OpenAI, la società americana di intelligenza artificiale tra le più capitalizzate al mondo, ha depositato in forma riservata presso la Securities and Exchange Commission (SEC) statunitense un prospetto S-1, il documento preliminare obbligatorio per avviare un'offerta pubblica iniziale (IPO). L'annuncio, diffuso lunedì 8 giugno 2026, è stato anticipato dalla stessa azienda per prevenire fughe di notizie, in un settore dove le indiscrezioni finanziarie circolano rapidamente.
Il deposito avviene in un momento di eccezionale tensione competitiva nel mercato dell'intelligenza artificiale. OpenAI, Anthropic e SpaceX — quest'ultima di Elon Musk — sono attese tra le più grandi quotazioni borsistiche della storia recente, secondo quanto riportato il 1° giugno. Solo una settimana prima, anche Anthropic aveva comunicato di aver depositato in forma riservata la propria documentazione alla SEC, precisando che l'offerta pubblica sarebbe dipesa dalle condizioni di mercato e dal completamento della revisione regolamentare.
Per comprendere la portata finanziaria di questa operazione, è necessario partire dalla valutazione raggiunta da OpenAI nel marzo 2026: 852 miliardi di dollari, ottenuta nell'ambito di un round di finanziamento da 122 miliardi di dollari. Una cifra che colloca la società in una categoria a sé nel panorama delle aziende private globali, ben al di sopra di realtà consolidate quotate sui mercati pubblici.
Sul fronte dei ricavi, la società dichiarava al momento del round di marzo un fatturato mensile di 2 miliardi di dollari, rispetto a 1 miliardo per trimestre registrato a fine 2024. Si tratta di una crescita che, se confermata da dati verificabili in un prospetto pubblico, risulterebbe effettivamente senza precedenti nel settore tecnologico, anche se va considerato che tali cifre provengono da comunicazioni aziendali non ancora sottoposte alla verifica contabile richiesta per una quotazione.
Nonostante la disponibilità di liquidità significativa, la Chief Financial Officer Sarah Friar ha dichiarato il 15 maggio di non escludere ulteriori raccolte di capitale, motivandole con la necessità di acquisire capacità computazionale (compute) per far fronte alla domanda crescente. "Non sono contraria a raccogliere altro capitale, anche se attualmente quei 122 miliardi ci offrono molta flessibilità", ha affermato Friar, segnalando un fabbisogno strutturale di investimenti che potrebbe ridurre i margini futuri nonostante la crescita del fatturato.
La cautela sulla tempistica è un elemento rivelatore. La stessa società ha ammesso che alcune operazioni strategiche risultano più agevoli fuori dai mercati pubblici, dove le pressioni trimestrali degli investitori istituzionali e l'obbligo di trasparenza limitano la libertà di manovra. Questo punto solleva interrogativi legittimi su quali attività — acquisizioni, accordi con governi, ristrutturazioni societarie — la società intenda completare prima di sottoporsi allo scrutinio dei mercati.
Sul piano regolamentare europeo, un'eventuale quotazione di OpenAI nelle borse statunitensi non esime la società dagli obblighi previsti dall'AI Act dell'Unione Europea, entrato progressivamente in vigore, né dalle implicazioni del GDPR per le operazioni condotte nei mercati del Vecchio Continente. Il dibattito pubblico sulla governance dei sistemi di intelligenza artificiale avanzata rimane aperto sia a Bruxelles che a Washington.
Resta da chiedersi se una quotazione pubblica di questa portata serva effettivamente agli interessi di lungo periodo di un'azienda che opera su orizzonti temporali decennali, o se rappresenti piuttosto uno strumento per consentire exit agli investitori dei round precedenti, scaricando sui mercati pubblici il rischio di un settore ancora privo di redditività consolidata e soggetto a trasformazioni strutturali rapide e imprevedibili.