Bhavin Turakhia punta 30 milioni di dollari di capitale personale su Neo, una nuova piattaforma enterprise costruita per competere nell’area più contesa del software per il lavoro: quella in cui documenti, gestione dei progetti, archiviazione e intelligenza artificiale convergono in un unico ambiente operativo. L’imprenditore indiano, 46 anni, parte da una convinzione netta: i software nati prima dell’era dell’AI generativa non possono limitarsi ad aggiungere chatbot in superficie, ma devono essere ripensati dalla base.
La scommessa è coerente con il profilo di Turakhia, che negli ultimi due decenni ha cofondato aziende come Directi, Radix, Titan e la società di software bancario Zeta, spesso finanziandole inizialmente con risorse proprie prima di aprire a investitori esterni. Con Neo sta seguendo lo stesso schema, scegliendo il bootstrap per sostenere un progetto che considera legato a un passaggio tecnologico strutturale.
La piattaforma è stata lanciata internamente in aprile e riunisce in un solo prodotto project management, documenti, file storage e AI. L’obiettivo dichiarato è trasformare l’intelligenza artificiale in un partecipante attivo del lavoro quotidiano, non in un assistente separato da consultare a parte. In questa lettura, la produttività aziendale non passa solo da strumenti più intelligenti, ma da flussi di lavoro progettati perché l’AI sia presente nel contesto operativo in cui decisioni, materiali e attività vengono creati.
Turakhia sostiene che molti incumbent partano da uno svantaggio strutturale quando provano a integrare l’AI in prodotti concepiti prima della generative AI. Neo, al contrario, viene presentata come una piattaforma AI-first e model-agnostic: le imprese possono cambiare modello di intelligenza artificiale senza essere vincolate a un unico provider. Per le aziende, questo punto può pesare nella gestione dei costi, della compliance e della dipendenza tecnologica, soprattutto mentre i reparti IT cercano architetture più flessibili.
La competizione, però, è già affollata. Microsoft, Google e Salesforce stanno incorporando funzionalità AI nei rispettivi software per il lavoro, mentre grandi laboratori come Anthropic e OpenAI, insieme a società di produttività come Notion e Superhuman, corrono per ridefinire il modo in cui le imprese usano l’intelligenza artificiale nei workflow quotidiani. Nello stesso spazio si muovono anche altre iniziative enterprise, come 8090 di Chamath Palihapitiya, avviata con capitale proprio prima di un round da 135 milioni di dollari.
La tesi di Turakhia è che il software enterprise non sia un mercato winner-takes-all. Anche una quota limitata della spesa globale in AI aziendale, nell’ordine del 2%–5%, potrebbe generare un’azienda più grande di quelle costruite finora dall’imprenditore. È una valutazione che spiega perché Neo non venga proposta come semplice suite alternativa, ma come tentativo di occupare una nuova categoria: un ambiente di lavoro in cui la produttività non è separata dall’automazione intelligente.
Negli ultimi mesi Neo è stata usata internamente nelle società di Turakhia, inclusa Zeta. Il rollout verso aziende di medie dimensioni è previsto nei prossimi mesi, con un primo target composto da knowledge worker in tecnologia, consulenza e servizi professionali. La startup, basata a Bengaluru, conta oggi circa 45 persone, tra cui 18 ingegneri, e punta ad arrivare a circa 100 dipendenti entro fine anno, concentrando le assunzioni su AI e sviluppo software.
Un altro elemento della scommessa riguarda il modo in cui Neo è stata costruita. Turakhia afferma che la piattaforma iniziale è stata sviluppata in tre mesi usando estesamente l’AI nel processo di sviluppo, un lavoro che prima dell’AI generativa avrebbe richiesto più di un anno e un team di engineering molto più ampio. La sfida ora si sposta dall’efficienza di costruzione all’adozione: convincere le imprese che un ambiente di lavoro ridisegnato per l’AI possa sostituire strumenti consolidati, non soltanto affiancarli.