabilità dell'AI generativa – con i rischi di "allucinazioni", bias e informazioni errate – rimane una preoccupazione centrale. Tuttavia, l'indagine rivela un atteggiamento pragmatico: il 48,3% si fida dei risultati dell'AI quanto di quelli prodotti da esseri umani, mentre il 13% esprime una fiducia ancora maggiore. D'altra parte, il 38,6% mantiene un livello di fiducia inferiore o molto basso, considerando l'AI uno strumento che richiede sempre supervisione umana.
Gli estremi sono rari: meno dell'1,3% non si fida affatto e solo lo 0,3% ha fiducia totale. La maggioranza si colloca in una zona di "fiducia condizionata". Un dato incoraggiante emerge confrontando questi risultati con il livello di maturità: le aziende più avanzate nell'implementazione mostrano circa il 55% di fiducia piena, mentre diminuisce la percentuale di chi si fida meno rispetto ai risultati umani. L'integrazione con i dati aziendali e nei flussi di lavoro sembra quindi migliorare concretamente l'affidabilità percepita.
Il divario tra aspettative manageriali e realtà operativa
Al di là delle sfide tecniche, l'adozione dell'AI solleva questioni culturali e organizzative. La difficoltà più citata – da un terzo degli intervistati – è il divario tra le aspettative della dirigenza e la realtà operativa. Questo gap è amplificato dalla relativa novità della tecnologia e dalla tendenza del mercato a enfatizzarne eccessivamente le potenzialità. Il problema si aggrava considerando che il 19,8% identifica come ostacolo la carenza di competenze pratiche tra chi dovrebbe utilizzare gli strumenti AI quotidianamente.
Altri elementi di frizione includono la mancanza di leadership chiara o di un dipartimento responsabile (13,2%) e criteri di valutazione dei risultati poco definiti (11,1%). Emergono differenze percettive in base al livello gerarchico: i dirigenti tendono a enfatizzare le lacune operative del personale, mentre i middle manager sottolineano maggiormente il disallineamento tra aspettative e possibilità concrete.
Le sfide immutabili: denaro e persone
Nonostante l'AI domini il dibattito tecnologico, le sfide strategiche fondamentali dell'IT restano invariate. Quando si chiede quali siano gli ostacoli principali per il 2026, il 43,3% indica i limiti di budget e investimenti, mentre il 40% segnala la carenza di talenti specializzati in AI e dati. Si tratta delle classiche problematiche che il settore IT affronta da sempre, con una nuova declinazione legata all'intelligenza artificiale.
Un elemento nuovo emerge con forza: l'incertezza nella misurazione dei risultati ottiene il terzo posto tra le preoccupazioni. Questo dato si collega alle difficoltà evidenziate in precedenza – aspettative non soddisfatte, criteri di valutazione vaghi – e riflette la pressione che le aziende sentono nel giustificare investimenti significativi in un contesto di entusiasmo generalizzato ma risultati non sempre chiari.
Le risposte strategiche che le aziende intendono adottare sono pragmatiche: accelerazione della trasformazione digitale centrata sull'AI (45,2%) e rafforzamento delle competenze con innovazione culturale (45,1%). Meno prevedibili, ma significativi, sono i 25% che puntano sul rafforzamento delle decisioni basate sui dati e il 15,4% che lavora sull'allineamento tra IT e obiettivi di business. Quest'ultimo aspetto suggerisce un passaggio graduale da investimenti "di immagine" a progetti con ROI verificabile.
Automazione intelligente e robotica fisica in prima linea
Guardando alle tecnologie emergenti che domineranno il 2026, l'automazione dei processi basata su AI conquista il primo posto nelle previsioni. Più sorprendente è la seconda posizione dell'AI fisica e robotica, che raccoglie il 40,6% delle indicazioni. L'interesse per questa tecnologia trascende il settore manifatturiero tradizionalmente associato alla robotica, estendendosi a comparti diversi con percentuali ancora più elevate.
Per quanto riguarda la leadership globale nell'AI, gli Stati Uniti mantengono una posizione dominante con il 57,6% delle preferenze, ma la Cina si conferma come alternativa credibile con il 18,7%. La Corea del Sud, pur beneficiando del "vantaggio casalingo" nell'indagine, raccoglie l'11,8%, con un ulteriore 9,8% che prevede uno scenario multipolare in cui anche il paese asiatico potrebbe ritagliarsi un ruolo significativo.
Il panorama che emerge dall'indagine descrive un ecosistema tecnologico sudcoreano in rapida trasformazione, dove l'intelligenza artificiale generativa sta effettivamente rimodellando priorità, strutture organizzative e strategie di investimento. Le sfide rimangono considerevoli – dalla misurazione dei risultati alla formazione del personale, dalla gestione delle aspettative alla costruzione di fiducia – ma la direzione appare chiara. Per le aziende che riusciranno a navigare con successo questa transizione, integrando l'AI nei processi core e sviluppando le competenze necessarie, si aprono opportunità competitive significative. Per le altre, il rischio è di trovarsi progressivamente distanziate in un mercato dove l'innovazione digitale diventa sempre più un fattore discriminante di successo.