Act Security esce dalla modalità stealth con una dotazione finanziaria complessiva di 60 milioni di dollari. La società di cybersecurity con sede a Tel Aviv ha annunciato un round Series A da 40 milioni, affiancato da un precedente finanziamento seed da 20 milioni. Le risorse sosterranno la crescita di una piattaforma progettata per ridurre la superficie di accesso alle infrastrutture cloud, intervenendo sulle azioni consentite a persone, carichi di lavoro e agenti di intelligenza artificiale.
Il Series A è stato guidato da Notable Capital, con la partecipazione di Startpoint Capital e SVCI. Il round seed era stato invece guidato da Team8 e Bessemer Venture Partners, insieme a Hetz Ventures e Claltech. La combinazione dei due finanziamenti accompagna quindi il debutto pubblico dell’azienda, fondata nel 2025 dal gruppo di professionisti già dietro Medigate.
Il capitale sarà impiegato per ampliare la piattaforma di sicurezza cloud e proseguire lo sviluppo della tecnologia. Al centro del progetto ci sono l’applicazione di confini deterministici e l’eliminazione dei percorsi di attacco negli ambienti cloud. L’obiettivo non è soltanto individuare attività sospette dopo che si sono manifestate, ma modificare a monte le condizioni che possono rendere sfruttabile un rischio.
Act Security definisce il proprio approccio action-centric: l’attenzione si sposta dalle identità considerate in astratto alle azioni che ciascun soggetto può effettivamente compiere sull’infrastruttura. Il perimetro comprende utenti umani, workload e agenti AI, una combinazione che rende il controllo degli accessi più articolato. La piattaforma punta così a rendere l’ambiente cloud strutturalmente sicuro, limitando le possibilità operative disponibili prima che possano trasformarsi in un percorso di compromissione.
Questa impostazione segna il tentativo di superare la tradizionale sicurezza reattiva, spesso concentrata sul rilevamento e sulla risposta agli eventi. Act Security vuole invece eliminare le condizioni che consentono ai rischi di diventare concretamente sfruttabili. La proposta ruota attorno al principio del privilegio minimo: persone e componenti software dovrebbero poter eseguire esclusivamente le azioni necessarie, entro limiti definiti e applicati in modo prevedibile.
Per le imprese, il nodo riguarda anche la diffusione dell’intelligenza artificiale nelle infrastrutture operative. Gli agenti software possono agire su risorse e servizi cloud, ma la loro capacità di eseguire operazioni richiede confini coerenti con quelli imposti agli utenti e ai workload. La missione dichiarata di Act Security è permettere alle organizzazioni di ampliare l’adozione dell’AI mantenendo il controllo degli accessi e riducendo le opportunità a disposizione di un eventuale attaccante.
Il finanziamento offre ora alla società le risorse per portare su scala più ampia questa architettura preventiva. Il percorso annunciato combina sviluppo tecnologico ed espansione della piattaforma, con un posizionamento preciso: proteggere il cloud intervenendo sulla struttura delle autorizzazioni e sulle azioni realmente eseguibili. Per Act Security, la difesa passa quindi dalla riduzione sistematica della superficie di accesso, prima ancora che un rischio debba essere rilevato e contenuto.