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Paramount promette 30 film l'anno dopo la fusione con WBD

L’accordo con 12 Stati avvicina la fusione da 110 miliardi tra Paramount e WBD, imponendo più film, investimenti negli USA e sanzioni in caso di inadempienza.

23 set 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Paramount promette 30 film l'anno dopo la fusione con WBD
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Paramount si è impegnata a distribuire almeno 30 film all’anno dopo la fusione con Warner Bros. Discovery, operazione da 110 miliardi di dollari ora più vicina al traguardo grazie all’accordo raggiunto con i 12 Stati che avevano promosso un’azione legale per bloccarla. Tra gli impegni assunti figura anche una spesa aggiuntiva di almeno 300 milioni di dollari per progetti cinematografici e televisivi prodotti negli Stati Uniti. Gli obiettivi puntano a preservare la capacità produttiva di Hollywood, ma richiederanno al futuro gruppo un ritmo nettamente superiore a quello mantenuto finora dai due studi.

Il procuratore generale della California Rob Bonta ha spiegato che l’intesa è stata costruita per garantire continuità alla produzione cinematografica nazionale e tutelare i lavoratori, sia creativi sia tecnici. Una fusione di queste dimensioni può tuttavia generare sovrapposizioni organizzative e conseguenti tagli. Anche SAG-AFTRA ha accolto l’accordo: il presidente Sean Astin e il capo negoziatore Duncan Crabtree-Ireland hanno ringraziato Bonta, definendo le condizioni concordate «gli standard minimi che i nostri datori di lavoro devono rispettare».

L’acquisizione non è ancora stata formalmente completata e le protezioni previste dall’intesa avranno una durata limitata a cinque anni. Nei primi due esercizi, il gruppo Paramount-WBD dovrà distribuire 30 film ogni anno. Per ciascun titolo mancante scatterà un versamento di 30 milioni di dollari nei fondi sanitari e pensionistici amministrati dai principali sindacati di Hollywood. Il meccanismo trasforma la promessa produttiva in un obbligo economico misurabile, con un costo potenzialmente elevato in caso di mancato raggiungimento della quota.

Paramount-WBD dovrà distribuire almeno 30 film all’anno nei primi due esercizi

Dal terzo al quinto anno l’asticella salirà ulteriormente, fino a 32 film all’anno. La violazione di uno qualsiasi degli obblighi nell’arco del quinquennio comporterebbe inoltre la vendita della partecipazione del 49% in Miramax Studios a un concorrente. La combinazione tra sanzioni finanziarie e possibile cessione introduce vincoli concreti, pur lasciando al nuovo gruppo un ampio margine nella scelta dei titoli con cui raggiungere il volume richiesto.

I dati sulle uscite recenti mostrano la distanza tra l’impegno e le prestazioni dei due studi considerati separatamente. Negli ultimi sei anni, includendo i progetti programmati per il 2026, Paramount ha distribuito in media 15 film all’anno, mentre WBD si è fermata a 17. Anche mantenendo i calendari già annunciati per il 2027 e 2028, la società risultante dalla fusione dovrebbe aggiungere diversi progetti per evitare penalità multimilionarie. Il confronto puramente numerico suggerisce una capacità complessiva sufficiente, ma presuppone che le due filiere continuino a operare senza rallentamenti durante l’integrazione.

Ogni film mancante può costare al gruppo 30 milioni di dollari

L’accordo, però, impone una quota di distribuzione e non obbliga Paramount-WBD a produrre internamente tutte le opere necessarie. Il gruppo potrebbe quindi acquistare film realizzati da società indipendenti e portarli sul mercato con il proprio marchio, raggiungendo il traguardo senza ampliare nella stessa misura l’attività dei team direttamente collegati agli studi. Un’altra strada sarebbe finanziare una nuova ondata di produzioni originali, anche di dimensioni contenute: soltanto il 20% dei titoli deve infatti avere un budget superiore a 50 milioni di dollari.

Solo il 20% dei titoli dovrà superare 50 milioni di budget

La promessa del CEO David Ellison poggia così sulla capacità di integrare due grandi apparati produttivi e, di fatto, raddoppiare il volume abituale di Paramount. Il gruppo potrà aumentare le produzioni interne oppure affidarsi in misura maggiore alle acquisizioni e alla distribuzione di opere esterne. Dopo la scadenza delle garanzie, il nuovo studio non sarà più vincolato dalle quote definite nell’accordo: i primi cinque anni determineranno quindi se l’espansione produrrà una crescita stabile dell’offerta cinematografica o soprattutto il rispetto formale delle soglie concordate.

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