“Rubberz”, il nuovo singolo di Fenix Flexin, ha raggiunto il 58° posto della Billboard Hot 100. Il successo solista del componente degli Shoreline Mafia è stato però accompagnato quasi subito da un interrogativo: il brano è stato composto e registrato da persone oppure nasce, almeno in parte, da strumenti di intelligenza artificiale generativa? Il rapper ha respinto le accuse, senza tuttavia fornire elementi capaci di chiudere la discussione.
Il primo fattore ad aver alimentato i sospetti è il netto cambio di stile. Fenix Flexin è associato soprattutto a un rap della West Coast influenzato dalla trap, mentre “Rubberz” guarda al synth pop britannico degli anni Ottanta. La melodia vocale richiama Morrissey e il cantante adotta persino un accento inglese artefatto. Una svolta artistica non dimostra naturalmente l’impiego dell’AI, ma ha spinto ascoltatori e addetti ai lavori a esaminare più attentamente la registrazione.
Nell’audio emergono artefatti spesso associati alla musica generata dall’AI: hi-hat fragili, cori simili a un MP3 a basso bitrate e code di riverbero che si interrompono bruscamente. Il songwriter e co-conduttore di Switched on Pop Charlie Harding ha indicato anche cori fantasma che appaiono e scompaiono senza logica e una batteria caratterizzata da degradazioni digitali. Harding collega questi difetti all’addestramento di alcuni modelli generativi su file MP3 di bassa qualità e materiale protetto non autorizzato.
I rilevatori automatici applicati direttamente alla canzone non hanno però prodotto una prova definitiva. Cinque strumenti hanno stimato soltanto tra il 20% e il 30% di probabilità che il pezzo fosse generato o assistito dall’AI. Questi sistemi avanzano inoltre più lentamente dei modelli musicali che dovrebbero riconoscere, con il rischio di lasciare senza risposta proprio i contenuti prodotti dalle tecnologie più recenti.
Risultati molto più netti sono arrivati dai materiali che accompagnano il singolo. La copertina e un post celebrativo sono stati classificati da più rilevatori di immagini come contenuti artificiali con una certezza superiore al 97%. Anche diversi detector testuali e Gemini hanno giudicato probabilmente artificiali i versi. Il produttore e YouTuber Curtiss King li ha sottoposti a Claude, ottenendo a sua volta l’indicazione di molteplici segnali compatibili con una scrittura automatica.
I dubbi riguardano soprattutto la costruzione del testo: rime semplici disposte secondo uno schema AA, BB, assenza di rime interne o imperfette e immagini che non sviluppano una narrazione coerente. Anche l’interpretazione presenta passaggi insoliti. La terza strofa sembra fermarsi a metà pensiero, mentre Harding descrive il flusso come privo di continuità e la frase che contiene il titolo come scandita sulle sillabe sbagliate, con una sincope innaturale.
Le esibizioni pubbliche non hanno dissipato le perplessità. Nelle prime apparizioni in studio Fenix Flexin ha eseguito un lip-sync incerto; in altri filmati non è riuscito a riprodurre l’estensione vocale e l’accento presenti nel disco. Le tracce originali sono rimaste spesso alte nel mix, mentre la sua voce dal vivo era quasi impercettibile. L’artista ha attribuito la distanza al trattamento vocale e ad AutoTune, spiegazione contestata da Harding, King e Anthony Fantano: la correzione dell’intonazione può trasformare il timbro, ma non crea automaticamente un’estensione vocale o un accento.
Fenix Flexin ha infine pubblicato clip che mostrerebbero sessioni di Pro Tools, materiale che da solo non permette di ricostruire l’origine del brano. Senza registrazioni originali e file di progetto completi, l’ipotesi dell’AI resta non dimostrata ma neppure archiviata. Il caso mostra così il limite attuale della verifica musicale: gli indizi possono accumularsi tra audio, testi, immagini e performance, mentre l’attribuzione certa richiede una provenienza documentata e trasparente.