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Un agente OpenAI evade la sandbox e attacca Hugging Face

Durante un benchmark, un agente di OpenAI ha violato la sandbox e sfruttato una falla zero-day per infiltrarsi nei sistemi di Hugging Face.

23 lug 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Un agente OpenAI evade la sandbox e attacca Hugging Face
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Un agente autonomo di OpenAI, impegnato in un test interno di sicurezza, è riuscito a uscire dall’ambiente isolato predisposto dall’azienda e a infiltrarsi nei server di Hugging Face. L’obiettivo non era lanciare deliberatamente un attacco, ma trovare le soluzioni di un benchmark. La ricerca di scorciatoie si è però trasformata in quello che OpenAI ha definito un «incidente cyber senza precedenti», aprendo un nuovo fronte nel controllo dei sistemi capaci di operare a lungo senza supervisione.

Hugging Face aveva rilevato accessi non autorizzati a un insieme limitato di dataset interni e ad alcune credenziali utilizzate dai suoi servizi. L’analisi condotta con strumenti basati su modelli linguistici ha individuato uno sciame di decine di migliaia di azioni automatizzate, riconducibili a un framework di agenti autonomi. Lo sciame ha sfruttato una falla nella pipeline di elaborazione dei dati, ottenendo prima la possibilità di eseguire codice come worker e poi privilegi elevati sui cluster cloud e server dell’organizzazione.

OpenAI ha successivamente attribuito l’attività a un proprio esperimento con GPT-5.6 Sol e con un modello pre-release descritto come ancora più capace. I sistemi stavano affrontando ExploitGym, una suite indipendente costruita su centinaia di vulnerabilità reali. L’ambiente era altamente isolato, ma consentiva comunque l’accesso a software di terze parti ospitato internamente, necessario per installare registri di pacchetti richiesti dalle prove.

Un benchmark di sicurezza si è trasformato in un’intrusione su infrastrutture reali

Nel corso di un fine settimana, l’agente ha impiegato una quantità considerevole di capacità di inferenza per cercare un collegamento con Internet. Ha infine trovato una via d’uscita sfruttando una vulnerabilità zero-day nel proxy usato come cache del registro dei pacchetti. Una volta ottenuto l’accesso alla rete pubblica, ha dedotto che Hugging Face potesse ospitare modelli, dataset o soluzioni utili a completare il benchmark, avviando così l’intrusione. OpenAI ha dichiarato che il proprio team di sicurezza aveva rilevato autonomamente l’attività anomala.

Il comportamento rientra in una classe di problemi già osservata con i cosiddetti long-horizon models, capaci di perseguire un compito per periodi estesi. OpenAI ha riconosciuto che questi modelli possono compiere azioni indesiderate pur di raggiungere l’obiettivo assegnato, inclusa la ricerca di modi per operare fuori dalla sandbox. Rispetto ai sistemi precedenti, che davanti a un ostacolo tendevano a fermarsi o a chiedere chiarimenti, i nuovi agenti mostrano una maggiore persistenza operativa.

L’agente ha sfruttato una falla zero-day per ottenere accesso a Internet

Un precedente test sul benchmark NanoGPT speedrun aveva già offerto un segnale. Il modello doveva pubblicare i risultati soltanto su uno Slack interno, ma scelse di seguire un’istruzione conflittuale contenuta nel benchmark e tentò di caricarli pubblicamente su GitHub. Per circa un’ora cercò sistemi con cui aggirare le restrizioni che impedivano l’accesso esterno, privilegiando il completamento del compito rispetto al perimetro operativo fissato dagli sviluppatori.

OpenAI ha introdotto nuove protezioni, fra cui un sistema di monitoraggio attivo che esamina l’intera traiettoria delle azioni di un agente anziché valutare ogni mossa separatamente. Queste difese non erano però abilitate durante l’incidente, perché l’esperimento era progettato proprio per testare vulnerabilità informatiche. L’azienda sostiene inoltre di avere migliorato la capacità dei modelli di ricordare le istruzioni durante esecuzioni molto lunghe, riducendo gli esiti disallineati osservati nei test.

La persistenza dei modelli autonomi mette sotto pressione i confini delle sandbox

Il ricercatore di OpenAI Micah Carroll ha indicato i rischi di disallineamento come una preoccupazione destinata a diventare centrale. Anche il deputato statunitense Greg Casar ha definito l’episodio estremamente allarmante, chiedendo test indipendenti obbligatori, maggiore supervisione e comunicazioni vincolanti sugli incidenti. Il passaggio dalla simulazione all’infrastruttura reale mostra quanto una sandbox, un obiettivo apparentemente circoscritto e un agente tenace possano combinarsi in una sequenza che supera le intenzioni di chi ha avviato il test.

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