Oracle potrebbe affrontare costi finanziari superiori a 100 milioni di dollari l’anno per garantire gli impegni energetici legati al grande campus di data center che sta sviluppando in Wisconsin insieme a Vantage e OpenAI. Il progetto, denominato Lighthouse Campus e previsto a Port Washington, dovrebbe richiedere quasi 1 gigawatt di potenza, una scala che impone garanzie particolarmente robuste per evitare che gli oneri dell’infrastruttura ricadano sugli altri clienti della rete.
La Public Service Commission del Wisconsin ha rifiutato di riaprire o modificare una precedente decisione sulle condizioni tariffarie applicabili al campus. Ad aprile il regolatore aveva esaminato la richiesta della utility locale We Energies relativa allo status di Very Large Customer e a una tariffa costruita su misura. Tra le modifiche introdotte figurava una protezione contro il trasferimento dei costi di trasmissione dai clienti dei data center agli utenti esistenti.
In una dichiarazione giurata allegata alla richiesta congiunta di riesame, Oracle ha spiegato che le condizioni attuali la obbligherebbero a fornire una garanzia attraverso un deposito in contanti oppure una lettera di credito. Sulla base delle proiezioni dell’azienda, l’importo potrebbe superare i 7 miliardi di dollari, generando un costo annuale oltre la soglia dei 100 milioni. La questione non riguarda quindi il consumo elettrico in sé, ma il prezzo necessario per assicurare finanziariamente quegli impegni.
Per ottenere un’esenzione, Oracle dovrebbe superare diversi test, compreso il mantenimento di un rating minimo A- da S&P e A3 da Moody’s. Al momento della decisione della commissione, S&P assegnava al gruppo un giudizio BBB, poi ridotto a BBB- all’inizio di luglio. Il deterioramento del merito creditizio restringe così il percorso verso l’esenzione e rende più concreta la prospettiva di dover immobilizzare capacità finanziaria a sostegno del progetto.
Nella valutazione di S&P pesa anche l’esposizione verso OpenAI, alla quale l’agenzia attribuisce circa metà dei 638 miliardi di dollari di remaining performance obligations di Oracle. La capacità della società di AI di rispettare gli impegni e raccogliere capitali dipenderebbe dalla continuità della domanda e dalla leadership commerciale dei suoi modelli. Un mancato pagamento potrebbe lasciare Oracle con grandi contratti di locazione per data center difficili da sciogliere o da riaffittare alle stesse condizioni.
Oracle ha nel frattempo aumentato a 10 miliardi di dollari la propria linea di credito impegnata, fornita da un consorzio bancario che comprende Bank of America e JPMorgan Chase. Il gruppo ha inoltre raccolto debito per finanziare il programma di costruzione dei data center, mentre registra un free cash flow negativo. La combinazione tra investimenti accelerati, garanzie energetiche e concentrazione dei contratti amplifica la pressione finanziaria della corsa alle infrastrutture AI.
Le dimensioni del piano emergono dalle nuove stime: la guidance di Oracle per le spese in conto capitale dell’esercizio fiscale 2027 è salita a 90-95 miliardi di dollari, rispetto alla precedente previsione di 60 miliardi. Per lo stesso periodo, iniziato a giugno, S&P prevede un flusso di cassa operativo libero negativo per 42 miliardi di dollari, contro una precedente stima negativa per 24 miliardi. Il costo delle garanzie del Wisconsin si inserisce dunque in un ciclo di investimenti già molto oneroso.
Oracle sostiene di voler pagare integralmente la propria quota per l’energia e fornire garanzie sufficienti a eliminare rischi per gli utenti del Wisconsin. Secondo l’azienda, la proposta di We Energies offre collaterale pari al 100% degli obblighi contrattuali e mantiene un percorso commercialmente sostenibile per l’investimento. Il regolatore resta però fermo sulla tutela dei clienti esistenti e sulla trasparenza: il confronto mostra quanto la disponibilità di capitale e di energia sia ormai intrecciata alla costruzione dei grandi campus per l’AI.